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La villa gli sembra un affare, paga ma la casa non c’è più: la trappola per il ricco svedese dietro l’annuncio immobiliare sul Lago di Varese

29 Maggio 2026 - 20:52 Giovanni Ruggiero
Azzate, la truffa della villa
Azzate, la truffa della villa
Non ci sarebbe stato neanche un documento vero tra quelli mostrati all'acquirente dall'intermediario di Busto Arsizio. L'inchiesta della Guardia di Finanza sulla truffa da 1,3 milioni ad Azzate: come ha fatto l'acquirente a cascarci
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La villa di pregio all’acquirente svedese che vive negli Stati Uniti sembrava un affare da non perdere. E in effetti a quel prezzo e a quelle condizioni non c’era tempo da perdere prima che qualcun altro ci si tuffasse: peccato però che la villa era già stata ricomprata dal primo proprietario, che si era aggiudicato l’asta. La dimora storica affacciata su Azzate, in provincia di Varese, è finita così al centro di una presunta truffa immobiliare internazionale da oltre 1,3 milioni di euro. A ricostruire l’intera vicenda è stata la Guardia di Finanza di Varese, come riporta la Prealpina, che nei giorni scorsi ha eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Milano nei confronti di un professionista residente nella zona di Busto Arsizio, indagato per truffa aggravata, falso e autoriciclaggio.

Come funzionava lo schema della truffa: la villa, l’asta e i documenti falsi

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano e condotta dal Gruppo Varese delle Fiamme Gialle, era partita nel 2024, quando la vittima aveva incaricato un avvocato di fiducia di verificare lo stato dell’acquisto in corso. Era emerso che l’immobile, finito tra i beni oggetto di un’asta giudiziaria, era uscito dalla procedura esecutiva dopo che il credito era stato soddisfatto, tornando così nella piena disponibilità del proprietario originario. Nonostante questo, secondo gli investigatori, l’indagato, assistito dagli avvocati Riccardo Stucchi e Enrico Candiani, aveva già perfezionato la vendita con l’acquirente svedese, con cui intratteneva precedenti rapporti d’affari.

L’indagato si spacciava per esperto immobiliare

Per far sembrare tutto regolare, l’uomo si sarebbe spacciato come un operatore esperto del settore, puntando su un prezzo d’acquisto particolarmente conveniente rispetto ai valori di mercato. A corredo della proposta, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, ha anche prodotto documentazione bancaria e provvedimenti giudiziari contraffatti con una cura tale da non far nascere alcun sospetto. Convinto della solidità dell’operazione, lo svedese avrebbe disposto tre distinti bonifici tra febbraio e ottobre 2024, per un totale superiore a 1,3 milioni di euro.

Dove sono finiti i soldi: conti intestati all’indagato e a una società collegata

Stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle, il denaro sarebbe stato spostato rapidamente su conti riconducibili all’indagato e a una società a lui collegata, per poi essere suddiviso attraverso una serie di movimentazioni finanziarie successive, con l’obiettivo di renderne più difficile la tracciabilità. Il Gip, valutato il rischio concreto di dispersione delle somme, ha disposto il sequestro di tre conti correnti, sui quali sono stati trovati circa 570mila euro, una frazione del profitto contestato, mentre il resto risulta già disperso.