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Decreto sicurezza, la difesa di Meloni dopo il richiamo del Colle: «Nessun pasticcio, correggiamo ma la norma sugli avvocati resta»

giorgia meloni sicurezza
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La presidente del consiglio apre a modifiche ma difende la norma che premia gli avvocati che convincono i loro assistiti ad accettare i rimpatri volontari assistiti

Giorgia Meloni difende a spada tratta il decreto sicurezza e, soprattutto, l’emendamento che premia con quasi 700 euro gli avvocati che convincono i migranti loro assistiti ad accettare i rimpatri volontari, talmente discusso da essere oggetto di un incontro al Quirinale tra l presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano.

A margine del Salone del mobile di Milano, Meloni dice infatti: «Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso».

La contrarietà del Quirinale

In realtà, il Quirinale non sembra essere della stessa opinione visto che la contrarietà è stata tale da ventilare la mancata controfirma che avrebbe come effetto la decadenza dell’intero provvedimento. A quello che risultava fino a questa mattina, la norma sarebbe stata di fatto tolta con un decreto specifico. Per evitare di tornare indietro al Senato, pena decadenza del nuovo testo sulla sicurezza, Palazzo Chigi si era impegnato a scrivere un decreto legge ad hoc per abrogare la norma. La pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarebbe stata contestuale, per evitare sovrapposizioni normative.

La posizione di Meloni

La dichiarazione di Meloni, invece, va oltre e punta a difendere l’impianto della norma. Dice infatti la premier: «Francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni. Non mi è chiara la ragione per cui noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato» (in realtà, lo stesso decreto sicurezza limita fortemente l’accesso dei migranti al gratuito patrocinio rispetto a quanto previsto in passato).

«A me non è chiaro», ha detto ancora la premier: «Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo. È uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti ed è uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo. Ora scopro che non siamo d’accordo neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo comunque avanti su delle norme che consideriamo di assoluto buon senso».

In aula a Montecitorio, dove intanto è in discussione la conversione del decreto, il dibattito si infiamma anche perché il ministro chiamato a riferire, Matteo Piantedosi, ha dichiarato che la norma sarà corretta: «I rimpatri volontari assistiti sono previsti da almeno 10 anni non li abbiamo inseriti noi. Tuttavia, preso atto di alcune sensibilità su un punto specifico della norma ci predisponiamo ad una sua correzione».

All’apertura del dibattito in aula, Debora Serracchiani del Pd ha posto il tema anche dal punto di vista economico: «Dall’esame del decreto sicurezza al Senato abbiamo appreso che l’articolo 30 bis proveniente dal Viminale avesse il parere contrario dei ministri Giorgetti e Nordio, poiché carente di copertura finanziaria – ha detto in aula a Montecitorio – Per questo motivo e poiché questo è un aspetto che riguarda diversi articoli di quel testo noi abbiamo chiesto ieri sera di poter avere la relazione tecnica di passaggio dal Senato alla Camera che riguarda proprio le coperture. Ieri sera ci è stato risposto che la relazione non c’era».

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