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Così l’Homo erectus si incrociò con i Denisoviani 400mila anni fa in Cina: cosa dice lo studio su Nature

13 Maggio 2026 - 20:23 Olga Colombano
La scoperta, guidata dalla genetista Qiaomei Fu, rivela che le specie arcaiche non erano isolate ma si riproducevano tra loro
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Per decenni abbiamo immaginato l’evoluzione umana come una linea ordinata dove una specie sostituisce l’altra fino all’arrivo di Homo sapiens, il «vincitore finale» della storia evolutiva. Ma nuove scoperte raccontano una storia molto più complicata, e forse anche più interessante. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, gli antichi Homo erectus vissuti in Cina circa 400 mila anni fa possedevano geni tipici degli Homo di Denisova. La spiegazione più probabile? Che le due specie si siano incontrate e riprodotte tra di loro.

Una scoperta nascosta nei denti

Il nuovo studio è stato guidato dalla genetista cinese Qiaomei Fu, specializzata nello studio del DNA antico. I ricercatori hanno analizzato le proteine dello smalto dentale di sei individui di Homo erectus vissuti circa 400 mila anni fa in tre diversi siti archeologici cinesi. Lo smalto dentale rappresenta una miniera di informazioni per gli studiosi perché è il tessuto più resistente del corpo umano e può conservare tracce molecolari per centinaia di migliaia di anni, anche quando il DNA è ormai degradato. Analizzando le proteine presenti nei denti, il team ha individuato due particolari varianti genetiche negli amminoacidi. La prima variante, chiamata «A253G», non era mai stata osservata prima. La seconda, «M273V», era stata identificata finora solo nei Denisoviani. Trovarla anche negli Homo erectus significa che le due popolazioni devono essersi mescolate geneticamente.

Chi erano davvero Homo erectus e Homo di Denisova

Homo erectus è comparso in Africa oltre 2 milioni di anni fa, ed è stato tra i primi a lasciare il continente africano e a diffondersi in gran parte dell’Eurasia. Per decenni gli scienziati hanno pensato che fosse l’unica specie umana ad aver compiuto questa migrazione così antica, ma oggi sappiamo che il quadro era più complesso. Ciò che rende Homo erectus straordinario è soprattutto la sua longevità. È sopravvissuto infatti per quasi 2 milioni di anni, fino a circa 107 mila anni fa. Gli Homo di Denisova, invece, rappresentano una delle popolazioni umane più misteriose mai identificate. Scoperti solo nel 2010 grazie al DNA estratto da alcuni resti fossili trovati nella grotta di Denisova, in Siberia, erano stretti parenti dei Neanderthal e vivevano soprattutto in Asia. Nonostante siano stati trovati pochissimi fossili, la genetica ha dimostrato che una parte del loro DNA sopravvive ancora oggi in molte popolazioni asiatiche e oceaniche. Alcuni geni denisoviani, ad esempio, aiutano le popolazioni tibetane ad adattarsi meglio all’alta quota.

Un’evoluzione umana molto più complessa

La scoperta rafforza una teoria che negli ultimi anni sta rivoluzionando la paleoantropologia: le antiche specie umane non erano gruppi isolati che si sostituivano a vicenda, ma popolazioni che spesso si incontravano e si mescolavano geneticamente. Sappiamo già che Homo sapiens si è incrociato più volte sia con i Neanderthal sia con i Denisoviani, lasciando tracce ancora presenti nel DNA delle persone moderne. Ora emerge che anche Homo erectus potrebbe aver contribuito a questo intreccio genetico molto prima della comparsa della nostra specie. Secondo gli studiosi, l’Asia di centinaia di migliaia di anni fa doveva essere un enorme mosaico abitato contemporaneamente da diverse popolazioni umane arcaiche. In questo scenario gli incontri tra specie diverse sarebbero stati inevitabili.

Forse una piccola parte di Homo erectus vive ancora in noi

La domanda più affascinante riguarda però il presente. Se i Denisoviani ereditarono geni dagli Homo erectus e successivamente si incrociarono con Homo sapiens, allora una piccola parte del patrimonio genetico erectus potrebbe essere arrivata indirettamente fino agli esseri umani moderni. Gli studiosi non hanno ancora prove definitive, ma l’ipotesi è considerata plausibile. Questo significherebbe che dentro il nostro DNA potrebbero sopravvivere frammenti di una specie comparsa oltre 2 milioni di anni fa, molto prima dell’esistenza dell’uomo moderno.

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