Roberto Baggio e il segreto su Marcello Lippi: «Mi chiese di fare la spia in spogliatoio». La vendetta dopo il rifiuto

Probabilmente è uno dei pochi calciatori amato da tutte le tifoserie, indipendentemente dai colori. Roberto Baggio ha raccontato la sua vita e carriera nella nuova autobiografia Luce nell’oscurità. Un racconto onesto in cui emergono nuovi retroscena, soprattutto nel rapporto del Pallone d’Oro con i suoi allenatori. L’incubo del Mondiale 1994 con Arrigo Sacchi e la delusione per la mancata convocazione nel 2002 per decisione di Giovanni Trapattoni passano quasi in secondo piano. Il capitolo più duro è quello dedicato a Marcello Lippi, suo allenatore ai tempi dell’Inter. «L’amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza. Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia. Che acceca, corrompe, corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego», si legge nella sua autobiografia, scritta insieme alla figlia Valentina Baggio e a Matteo Marani.
«Mi ha chiesto di fare la spia. Dopo il rifiuto, mi ha fatto mobbing»
Le strade di Baggio e Lippi si incrociano per la prima volta alla Juventus. Probabilmente le prime tensioni risalgono alla stagione 1994/95: il Divin Codino iniziò a giocare di meno, in favore di un giovane Alessandro Del Piero. Baggio e l’allenatore toscano si ritrovano all’Inter nel 1999 e tra i due il clima diventa ben presto tutt’altro che sereno: «Volle incontrarmi a marzo, e mi chiese di fargli i nomi di chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui. Risposi a modo mio: “Mister, io mi alleno al massimo, lei valuterà se merito di giocare o no, ma non mi chieda altro”». Dopo il rifiuto, la situazione sarebbe precipitata velocemente, fino alle accuse di «mobbing tangibile», secondo il racconto del fuoriclasse già ex Milan, Fiorentina e Bologna: «Indispettito, cercò fin dall’estate di provocarmi, per istigare una mia reazione. Un giorno, Lippi mi urlò con toni arroganti e aggressivi: “Fenomeno, dillo ai compagni che cosa non ti sta bene“. Io risposi con la massima tranquillità: “Mister, dica lei ai compagni cosa mi ha chiesto di fare”».
«Costretto a schierarmi nel playoff Champions»
Sono stagioni anonime per l’Inter. Dopo un ottavo posto nella stagione precedente, l’impiego di Baggio si riduce drasticamente sotto la guida di Lippi: il primo gol stagione arriva addirittura a gennaio. Diventa praticamente la sesta scelta dell’attacco dei nerazzurri, che faticano a qualificarsi in Champions League. Una battuta a un giornalista inasprisce ulteriormente la relazione con l’allenatore di Viareggio: «Quando feci una battuta a un giornalista, dicendo che l’Inter era come una Ferrari pilotata da un vigile urbano, alla ripresa degli allenamenti fui messo a centrocampo per un pubblico processo davanti ai compagni», si legge nella sua autobiografia. Baggio racconta di non aver reagito e, anzi, darà il suo contributo per il piazzamento europeo della squadra. È il 23 maggio 2000 e a Verona si gioca lo spareggio Champions tra Inter e Parma: «Lippi fu praticamente costretto a schierarmi. Furono mie le due reti decisive».
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