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La storia delle isole Falkland che Trump vuole «restituire» all’Argentina per punire Starmer

24 Aprile 2026 - 17:46 Anna Clarissa Mendi
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Una email interna del Pentagono ipotizza misure contro gli alleati Nato ritenuti "difficili" nel conflitto Usa-Iran. Londra: «La sovranità delle isole appartiene a noi». Tra le ipotesi anche la Spagna fuori dall'Alleanza Atlatica

«Punire» gli alleati della Nato. Sarebbe questa, secondo Reuters, la nuova trovata di Donald Trump per il mancato sostegno agli Stati Uniti nelle operazioni contro l’Iran e nel controllo dello Stretto di Hormuz. In che modo? Le ipotesi sul tavolo sarebbero due: escludere la Spagna dall’Alleanza Atlantica e mettere in discussione la sovranità britannica sulle isole Falkland/Malvinas, da sempre contese con l’Argentina. La prima misura colpirebbe Pedro Sánchez, la seconda il governo di Keir Starmer. La risposta dei premier di entrambi i Paesi non si è fatta attendere. Madrid ha ribadito di «non avere intenzione di indietreggiare di fronte alle minacce» del tycoon, e Londra ha risposto con fermezza che la «sovranità delle isole appartiene al Regno Unito». 

La storia delle isole Falkland 

La questione delle Falkland Islands, territorio d’oltremare britannico dal 1833 e composto da tre arcipelaghi, affonda le sue radici in una lunga storia di tensioni. L’Argentina, che le chiama Malvinas, le rivendica da sempre sostenendo di averle ereditate dalla Spagna dopo l’indipendenza nel 1816. Una disputa che culminò nella Guerra delle Falkland, combattuta tra il 2 aprile e il 14 giugno 1982 e che vide contrapporsi il Regno Unito guidato da Margaret Thatcher e l’Argentina, allora sotto una dittatura militare.

Londra intervenne militarmente dopo l’occupazione dell’arcipelago da parte delle truppe argentine, decisa nel tentativo di rafforzare un regime sempre più contestato internamente anche a causa della grave crisi economica. Il bilancio fu pesante: 255 morti e 777 feriti tra le forze britanniche, contro 650 vittime e oltre mille feriti tra gli argentini. La vittoria del Regno Unito consolidò il consenso interno della prima ministra Thatcher, mentre la sconfitta favorì la caduta del regime militare argentino. Oggi il territorio si governa autonomamente ma resta sotto la sovranità del Regno Unito, da cui dipende principalmente per la politica estera e la difesa. Sulle isole dell’Oceano Atlantico vivono circa 3.600 abitanti, la maggior parte dei quali ha origini britanniche.

Cosa c’è scritto nella mail del Pentagono? 

A distanza di oltre quarant’anni, il tema è tornato al centro del dibattito geopolitico. Secondo l’agenzia di stampa britannica, una comunicazione interna del Pentagono farebbe riferimento alla possibilità di «riattivare» le rivendicazioni argentine come leva politica. Anche il presidente argentino Javier Milei è intervenuto sul tema, incassando il sostegno di Trump e dichiarando: «Stiamo facendo di tutto per riaverle». Più in generale, il documento cita i cosiddetti diritti “ABO” (Access, Basing, Overflight), cioè le autorizzazioni che gli Stati Uniti richiedono agli alleati per l’uso di basi militari e dello spazio aereo durante le operazioni. Secondo Washington, tali richieste non sarebbero sempre state soddisfatte da parte degli alleati. Anche per questo motivo, vuole «punirli».

Da tempo i rapporti tra Trump e e Starmer sono tesi. Il presidente degli Stati Uniti ha più volte rivolto critiche dirette al leader laburista, arrivando a definirlo «codardo» per il mancato sostegno nella crisi con l’Iran e affermando che «non è Winston Churchill». Non sono mancati attacchi anche sul piano militare, con Trump che ha ridimensionato le capacità del Regno Unito, descrivendo le sue portaerei come «giocattoli». Le indiscrezioni, se confermate, segnalerebbero un ulteriore deterioramento dei rapporti transatlantici e aprirebbero, ancora una volta, scenari delicati per gli equilibri all’interno della Nato.

Foto copertina: ANSA/EPA/ANDY RAIN / POOL | Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con il primo ministro britannico Sir Keir Starmer, Regno Unito, il 18 settembre 2025

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