L’assalto da film al Crédit Agricole di Napoli: così i banditi in tuta da operaio hanno svaligiato la banca con un colpo preparato da mesi – I video
Tute da operaio, cappellini, maschere a coprire il volto e lo sguardo sempre basso per sfuggire all’occhio elettronico. Le immagini delle telecamere interne della filiale di Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, restituiscono i contorni di una rapina pianificata nei minimi dettagli. In due video, mostrati dal Tg1 e ora al vaglio degli inquirenti, si vedono tre uomini entrare con calma apparente, quasi fossero clienti qualunque. Poi, il cambio di passo: uno dei tre sbarra la porta antipanico con un palo di ferro, dando inizio a un incubo durato oltre un’ora per 25 persone, tra dipendenti e correntisti, rimaste prigioniere in un ufficio.
La squadra di superficie e gli «uomini talpa»
Ma mentre i tre banditi tenevano sotto scacco il personale in superficie, il vero colpo avveniva nel sistema fognario della città. Una seconda squadra di professionisti, i cosiddetti «uomini talpa», è sbucata dal pavimento proprio davanti al caveau dopo aver scavato un cunicolo lungo 12 metri collegato alla rete fognaria. L’azione dei tre uomini ripresi dalle telecamere sembra quindi soltanto un sofisticato diversivo. L’obiettivo non era la cassa, ma le cassette di sicurezza. I banditi sono andati a colpo sicuro, puntando a quelle trasferite due anni fa dalla sede di via Scarlatti: secondo i correntisti, erano le più vulnerabili, tanto che «basta un cacciavite per aprirle». In totale sono state razziate almeno 40 cassette, ma il conteggio definitivo potrebbe essere molto più alto.
April 17, 2026
I tombini sigillati
A confermare che si tratti di una banda di professionisti, composta da un minimo di sei persone, ma probabilmente il doppio, sono le precauzioni prese nel sottosuolo. Per assicurarsi una fuga sicura e impedire alle forze dell’ordine di intercettarli, i rapinatori hanno sigillato dall’interno sette tombini nelle strade circostanti la banca. Le indagini si avvalgono ora della consulenza del geologo Gianluca Minin, che insieme ai Carabinieri e ai tecnici dell’Abc ha perlustrato le condutture. «Il tunnel è stato scavato a mano», ha spiegato lo speleologo, sottolineando come la preparazione possa essere durata anche due mesi. Nel labirinto di tufo sotto la banca sono stati ritrovati torce, alimentatori e attrezzi da scasso, ora sotto esame per individuare tracce di DNA o impronte digitali.
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L’ombra del complice
La precisione con cui sono state scelte le cassette di sicurezza fa sospettare la presenza di un complice interno o di qualcuno che conoscesse perfettamente la disposizione del caveau. Mentre Napoli commenta il colpo con meme che già affollano la rete, la cronaca registra anche un odioso tentativo di sciacallaggio. Nelle ultime ore, alcuni truffatori hanno utilizzato la tecnica dello spoofing, cioè un attacco informatico basato sulla falsificazione dell’identità per ingannare utenti o sistemi, facendo apparire una comunicazione come legittima e affidabile, per fingersi carabinieri: clonato il numero della stazione locale, hanno contattato una donna chiedendole se avesse gioielli in casa, sostenendo che facesse parte delle indagini sulla rapina. La vittima, fortunatamente, non ha ceduto e ha allertato il 112, sventando un ulteriore reato all’ombra del «colpo del secolo» di piazza Medaglie d’Oro.
