L’Espresso e la copertina del colono israeliano: lo scatto è vero, ma sui social scatta l’AIpocondria

La copertina de L’Espresso del 10 aprile 2026 è diventata il bersaglio dell’AIpocondria, il sospetto sistematico che trasforma un contenuto in un presunto falso generato dall’intelligenza artificiale. L’immagine mostra un uomo israeliano armato, con il ghigno e le peót (i riccioli laterali portati dagli ebrei ortodossi), che inquadra col cellulare una donna palestinese è rimbalzata sui social come un caso di manipolazione digitale. Di fatto, la foto è autentica. L’uomo e la donna ritratti esistono e la scena è stata vista da più testimoni internazionali nel corso degli ultimi mesi.
Perché la copertina è finita nel mirino?
A innescare il caso sono state le critiche dell’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, che ha condannato in un post su X la copertina definendola manipolatoria. Pur senza lanciare accuse dirette sull’origine tecnologica dello scatto, la sua presa di posizione ha aperto involontariamente un varco in cui si è infilata la polarizzazione della rete nell’area pro Israele. Alla domanda specifica da parte di Barak Ravid, corrispondente per Axios, sulla possibilità che l’immagine fosse generata dall’intelligenza artificiale, Peled ha risposto con un cauto «Hard to prove».

Il sospetto è diventato virale. Diversi utenti sui social sono intervenuti indicando presunti indizi di una generazione artificiale. Parallelamente, molti lettori hanno scritto direttamente a Open chiedendo una verifica sulla veridicità dello scatto.

Inoltre, il cortocircuito è stato alimentato dai cosiddetti “rilevatori di AI” online e interrogando le stesse Intelligenze Artificiali, come ChatGPT o Grok. Come abbiamo riscontrato in passato, tali strumenti spesso restituiscono falsi positivi.

L’arma dell’AIpocondria: da Netanyahu a L’Espresso
Il caso rivela una dinamica ricorrente che a Open definiamo AIpocondria, ovvero il riflesso cognitivo che porta a negare la realtà quando questa risulta scomoda. Nel recente passato, il sospetto ha alimentato le teorie del complotto sui video di Benjamin Netanyahu, accusato dai detrattori di essere un “deepfake”, questa volta la polarizzazione si è invertita. A gridare al falso AI sono stati gli utenti pro-Israele, nel tentativo di delegittimare un documento che testimonia le tensioni in Cisgiordania.
La descrizione del settimanale
Nel presentare l’immagine, intitolata “L’abuso“, la redazione de L’Espresso descrive così la scena: «Un uomo con kippah e peyot, i riccioli degli ebrei ortodossi, inquadra con il cellulare una donna che indossa un hijab in tessuto fantasia. Lui è un israeliano armato, lei una ragazza palestinese. Ma più che lo scontro di religioni o di civiltà, a colpire chi guarda “L’abuso” denunciato dalla copertina del nuovo numero de L’Espresso è la disumanità del ghigno sul volto del colono, mentre inquadra soddisfatto con il suo cellulare la ragazza araba dal volto addolorato, una delle vittime delle scorrerie sempre più frequenti in Cisgiordania».
La foto di Pietro Masturzo in Cisgiordania
I fatti smentiscono qualsiasi ipotesi di generazione artificiale. Lo scatto è stato realizzato dal fotografo Pietro Masturzo e risale all’ottobre 2025, durante un reportage sui territori occupati. Lo stesso uomo armato compare in altri scatti realizzati da diversi reporter presenti sul posto. La scena non è affatto nuova neanche in Italia. Una fotografia che raffigura lo stesso colono israeliano risulta pubblicata da Repubblica il 24 dicembre 2025. A livello internazionale, invece, la foto risulta pubblicata dal New York Times.

La smentita dell’autore: «È realtà»
Sul caso è intervenuto lo stesso Masturzo con un video su Instagram: «Ebbene NO, la foto in questione non è frutto di Intelligenza Artificiale!».

Il fotografo ha ricostruito i dettagli della giornata nel villaggio di Idhna, vicino Hebron, durante il primo giorno della raccolta delle olive. Masturzo ha descritto il comportamento dell’uomo ritratto, spiegando che «mimava il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie».
Foto di copertina: tratta da L’Espresso.
