Teheran «ha respinto» il secondo round di colloqui a Islamabad. Trump: «Cargo iraniano in nostra custodia, ha cercato di superare il blocco» – La diretta

L’illusione di una distensione è durata solo poche ore. Dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz seguita al cessate il fuoco tra Usa e Libano, il braccio di ferro tra Washington e Teheran è tornato a farsi serrato. A innescare il nuovo strappo è stata la fermezza di Donald Trump: il blocco dei porti iraniani, in vigore dal 13 aprile per tutte le navi da e per l’Iran, non si tocca. Una linea rossa invalicabile per Teheran che, per tutta risposta, ha deciso di sigillare nuovamente il passaggio strategico. Il fronte diplomatico intanto vede da una parte il leader iraniano Ghalibaf che gela le speranze di una soluzione rapida affermando che «l’accordo è ancora lontano»; dall’altra, il presidente Usa che lancia un monito durissimo: «Non potete ricattarci». In questo scenario, l’Italia mantiene una linea di estrema prudenza: la premier Giorgia Meloni ha confermato la disponibilità di Roma a garantire la sicurezza della navigazione, ma solo a patto che venga consolidato il cessate il fuoco e dopo il necessario passaggio parlamentare. A rendere il quadro ancora più drammatico è la violazione della tregua in Libano. Un attacco contro il contingente Unifil è costato la vita a un soldato francese, mentre altri tre sono rimasti feriti. Hezbollah nega ogni responsabilità.
Trump: «Nave iraniana sotto la custodia Usa, ha cercato di superare il blocco»
Axios: «L'Iran sospetta che il negoziato sia una trappola per un attacco a sorpresa»
Media Iran: «Teheran ha respinto il secondo round di colloqui»
Fonti Pasdaran: «L'Iran non andrà ai colloqui finché resta blocco Usa»
Katz: «Useremo tutta la forza in Libano contro ogni minaccia a soldati»
Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che l’Idf ha ricevuto ordine di ricorrere alla «piena forza» in Libano, anche durante l’attuale cessate il fuoco, in caso le truppe israeliane dovessero trovarsi di fronte a qualsiasi minaccia. «Abbiamo ordinato all’Idf di agire con la piena forza, anche durante il cessate il fuoco, per fronteggiare qualsiasi minaccia», ha dichiarato Katz durante un evento in Cisgiordania, scrivono i media di Tel Aviv. All’esercito è stato ordinato di «demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah».
Teheran: «Sono gli Usa a violare la tregua con un blocco navale illegale»
«Il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz è illegale e viola l’attuale cessate il fuoco». Così il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei su X dopo che Donald Trump ha accusato l’Iran di violare l’accordo di cessate il fuoco. «Il blocco dei porti e delle coste iraniane non solo viola il cessate il fuoco, mediato dal Pakistan, ma costituisce anche un atto criminale», ha sottolineato Baghaei, aggiungendo: «Viola la Carta delle Nazioni Unite, che considera il blocco dei porti e delle coste di un Paese un atto di aggressione» e «rappresenta una punizione collettiva nei confronti del popolo iraniano».
Trump: «Teheran accetti l'accordo o distruggeremo tutte le centrali elettriche»
«Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole; spero che lo accettino. Se non lo faranno, distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran». Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. «Cederanno in fretta, cederanno facilmente e, se non accetteranno l’intesa sarà un mio onore fare ciò che deve essere fatto, ciò che avrebbe dovuto essere fatto all’Iran, da altri Presidenti, negli ultimi 47 anni. È arrivato il momento di mettere fine alla macchina da morte dell’Iran», aggiunge il presidente americano.

Trump: «I miei negoziatori vanno a Islamabad, domani le trattative»
I negoziatori americani «stanno andando a Islamabad, in Pakistan. Saranno lì domani per le trattative». Lo annuncia Donald Trump sul suo social Truth. Secondo Fox News, l’inviato Steve Witkoff sta volando in Pakistan per le trattative con l’Iran.
Trump: «La pace ci sarà, con le buone o con le cattive»
L’Iran ha commesso una «grave violazione» del cessate il fuoco, ma un accordo di pace ci sarà. Lo ha detto Donald Trump a Abc: «Accadrà. In un modo o nell’altro. Con le buone o con le cattive. Accadrà».
Ankara: «Ottimisti sull'estensione del cessate il fuoco»
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato in conferenza stampa che l’Iran e gli Stati Uniti dovrebbero estendere il loro cessate il fuoco. Lo riporta Haaretz. «Siamo ottimisti sul fatto che nessuno desideri una ripresa dei combattimenti nella regione», ha affermato, aggiungendo che le questioni in discussione richiedono più tempo.
Pezeshkian: «Il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi»
«Il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, ha violato il diritto internazionale e ha attaccato infrastrutture, scuole e ospedali. Le dichiarazioni del nemico riguardo alla distruzione della nostra civiltà e al ritorno dell’Iran all’età della pietra rivelano le intenzioni e gli obiettivi degli aggressori». Ad affermarlo è il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, citato da Al-Jazeera.
Vance: «Grato al Papa per aver detto di non voler dibattere con Trump»
«Sono grato a Papa Leone per aver detto questo. Mentre la narrativa dei media alimenta costantemente i conflitti – e sì, disaccordi reali ci sono stati e ci saranno – la realtà è spesso molto più complicata». Così il vicepresidente Usa, JD Vance, su X commenta le parole con cui il Pontefice ha spiegato che i suoi discorsi non sono da interpretare «come se cercassi di dibattere nuovamente con il presidente Trump, cosa che non è nel mio interesse». Vance ha aggiunto che dal momento che il Papa «predica il vangelo, come deve», questo «inevitabilmente significa che offre le sue opinioni su questioni morali del momento».
Pezeshkian: «Trump non ha il diritto di negarci i benefici del nucleare»
«Il presidente degli Stati Uniti afferma che l’Iran non dovrebbe usare il suo potere nucleare, ma non spiega di quale crimine si tratti. Qual è la sua posizione nel mondo per poter privare una nazione dei suoi diritti legali?». Ad affermarlo è il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian. «Secondo i principi umanitari, ognuno dovrebbe godere dei propri diritti legittimi e noi chiediamo che l’Iran venga trattato secondo giustizia nel sistema internazionale. Trump – aggiunge il presidente iraniano – non ha il diritto di negare i diritti a un popolo e di affermare che l’Iran non può trarre beneficio dal suo diritto nucleare».
Teheran: «Da Ue retorica ipocrita sul diritto internazionale»
La portaerei Usa Ford è tornata nelle acque del Medio Oriente
La più grande portaerei del mondo, la Uss Gerald R. Ford, è rientrata nelle acque del Medio Oriente e dopo aver passato il canale di Suez si trova ora nel Mar Rosso. La notizia è riportata da diversi media internazionali. La Ford, che fino a poco tempo fa operava nel Mediterraneo orientale, ha attraversato Suez insieme a due cacciatorpediniere, la Uss Mahan e la Uss Winston S. Churchill, e ora opera nel Mar Rosso. Lo riferiscono funzionari statunitensi. La Ford sta tornando nel Mar Rosso dopo oltre un mese trascorso nel Mediterraneo a seguito di un grave incendio in una lavanderia che ha costretto la nave a rientrare in porto per riparazioni. Questa settimana la portaerei ha anche battuto il record per la più lunga permanenza in missione di una portaerei dalla guerra del Vietnam. L’arrivo della Ford la rende la seconda portaerei nella regione, oltre alla USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Secondo un funzionario della difesa, anche la Uss George H. W. Bush si sta dirigendo verso la regione e attualmente si trova al largo delle coste del Sudafrica.
Un soldato israeliano ucciso in combattimento nel sud del Libano
L’esercito israeliano ha annunciato oggi la morte di un soldato in combattimento nel sud del Libano, dove questa settimana è entrato in vigore un cessate il fuoco temporaneo. «Lidor Porat, 31 anni di Ashdod, soldato del 7106mo Battaglione 769ma Brigata regionale, è caduto in combattimento nel Libano meridionale», ha dichiarato l’esercito israeliano in un comunicato senza fornire ulteriori dettagli. Il bilancio totale delle vittime dell’esercito israeliano nella guerra di sei settimane tra Israele e Hezbollah è ora di 15 morti, secondo dati militari. Si tratta della seconda morte di un soldato annunciata da Israele nel Libano meridionale dall’inizio della tregua di dieci giorni annunciata dagli Stati Uniti venerdì scorso, parte di un più ampio sforzo per porre fine in modo definitivo alla guerra in Medio Oriente.
Trump, «Israele è un grande alleato, a differenza di altri»
«Che Israele piaccia o meno, ha dimostrato di essere un grande alleato. Sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura in un momento di conflitto e stress». Lo afferma il presidente americano Donald Trump sul suo social Truth, sottolineando che lo Stato ebraico combatte duramente e sa «come vincere».
Iran: «Progressi nei colloqui con gli Usa ma l'accordo è 'ancora lontano»
I colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti registrano passi in avanti, ma il traguardo di un accordo definitivo resta un’ipotesi ancora remota. A tracciare il bilancio è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf: «Siamo ancora lontani dalla conclusione del confronto», ha dichiarato in un’intervista alla televisione di Teheran. Pur ammettendo progressi nei negoziati, il leader ha sottolineato come rimangano «molte divergenze e alcuni punti fondamentali ancora irrisolti».
Il cuore della tensione resta la profonda crisi di fiducia tra le due potenze, emersa chiaramente durante il vertice di Islamabad dell’11 e 12 aprile — l’incontro di più alto livello tra i due Paesi dalla Rivoluzione del 1979. «In quell’occasione abbiamo ribadito che non nutriamo alcuna fiducia negli Stati Uniti», ha incalzato Ghalibaf. Secondo il leader di Teheran, spetta ora a Washington cambiare rotta: «Gli Usa devono decidere di guadagnarsi la fiducia del popolo iraniano, abbandonando l’unilateralismo e lo spirito di imposizione nel loro approccio al dialogo».
Ghalibaf ha poi fornito una chiave di lettura muscolare sul cessate il fuoco di due settimane, scattato l’8 aprile. Secondo il presidente del Parlamento, l’Iran avrebbe acconsentito alla tregua solo su esplicita richiesta americana e da una posizione di forza: «Eravamo vittoriosi sul campo, il nemico non aveva raggiunto nessuno dei suoi obiettivi e l’Iran controllava pienamente lo Stretto di Hormuz», ha rivendicato. «Se abbiamo accettato lo stop alle ostilità è stato solo perché loro hanno accolto le nostre richieste».

