Usa e Ue firmano l’intesa sulle materie prime critiche per sfidare il monopolio cinese: cosa cambia

Dopo gli screzi sull’intesa commerciale sui dazi, Stati Uniti e Unione europea trovano un nuovo terreno su cui collaborare: le materie prime critiche. Oggi, venerdì 24 aprile, il commissario europeo al Commercio, Maros Šefčovič, è volato a Washington per incontrare il segretario di Stato americano, Marco Rubio. I due hanno firmato un protocollo d’intesa per un partenariato sulle catene di approvvigionamento di minerali critici, per renderle «sicure e sostenibili». In parallelo, è stato presentato un piano d’azione con misure per «rafforzare la resilienza» della filiera, tra cui strumenti commerciali, standard comuni e incentivi per gli investimenti, aprendo anche a una possibile iniziativa con altri partner globali.
Il patto tra Bruxelles e Washington contro lo stradominio cinese
Il protocollo d’intesa formalizza un’alleanza strategica tra Usa e Ue per la creazione di catene di approvvigionamento di minerali critici, con una cooperazione che copre «l’intera catena del valore, dall’esplorazione, estrazione, lavorazione e raffinazione fino al riciclo e recupero». Di fatto, si tratta di un tentativo di mettere in discussione lo strapotere della Cina, che prima di tutti ha investito su questo settore e oggi controlla buona parte dell’attività di estrazione e raffinazione di molte materie prime critiche, fondamentali per la transizione ecologica, i chip e il settore della difesa.
Cosa sono le materie prime critiche
La transizione energetica e la corsa all’intelligenza artificiale hanno trasformato lo scambio di materiali critici in uno dei più potenti strumenti geopolitici. Ad oggi, infatti, la produzione di questi materiali è controllata da una manciata di Paesi, che controllano i giacimenti più redditizi. La Cina detiene il 40% delle riserve mondiali di terre rare ed è responsabile di circa l’80% della loro produzione mondiale. Mentra ad oggi, l’Unione europea dipende quasi esclusivamente dalle importazioni di critical raw materials, un’etichetta che si applica a materie prime come il litio, che oggi viene impiegato soprattutto nella produzione di batterie, o le terre rare, un gruppo di diciassette elementi chimici utilizzati per i motori delle auto ibride o nei magneti che fanno funzionare le pale eoliche.
I piani dell’Ue per il clima e la difesa
La collaborazione tra Bruxelles e Washington potrà tradursi nell’introduzione di «prezzi minimi adeguati alle frontiere, mercati basati su standard, sussidi per colmare il divario di prezzo e accordi di acquisto». Ma anche nella definizione di standard comuni per l’estrazione e la lavorazione dei materiali, così come su «strategie di accumulo delle scorte», specialmente se Pechino dovesse chiudere i rubinetti delle sue forniture. Va detto che per l’Unione europea, i cui piani di transizione energetica e riarmo passano necessariamente dai critical raw materials, l’intesa siglata con gli Usa è solo l’ultima di una lunga serie. «L’accesso sicuro e sostenibile ai minerali critici è fondamentale per la competitività e la resilienza dell’economia dell’Ue. Si tratta del sedicesimo strumento bilaterale dell’Ue sulle materie prime critiche», ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, il francese Stéphane Séjourné.
Foto copertina: EPA/Jim Lo Scalzo | Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il commissario europeo, Maros Sefcovic, firmano l’intesa sui minerali critici
