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Effetto Trump: aumenta il prezzo dei farmaci

guerra usa israele iran cessate il fuoco donald trump
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In particolare gli incrementi colpiranno antibiotici e anticoagulanti, per l'ipertensione o il colesterolo, spiega il presidente di Farmindustria Cattani

I rincari causati dalla guerra in Medio Oriente e la spinta di Donald Trump per ridurre i prezzi delle medicine negli Usa causeranno un aumento dei costi dei farmaci per l’utenza italiana. A spiegare l’effetto domino è Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, a Repubblica: «Siamo a un punto critico per la sostenibilità della produzione in Italia». Anche se «le nostre merci non passano da Hormuz e le materie critiche per la produzione viaggiano in aereo». Ma c’è un effetto indiretto: «I principi attivi vengono da industrie energivore di Cina e India, e hanno avuto incrementi del 50%, l’alluminio per gli imballaggi del 120%. Dal 2022 i costi erano già cresciuti del 20% e ora si rischia di arrivare al 40, specie se questa crisi durasse».

La corsa dei prezzi dei farmaci

Cattani spiega che al di là dei negoziati di pace e dell’attuale cessate il fuoco «lo scenario è instabile e incerto, ci attendiamo che la pressione sui costi prosegua almeno per le prossime settimane. Le imprese hanno scorte per due-tre mesi, poi vedremo gli effetti dei rincari». Potrebbero salire anche i prezzi dei farmaci da banco: «Quelli dei farmaci “etici” (con prescrizione, ndr) sono invece amministrati, negoziati con l’Agenzia del farmaco. In quel caso i rincari saranno assorbiti dalle stesse imprese, che però dopo il terzo shock energetico in pochi anni sono a un punto di rottura».

Secondo il presidente di Farmindustria anche se i margini del settore sono sani «la farmaceutica è molto diversificata. Le aziende che investono molto e fanno innovazione hanno margini superiori, tante altre che producono farmaci tradizionali lavorano a margini bassi. La sostenibilità produttiva di farmaci molto diffusi ma poco valorizzati dal sistema sanitario – antibiotici e anticoagulanti, per l’ipertensione o il colesterolo – è a forte rischio. Se non reagiamo subito rischiamo di perdere la competizione con la Cina e gli Stati Uniti».

I prezzi negli Usa

Va detto anche che per anni le case hanno venduto i farmaci a prezzi molto superiori negli Usa, ora il presidente Usa le obbliga ad uniformarli a quelli europei. «Trump ha deciso di cambiare paradigma e ribilanciare i valori, chiedendo ai Paesi europei di alzare gli investimenti e contribuire in misura maggiore alla ricerca e allo sviluppo di nuovi farmaci. È una svolta da cui non si torna indietro». E quindi «Europa e Italia devono cambiare paradigma se non vogliono perdere gli investimenti di un’industria strategica, e la prima per saldo commerciale. Questo significa misurare il valore dei farmaci sulla loro efficacia, non seguire la logica del massimo sconto, ma anche rimuovere barriere come il “payback” (l’obbligo per le aziende di restituire la parte di fatturato che eccede un tetto di spesa regionale, ndr) e tutelare i brevetti, anziché indebolirli come vuole fare la Ue».