Conte all’attacco sul decreto sicurezza: «State obbligando gli avvocati a commettere due reati. Così mettete in imbarazzo anche Mattarella»

«Ci siete riusciti, con questa norma surreale ci avete stupito». Sceglie l’ironia Giuseppe Conte per annunciare il voto contrario del Movimento 5 stelle sulla fiducia al decreto sicurezza. L’ex premier è intervenuto con toni accesi sul provvedimento, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera in attesa della conversione in legge. «Meloni ha detto che è una norma di buon senso, mentre configura due reati: patrocinio infedele e corruzione. L’avvocato viene pagato dallo Stato perché debba convincere il cliente a sottoscrivere una soluzione. State costringendo gli avvocati a commettere due reati. Meloni come fa a dire che è una soluzione di buon senso? È così confusa dopo la sveglia referendaria per dire queste stupidaggini in libertà», attacca Conte dai banchi dell’opposizione.
La critica al governo sull’immigrazione
Secondo il leader del M5s, il nuovo decreto sicurezza non è altro che «il tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti». In particolare, osserva Conte, sulla «gestione dei flussi», con «320 mila sbarchi», ma anche «sui salvataggi, sui rimpatri, sui centri in Albania». La critica dell’ex premier si concentra soprattutto sull’emendamento che premia con quasi 700 euro gli avvocati che convincono i migranti loro assistiti ad accettare i rimpatri volontari.
Conte difende gli avvocati: «Siamo il baluardo di chi non ha tutela, non burattini del potere»
Una norma talmente discussa da aver costretto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, a incontrare Sergio Mattarella al Quirinale. «Siete stati capaci di mettere in imbarazzo il presidente Mattarella che ha dovuto ricordarvi il libretto aureo di 139 articoli, la nostra Carta costituzionale. Da avvocato, lo dico con orgoglio, noi siamo baluardo di chi non ha tutela, non saremo mai servitori del governo di turno, burattini nelle mani del potere. Scordatevelo!», urla Conte durante la discussione alla Camera, tornando a vestire i panni di “avvocato del popolo”. «Se uno studia un po’ – continua l’invettiva del leader M5s – capisce che nemmeno negli stati autocratici si arriva a tanto. Neppure là si mette in dubbio il rapporto fiduciario dei singoli malcapitati con i loro avvocati».
Foto copertina: ANSA/Riccardo Antimiani | Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, durante il voto di fiducia sul decreto Sicurezza alla Camera, Roma, 22 aprile 2026
