«Non ce l’ho con lui»: parla il professore aggredito da uno studente di 12 anni a Trapani: «Mi ha colpito tre volte al petto, era impassibile»

Non prova rabbia. Dopo l’aggressione subita in classe da uno studente di 12 anni armato di due coltelli, un docente di Tecnologia di una scuola della provincia di Trapani dice di sentirsi soprattutto preoccupato. «Non ce l’ho con lui. Sono solo preoccupato per lui e per i tanti ragazzi che vedo fragili e sbandati», racconta al Corriere della Sera a distanza di poche ore dall’episodio che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia. Venerdì mattina il professore si trovava in aula con la sua classe. «Avevamo cominciato la lezione da dieci minuti. La porta dell’aula era chiusa». All’improvviso uno studente è entrato indossando «un caschetto nero da bici, su cui aveva attaccato il cellulare con lo scotch, e una mascherina bianca di quelle che usano i muratori».
L’accoltellamento
La situazione è precipitata in pochi istanti. «L’ho visto scagliarsi contro di me: aveva due coltelli, uno nella mano destra, l’altro in quella sinistra». In un primo momento il docente non aveva compreso la gravità della situazione. «Sinceramente all’inizio ho pensato a uno scherzo. Siamo alla fine dell’anno scolastico, l’atmosfera è un po’ più rilassata». Poi si è reso conto che il ragazzo faceva sul serio. «Mi ha colpito tre volte al petto, non so come non mi abbia ferito». Secondo il professore, potrebbe essere stato decisivo il modo in cui il ragazzo ha impugnato una delle armi. «Forse ha usato l’arma con la punta arrotondata invece dell’altra, un coltello da giardinaggio».
Il docente è riuscito a fermare lo studente
A quel punto è riuscito a reagire mantenendo il controllo. «L’ho preso di schiena, gli ho bloccato le braccia e ho chiesto aiuto gridando». I colleghi sono intervenuti immediatamente. «Subito sono arrivati gli altri docenti che erano nelle altre aule e gli hanno tolto i coltelli». Momenti di grande paura anche per gli alunni presenti. «Si sono terrorizzati, alcuni hanno avuto attacchi di panico. Molti si sono messi a correre in corridoio e nel cortile». Dopo l’intervento degli insegnanti sono stati allertati i carabinieri e i servizi sociali «che l’hanno portato in una stanza», spiega.
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«Dopo l’aggressione era impassibile»
Il docente ammette di non aver voluto incontrare il ragazzo subito dopo l’accaduto. «Ero molto scosso». Tuttavia un’immagine gli è rimasta impressa: «Mi ha colpito l’espressione che aveva quando gli hanno tolto la mascherina. Era assolutamente impassibile». La descrizione che fa del suo studente sorprende. «Era un bravo alunno, brillante. Certo un po’ timido e introverso». Anche i compagni gli avevano sempre parlato di un ragazzo con cui era facile andare d’accordo.
Nei mesi precedenti non erano emersi segnali che lasciassero immaginare un gesto così grave. Il professore ricorda soltanto un episodio: «A marzo non mi aveva consegnato dei disegni tecnici e gli avevo dato un brutto voto, ma poi aveva recuperato e raggiunto la sufficienza». Un fatto che, però, non ritiene collegato all’aggressione. «Non penso che ci fosse questo dietro alla scelta deliberata di aggredirmi».
La sofferenza «nascosta» e il ruolo dei social
Per l’insegnante, all’origine di quanto accaduto c’è soprattutto una sofferenza nascosta. «Certamente in lui c’era una fragilità profonda che dissimulava bene». La scuola era a conoscenza di alcune difficoltà familiari, ma nulla che potesse far prevedere un episodio simile. «Sapevamo che in famiglia c’era qualche problema, ma certo nulla che potesse spiegare quanto è accaduto». Il docente esprime anche una preoccupazione più ampia per i modelli che raggiungono gli adolescenti attraverso internet. «Temo che in ragazzi così scatti anche un effetto emulativo pericoloso».
Secondo lui, la scuola cerca costantemente di mettere in guardia gli studenti dai rischi della rete, ma da sola non basta. «Leggiamo continuamente storie del genere, cerchiamo anche di mettere in guardia gli studenti dai rischi di un uso poco saggio della Rete, dai pericoli del dark web, ma la scuola da sola è disarmata». Il problema, aggiunge, riguarda anche il contesto familiare e sociale. «Noi non possiamo colmare le lacune delle famiglie». E osserva come molti ragazzi trascorrano sempre più tempo da soli. «Ormai i figli stanno soli per giornate intere perché entrambi i genitori lavorano e il loro punto di riferimento è diventato il cellulare».
Le indagini
Ieri, sabato 30 maggio, il 12enne è stato sentito per ore dalla procuratrice per i minorenni di Palermo. Durante l’interrogatorio non avrebbe mostrato alcun «segno di pentimento». Il ragazzino non è imputabile, ma la Procura sta valutando eventuali misure di tutela e il possibile inserimento in una struttura specializzata.

