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Futuro Nazionale si allarga ancora: 4 deputati e l’economista Rinaldi lasciano la Lega e FI per il partito di Vannacci. «Ora siamo in 8 alla Camera»

06 Giugno 2026 - 15:36 Cecilia Dardana
roberto vannacci futuro nazionale nuovi ingressi
roberto vannacci futuro nazionale nuovi ingressi
Il generale presenta a Viareggio i nuovi ingressi e lancia la sfida al centrodestra: «Ieri eravamo a 90mila iscritti, oggi a 94mila. I partiti hanno paura del voto dei cittadini»
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«Siamo contenti di avere questi cinque nuovi ingressi, è il nostro sbarco in Normandia». Con la solita retorica bellica, Roberto Vannacci annuncia da Viareggio il salto di qualità di Futuro Nazionale, il movimento di estrema destra da lui guidato, che da oggi vede raddoppiare la propria quota parlamentare. L’ex generale ha formalizzato l’adesione di quattro deputati in carica e di un pezzo da novanta del sovranismo economico italiano, sancendo una vistosa emorragia interna sia alla Lega sia a Forza Italia. I numeri del tesseramento, a detta del leader, certificano l’accelerazione del progetto politico, passando in sole ventiquattr’ore da 90mila a 94mila iscritti. Una crescita che, secondo Vannacci, sta agitando i palazzi della politica tradizionale, tanto da fargli rivendicare con orgoglio i titoli della stampa che lo dipingono come un «incubo» per i vecchi partiti.

Chi sono i nuovi parlamentari di Vannacci

La delegazione di Futuro Nazionale alla Camera tocca quota otto deputati, aggregandosi ai già tesserati Laura Ravetto, Emanuele Pozzolo (finito nei guai dopo l’incidente con alcoltest positivo), Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. I quattro nuovi parlamentari che hanno deciso di sposare la linea del generale arrivano direttamente dalle fila della maggioranza di governo. Dalla Lega si trasferiscono il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof. Da Forza Italia arrivano invece Attilio Pierro e Davide Bergamini, quest’ultimo già protagonista in passato di un passaggio dal Carroccio agli azzurri.

L’approdo in Futuro Nazionale di Antonio Maria Rinaldi

Insieme a loro fa il suo ingresso nel movimento come militante l’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato leghista e figura di riferimento dell’euroscetticismo italiano. Proprio Rinaldi, che all’inizio dell’anno era stato indicato da Matteo Salvini come possibile candidato sindaco a Roma, ha spiegato l’addio alla Lega lamentando un progressivo cambio di priorità, linguaggio e obiettivi da parte delle forze politiche che avevano costruito il proprio consenso sui temi della sovranità monetaria e confinaria. Sulla stessa linea Pierro, che ha motivato il passaggio parlando di una scelta di «coerenza» rispetto ai propri ideali di destra, ritenendo Futuro Nazionale l’espressione oggi più autentica del suo percorso.

L’affondo sulla legge elettorale e l’attacco all’Unione Europea

La conferenza stampa di Viareggio è diventata rapidamente la sponda per definire i contorni programmatici e ideologici del movimento. Vannacci è entrato a gamba tesa sul dibattito della riforma elettorale, bocciando l’attuale sistema e chiedendo a gran voce il ritorno delle preferenze sulla scheda di voto. Una battaglia di dignità per i cittadini, l’ha definita il generale, attaccando la prassi dei parlamentari «nominati dalle segreterie» e accusando i partiti tradizionali di avere paura del giudizio del popolo. Non sono mancate le consuete invettive contro le istituzioni di Bruxelles, descritte dal leader di Futuro Nazionale con una metafora letteraria tranchant: «L’Unione Europea è come Gargantua: non è mai sazia».

Identità, razza e la polemica sulle scuole pubbliche

Sul fronte culturale, Vannacci ha riaperto il faldone dei temi identitari, denunciando una presunta perdita dei valori nazionali all’interno del sistema scolastico. Il generale ha preso di mira il sindaco di Modena, colpevole a suo dire di aver autorizzato canti pro-Palestina in una classe: un paradosso, secondo il leader di FN, se paragonato al fatto che nelle scuole pubbliche non verrebbe più insegnato l’inno nazionale alle nuove generazioni. Sollecitato dai cronisti sul tema della cittadinanza e dei tratti somatici dei neo-italiani, Vannacci ha infine cercato di smarcarsi dalle accuse di razzismo biologico, spostando il focus sull’assimilazione culturale. Per il generale la questione non riguarda l’etnia o la razza, ma la pura identità: chiunque arrivi da fuori può integrarsi perfettamente, a patto che manifesti chiaramente il desiderio di appartenere alla cultura e alla storia italiana.

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