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Abete-Malagò, sfida in tv sul futuro della Nazionale: la riforma della Serie A e l’identikit del prossimo Ct

17 Maggio 2026 - 00:00 Alba Romano
Abate Malagò
Abate Malagò
I due candidati alla presidenza della Figc danno le prime indicazioni sui loro progetti in interviste parallele alla Rai
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«Che caratteristiche deve avere il ct della nazionale? Deve innamorarsi del progetto, gettare il cuore oltre l’ostacolo». Lo dice Giovanni Malagò nella prima intervista tv da quando si è ufficialmente candidato alla presidenza della Figc in vista del voto in programma il prossimo 22 giugno. Ai microfoni di Sabato al 90°, Malagò ha detto che l’Italia non può più permettersi di sbagliare la scelta del ct, sarebbe una sconfitta per lui stesso: «Tu puoi essere il miglior gestore della Federazione ma se non ottieni almeno il risultato minimo, poi devi dimetterti». Chi potrebbe essere dunque il prossimo allenatore della Nazionale? A tracciare per lo meno un identikit di partenza nell’altra intervista al programma Rai è lo sfidante di Malagò alla presidenza della Figc, Giancarlo Abete: «Ci sono i selezionatori che sono in grado di creare l’alchimia giusta anche se esiste il problema dei pochi giorni l’anno per allenare. Guardiola? Nulla da dire ma ci sono tecnici italiani che hanno vinto all’estero, penso che abbiamo tecnici di qualità che possono guidare la nazionale».

I campionati da rivedere

L’ex presidente del Coni ha parlato anche del progetto di ridurre la Serie A a 18 squadre: «Sarebbe la soluzione migliore, lo pensano anche i grandi club, ma le squadre che lottano per salvarsi non sono d’accordo, qui bisogna tirar fuori il coniglio dal cilindro. Però dico anche che nelle nazioni dove si vince sia a livello di nazionali sia a livello di club, a parte Francia e Germania, giocano tutti a 20. E in Inghilterra giocano anche due coppe di lega. I ct giustamente si lamentano che hanno poco tempo per allenare la nazionale però anche dalle altre parti è così, bisogna adattarsi». Abete ha parlato della questione dei talenti: «L’unica modalità per stimolare l’impiego di giovani calciatori italiani è quella di incentivarlo con dei riconoscimenti economici che magari potrebbero arrivare dai diritti tv, quindi da una legge dello Stato. Si può premiare chi utilizza giovani selezionabili come avviene con la riforma Zola della Serie C».

La corsa al voto Figc

A Malagò é stato chiesto se si aspetta qualche sorpresa sull’eleggibilità: «Sinceramente no, altrimenti non mi sarei candidato, anche se con il passare del tempo faccio fatica a non aspettarmi sorprese…”. Secondo alcuni non ci sarebbe un buon feeling con il ministro dello Sport Andrea Abodi: «Andrea lo conosco da decenni, la nostra storia dirigenziale ha avuto reciproci elementi di vicinanza – ha assicurato Malagò -, sono stato molto felice quando è diventato ministro e abbiamo festeggiato a casa mia. Poi, nella vita tante cose possono cambiare ma non da parte mia». Abete ha invece risposto alla domanda sul vantaggio del suo rivale, dopo gli endorsement delle componenti Figc: «In un confronto elettorale è fisiologico che ci sia chi prende più voti ma se partissimo dal presupposto che chi è sfavorito alla fine ritira la candidatura non va bene – ha detto – In una logica di democrazia dobbiamo credere nel confronto accettando che ci sia un vincitore e un perdente. Ritirare la candidatura con un programma condiviso? Il problema è che sui programmi finora non ci ha lavorato nessuno».

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