Parlamento Europeo, Fao e ruolo nel Pd: perché il possibile addio di Picierno non è solo un problema dei dem

La vicepresidente del parlamento Ue Pina Picierno, eletta tra le fila del Pd, da tempo non nasconde la sua insofferenza per la linea della segretaria Elly Schlein. Ma quando oggi, 22 maggio, sul Quotidiano nazionale si è parlato del rischio che lasciasse il Pd molti hanno scosso la testa. La simpatia con Carlo Calenda di Azione è reciproca, ma da quel fronte non arrivano conferme. Tanto meno da ambienti Pd.
Le ruggini con Schlein

ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Picierno dall’elezione di Schlein in avanti si è distinta praticamente su tutti gli argomenti ma ha picchiato molto sul posizionamento internazionale, accusando il Pd di non essere abbastanza schierato a favore dell’Ucraina e di lasciare spazio all’antisemistismo a sinistra. Quando nel parlamento Ue si è aperto un caso per l’incontro con l’organizzazione Israel Defense and Security Forum, accusata di essere vicina ai coloni estremisti, avvenuto ma inizialmente non registrato sulla sua agenda pubblica, la polemica con la sinistra del partito è diventata aspra.
L’ultimo affondo di Picierno ha riguardato il referendum sulla giustizia: sebbene molti riformisti fossero critici lei è stata l’unica – tra quelli di primo piano – a schierarsi per il Sì alla riforma Nordio-Meloni. Dopo il risultato, ovvero la vittoria del No ma anche, dicono i flussi elettorali, un magro bottino a favore del Sì portato dalla sinistra moderata, gli spazi di agibilità politica si sono ridotti.
I riformisti appaiono tutti più prudenti, anche perché il centrosinistra è rientrato in partita per le elezioni politiche 2027. Lei no. E ora, appunto, sul Quotidiano nazionale si ventila – senza smentite – l’ipotesi che Picierno sia pronta a lasciare il Pd.
La partita europea
I ben informati, però, raccontano a Open che difficilmente Picierno lascerà il Pd prima che si chiuda la partita per la successione alla presidenza del parlamento europeo, che si apre in estate e deve chiudersi entro il 2026. Sulla carta lei è la candidata che ha maggiori carte da giocare perché la presidenza, dopo il turno di Metsola, spetta al gruppo europeo S&D/Pse e gli spagnoli, seconda componente dopo quella italiana, hanno già la capogruppo.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, al momento sembra non spingeresul nome di Picierno. Ora che la trattativa entra nel vivo, la minaccia di addio fa arrivare al Nazareno il messaggio che una bocciatura non sarebbe indolore.
Perché c’entra la Fao

Schlein però ha anche un’altra partita da giocare con gli amici/rivali spagnoli e anche qui la trattativa riguarda un nome “riformista” o comunque non certo appartenente alla sua area: Maurizio Martina, ex renziano di ferro nel Pd, ex segretario reggente dopo Renzi, ambisce al posto di Direttore generale della Fao.
E’ una partita di primissimo livello, Schlein deve anche difendersi dall’accusa del ministro Francesco Lollobrigida di non fare abbastanza per il so candidato. Visto che l’antagonista di Martina è sempre uno spagnolo sostenuto dal Psoe di Sanchez, l’attuale ministro dell’Agricoltura Luis Planas è possibile che la segretaria tratti le due caselle su un unico tavolo. E se incassasse la nomina di Martina per Picierno sarebbe più complicato denunciare che l’area riformista è stata ridotta a ruoli marginali.

