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La crisi del carburante mette a terra i primi voli: da Lufthansa a Klm, ecco come si stanno muovendo le compagnie aeree

19 Aprile 2026 - 13:06 Bruno Gaetani
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La tanto temuta carenza di approvvigionamento non è ancora arrivata, ma i rincari del jet fuel stanno spingendo i vettori a ridurre gli aerei su alcune tratte

Una delle conseguenze più temute della guerra in Medio Oriente sta diventando realtà. La crisi del carburante per aerei, causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta costringendo le principali compagnie aeree europee a ridurre i voli. La carenza vera e propria ancora non si è verificata, ma le tensioni geopolitiche innescate dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno fatto raddoppiare i prezzi del jet fuel, il carburante per aerei, nel giro di un mese e mezzo. Questi rincari, uniti ai timori per un’imminente carenza di approvvigionamento, sta spingendo i vettori aeree a tenere a terra gli aerei più vecchi e meno efficienti.

Lufthansa riduce la flotta

Lo racconta un articolo di Politico, secondo cui Lufthansa ha annunciato il ritiro dal servizio l’intera flotta di 27 aerei della sua controllata CityLine entro la fine di questo fine settimana. Il gruppo aveva già annunciato la graduale eliminazione della flotta nel 2024, ma «l’attuale crisi ci sta costringendo ad attuare questa misura prima del previsto», ha spiegato il direttore finanziario, Till Streichert. CityLine serve principalmente gli aeroporti di Francoforte e Monaco, collegandoli a diverse destinazioni europee, tra cui Napoli. Oltre a mettere a terra gli aerei di CityLine, Lufthansa ha annunciato una riduzione complessiva della flotta di circa 38 aerei.

Klm taglia i voli da e per Amsterdam

Il problema è che Lufthansa non è l’unica compagnia aerea colpita dalla crisi. Poco dopo l’annuncio del vettore tedesco, Klm ha dichiarato che «opererà 80 voli di andata e ritorno in meno da e per l’aeroporto di [Amsterdam] Schiphol» nel mese di maggio. La compagnia aerea olandese, parte del gruppo Air France-KLM, ha precisato che i tagli interesseranno le rotte con più voli giornalieri, come Londra e Düsseldorf, e rappresenteranno meno dell’1% dei suoi voli europei per quel mese. 

L’impatto sul turismo e i timori in vista dell’estate

Oltre ai timori di uno stop del trasporto aereo, c’è un altra prospettiva che preoccupa gli operatori del turismo: il probabile calo di presenze dall’Asia e dagli Stati Uniti per la prossima estate. A suonare l’allarme è stato Bernabò Bocca, fresco di riconferma alla guida di Federalberghi, che ieri ha detto: «Su maggio e giugno, siamo già in ritardo rispetto all’anno scorso. Tutti dicono che c’è ancora tempo per recuperare, però il novantesimo minuto della partita si sta avvicinando». A meno di una pace veloce e duratura, a cancellare le vacanze in Europa non saranno solo i ricchi turisti americani, ma anche quelli provenienti dall’Asia, che spesso sono costretti a fare scalo proprio in Medio Oriente.

Foto copertina: EPA/Christopher Neundorf

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