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Luciana Littizzetto, il libro e la menopausa: «Il sintomo che odio di più è la brain fog»

21 Aprile 2026 - 08:01 Alba Romano
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In libreria con Mondadori esce "Il tempo del la la la"

Luciana Littizzetto ha scritto un romanzo. In libreria con Mondadori con Il tempo del la la la. E in un’intervista al Corriere della Sera spiega perché ha scelto quel titolo: «È quel momento della vita in cui ti fermi e non sai più da che parte andare. Come in certe canzoni, quando l’autore perde l’ispirazione, non trova più le parole e va avanti con un la la la». E parla dei 72 sintomi della menopausa. Quello che le dà più noia è «la brain fog , la nebbia mentale: ricordi a memoria “La nebbia agli irti colli” nella versione di Carducci e di Fiorello, ma non ricordi più come si chiama il tuo amministratore di condominio o dove hai parcheggiato l’auto».

Littizzetto e la menopausa

Lola, la protagonista del romanzo che più le somiglia, non vuole festeggiare i 60 anni. Littizzetto lo ha fatto: «Eravamo una quarantina di persone a me care qui ai Magazzini Oz della mia amica Enrica Baricco». Il libro è dedicato alla sua «maman». Che però ha letto «solo le prime pagine, ma non è una da entusiasmi fortissimi. Quando le abbiamo organizzato la festa a sorpresa dei 93 anni, oltre a lamentarsi con me perché eravamo in ritardo, ha protestato quando i nostri parenti sono sbucati fuori dalla tavernetta gridando: sorpresa! “Se lo sapevo, non venivo”, ci ha gelati». Il padre invece «era molto più riservato, tranquillo. Faceva l’operaio alla Fiat nella catena di montaggio, però era talmente lento che si stressava. Mamma, ai tempi camiciaia, lo convinse a venire a Torino da Bosconero e aprirono una latteria».

La terza impresa

Il libro, dice, è la terza impresa della sua vita. La prima è stata quella di diventare attrice, la seconda i figli in affido: «Quando sono arrivati a casa, Vanessa e Jordan avevano 11 e 9 anni. Oggi ne hanno 31 e quasi 29. Lei è social media manager e lui lavora nelle produzioni cinematografiche». Non la chiamano mamma: «No, per loro resto “Lu”. Ma hanno espresso il desiderio di avere il mio cognome. Stiamo aspettando che la burocrazia faccia il suo corso». In una pagina dice che la vita procede per sottrazioni. Un’amica della protagonista, dopo la morte del marito, «si è rincollata, pezzo per pezzo, come i minuscoli collage che popolano i suoi quadri»: «Era un omaggio a Nicola, mio vicino di casa mancato in modo repentino. Sua moglie è l’artista Marzia Migliora: io ero la loro testimone di nozze. La sua scomparsa è stata uno strappo».

I film

Racconta i film che adora: «Davide (Graziano, l’ex compagno, ndr ) era appassionato di Brazil e ce l’ha fatto vedere sette milioni di volte. Lui quando si appassionava di una cosa, la rivedeva, la risentiva, la rileggeva allo spasmo. Io non sono così». E dice che deve un ringraziamento «a Davide. È stato presente nella mia vita da musicista, quindi sapeva cosa voleva dire essere sul palco, e non c’è mai stata competizione tra di noi. Lui era rilassato, contento del mestiere di batterista, mi ha sempre protetto e supportato».

Le querele

Poi parla delle querele: «Ne ho una in ballo con l’Esercito. Avevo detto che noi italiani non siamo bravi a fare la guerra e un generale ci ha letto un’offesa alle famiglie delle vittime cadute in guerra. Come diceva Troisi: sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisci». E si pente di una battuta: «Avevo preso in giro Carmen Russo per la sua gravidanza adulta. Ci rimase malissimo. Avrei potuto risparmiarmela, mi è dispiaciuto».

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