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Venezia, a vent’anni si rivolge al Serd per dipendenza da AI

08 Maggio 2026 - 21:56 Alba Romano
giovane dipendente IA
giovane dipendente IA
La giovane vedeva nel supporto di intelligenza artificiale una persona amica, con cui avere un contatto costante
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Una giovane di vent’anni che si è rivolta al Serd per una forma di «dipendenza comportamentale» legata all’uso dell’AI, percepita come amica con cui mantenere un contatto continuo. A parlare del caso è il Gazzettino. La l’Usl di Venezia, che avrebbe in carico la giovane, preferisce non rilasciare dichiarazioni.

Le origini della dipendenza da IA e l’isolamento sociale

Il caso della giovane potrebbe esser il primo in Italia per dipendenza da AI. Si tratta di un episodio isolato all’interno di un bacino di circa seimila pazienti, sei dei quali seguiti per dipendenze da videogiochi e smartphone. Tuttavia, secondo la dottoressa Laura Suardi, direttrice del Serd, questo caso farebbe parte però di un fenomeno più ampio di isolamento sociale, che coinvolge soprattutto giovani fragili, alla ricerca di rassicurazioni e comprensione. Nel caso della giovane veneziana, l’AI era diventata l’unico interlocutore percepito come realmente capace di ascoltarla e comprenderla. Rafforzando, paradossalmente, il suo isolamento.

Quando preoccuparsi

Il problema, riportano gli esperti, nasce quando l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento e si trasforma in un riferimento imprescindibile nella vita quotidiana. Per questo famiglia e amici dovrebbero cogliere tempestivamente eventuali segnali di disagio, prevenire, non limitandosi solo a imporre restrizioni nell’uso di dispositivi digitali, ma contattando professionisti del settore. Su Repubblica Vincenza Ariano che guida il Serd di Taranto spiega che bisogna preoccuparsi «quando la vita sociale inizia ad essere compromessa, quando nei giovanissimi c’è l’inversione del ritmo sonno-veglia che compromette attività di studio e lavorative». Il tutto condito da isolamento. Diventa dipendenza quando «il cervello per un fenomeno neurobiologico non decide più, c’è il cosiddetto “craving”, il desiderio irrefrenabile che ti porta a un determinato comportamento piuttosto che a un device. Nella fase di dipendenza il soggetto non sceglie».

(Foto di Brett Jordan su Unsplash)

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