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Violenza sessuale e consenso, perché il centrodestra sta decidendo di mettere la nuova proposta di legge su un «binario morto»

24 Aprile 2026 - 22:12 Luca Graziani
violenza stupro
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Il comitato ristretto nato per provare a riscrivere il testo certifica le distanze insanabili. E la maggioranza non sembra più decisa a procedere da sola sul cosiddetto Ddl Bongiorno

Il disegno di legge sulla violenza sessuale difficilmente si chiuderà in questa legislatura. Nato alla Camera come un testo bipartisan, approvato all’unanimità dopo l’intesa tra maggioranza e opposizioni, nella prima stesura il provvedimento era scritto con una formula netta: riscriveva l’articolo 609-bis del codice penale mettendo al centro l’assenza di «consenso libero e attuale» per qualificare l’atto sessuale come violenza. Una volta approdato in Senato, la destra ha rimesso in discussione quell’impianto, in favore di una riformulazione più stringente fondata sulla volontà contraria. Così da mettere al riparo la norma da interpretazioni “strumentali”, è la motivazione. Per le opposizioni, invece, sarebbe un passo indietro inaccettabile. Da qui lo stallo in una trattativa che, secondo quanto ricostruito da Open, avrebbe ormai scarsissime possibilità di successo.

Gli emendamenti

Il termine è il 5 maggio: entro quella data i gruppi potranno presentare eventuali proposte di mediazione su cui lavorare in commissione Giustizia al Senato. È l’ultimo tentativo affidato al comitato ristretto, strumento scelto dalla relatrice Giulia Bongiorno per provare dopo settimane a uscire dall’impasse. «Per noi il punto di partenza resta il testo della Camera», mettono subito in chiaro fonti Pd. «Il margine è strettissimo. O si fa un passo avanti rispetto alla giurisprudenza o meglio nessuna legge». Tradotto: se la mediazione significa spostare il baricentro dal consenso al dissenso, i dem non ci stanno.

Il nodo dello scontro

Una differenza che per le opposizioni, che si stanno coordinando sul tema, non è semantica ma sostanziale. «Dire come fa la destra che assenza di consenso e presenza di dissenso sono la stessa cosa non è corretto», è la linea del Partito Democratico. «Il dissenso implica una reazione, mentre l’assenza di consenso è un’altra cosa. E oggi quasi tutti i Paesi europei si stanno orientando sull’assenza di consenso».

Sulla stessa posizione i Cinque stelle, che non intendono presentare un nuovo testo e aspettano invece che sia la maggioranza a dare un segnale. «Noi abbiamo già fatto fin troppo. Il testo c’è: è quello già approvato», ragionano i pentastellati. Una bozza di mediazione, invece, spiegano fonti parlamentari, è arrivata da Julia Unterberger, senatrice del gruppo per le Autonomie, sulla base anche dell’esperienza tedesca. Ma non basta a spostare il punto politico: per le opposizioni il perimetro resta quello del consenso.

La linea Bongiorno


ANSA/ PAOLO CAPPELLERI

La relatrice Giulia Bongiorno, invece, rivendica la necessità di una revisione, senza rinunciare a coinvolgere tutte le forze politiche. «Il testo uscito dalla Camera mirava a un obiettivo che io condivido in pieno, valorizzare al massimo il consenso della donna. È stato oggetto di una serie di critiche anche al di fuori della politica, da tecnici che hanno sostenuto che la formulazione era eccessivamente ampia e dilatata e imponeva alla persona che partecipava all’atto sessuale di registrare il consenso di minuto in minuto», spiega ad Open la senatrice leghista.

Da qui la ricerca di una definizione più «tassativa», che non arretri sulla tutela della donna ma eviti ambiguità applicative. Nel suo testo, fa notare Bongiorno, è previsto anche il riferimento al freezing, cioè alla paralisi della vittima davanti all’aggressione. Per le opposizioni, però, così facendo si rischia di introdurre «un elemento soggettivo in questa fattispecie di reato. Cosa che noi non vogliamo. Il problema non è fare una legge purché sia, il problema è non peggiorare la tutela delle donne», insistono.

Nessuna mediazione in vista, dunque, ma da destra, forse anche alla luce del risultato referendario e della linea più aperta sui diritti che arriva da Forza Italia, spiegano a Open che non c’è più voglia, almeno per ora, di forzare la mano su un tema così sensibile. Che accende gli animi anche tra gli elettori e le elettrici dell’attuale maggioranza. E così anche la formula del comitato ristretto rischia di diventare «soltanto un modo per prendere tempo», ragiona qualcuno. Lasciando il provvedimento impantanato, oppure spingendolo verso un passaggio in Aula senza i tempi per riportarlo alla Camera prima della fine della legislatura.

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