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Famiglia nel bosco: depositata la relazione finale della CTU. «Consulenti del Tribunale capaci e senza pregiudizi»

08 Giugno 2026 - 18:50 Alba Romano
famiglia nel bosco
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Entro un mese la decisione sui tre figli di Trevallion e Birmingham. La psichiatra Ceccoli sottolinea: «Auspichiamo un rientro a casa compatibile con il loro benessere»
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Si aggiunge un nuovo capitolo al lungo e complesso procedimento che riguarda la famiglia Trevallion-Birmingham. Secondo quanto riporta Repubblica è stata depositata questa mattina la relazione conclusiva della consulenza tecnica d’ufficio redatta dalla psichiatra Simona Ceccoli. Più che introdurre elementi inediti, il documento risponde alle contestazioni formulate dalla difesa e ribadisce anche la validità dell’impianto delle perizie già presentato nei mesi scorsi.

La relazione, precisa il quotidiano, sottolinea come le consulenti incaricate dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila – la psichiatra Ceccoli e la psicologa Valentina Garrapetta – dispongano delle competenze professionali richieste e della fiducia dell’autorità giudiziaria che ha conferito loro l’incarico. Per questo motivo, la consulenza tecnica resta il principale elemento valutativo su cui i giudici baseranno le future decisioni riguardanti la famiglia e, in particolare, i tre figli minori. La memoria finale si affianca alle 196 pagine della perizia originaria e alle oltre 300 della controperizia predisposta dal professor Tonino Cantelmi e dalla psicologa Simona Aiello.

Le competenze professionali al centro del confronto

Uno dei punti affrontati riguarda la preparazione specifica della dottoressa Ceccoli, messa in discussione dalla controparte in relazione alla valutazione di tre bambini di età compresa tra i sette e i nove anni, oltre che dai genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. La relazione ricorda che la psichiatra aquilana è iscritta all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio e collabora con i tribunali dal 2010. Nel corso della sua attività avrebbe ricevuto 47 incarichi da quattro diversi tribunali abruzzesi, occupandosi in numerose occasioni anche di minori e soggetti in età evolutiva. Analoga difesa, precisa Repubblica, viene riservata al profilo professionale della psicologa Valentina Garrapetta, responsabile della somministrazione e interpretazione dei test psicodiagnostici svolti durante le sei sessioni di valutazione tra L’Aquila e Vasto. La relazione richiama la sua laurea magistrale in Psicologia e il master specialistico in Psicologia giuridica e forense, evidenziando inoltre l’esperienza maturata nella valutazione di minorenni. Secondo le consulenti, il requisito dei cinque anni di iscrizione all’albo indicato dalla difesa non sarebbe applicabile al tipo di attività svolta nel caso in esame.

«Valutazione neutrale e priva di pregiudizi»

La relazione torna anche sulle contestazioni riguardanti alcuni commenti pubblicati sui social network dalla dottoressa Garrapetta. Viene ricordato che il 5 marzo scorso il giudice Roberto Ferrari aveva respinto una nuova richiesta di ricusazione avanzata dagli allora legali della coppia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. Secondo la CTU, l’intero lavoro sarebbe stato condotto «in maniera neutrale, in scienza e coscienza», senza pregiudizi nei confronti dei genitori. La relazione descrive nuovamente metodologia, strumenti diagnostici e modalità di osservazione adottate, aspetti che erano stati oggetto di critiche nella controperizia.

Le consulenti, secondo quanto riportato da Repubblica, sottolineano inoltre che il riferimento al «radicalismo dei comportamenti» non sarebbe una loro elaborazione isolata, ma un elemento già rilevato anche dai servizi sociali dell’Azienda sanitaria di Bologna. Viene inoltre richiamata una dichiarazione attribuita a Nathan Trevallion, nella quale il padre avrebbe espresso la preferenza per una vita familiare isolata rispetto a contesti comunitari come gli ecovillaggi. «Come consulenti del Tribunale – si legge nella relazione – ci siamo limitate a ricostruire la storia della famiglia».

Il nodo dei test psicologici

Il dossier precisa che i test psicodiagnostici non rappresentano strumenti definitivi e autonomi, ma producono ipotesi interpretative che devono essere integrate con altri elementi. Per questo, spiegano le consulenti, ai risultati dei test sono stati affiancati colloqui clinici, dati anamnestici e ulteriori documenti e risultanze istruttorie. Secondo la relazione, la convergenza di informazioni provenienti da differenti fonti osservative costituisce uno dei principali criteri di attendibilità scientifica. Da qui la conclusione che le osservazioni formulate dalla controparte sarebbero «metodologicamente riduttive».

La replica alla controperizia: «Sui test grafici abbiamo usato quelli a basso carico linguistico»

Un altro tema affrontato, riporta il quotidiano, riguarda l’utilizzo dei test grafici sui minori. La CTU respinge l’ipotesi che tale scelta sia stata determinata dalla mancata conoscenza della lingua inglese da parte dell’ausiliaria. Al contrario, viene spiegato che si è optato per strumenti a basso carico linguistico per evitare un eccessivo stress comunicativo in bambini inseriti in un contesto emotivo e relazionale particolarmente complesso. La relazione precisa inoltre che il materiale grafico non è stato utilizzato come elemento autonomo e conclusivo, ma inserito all’interno di una valutazione integrata e interpretato con prudenza. Viene quindi respinta l’accusa di aver attribuito al dato grafico significati patologizzanti.

Le osservazioni sui genitori

Per quanto riguarda i questionari «vero-falso» somministrati a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la CTU evidenzia che i test erano disponibili in lingua inglese proprio per eliminare eventuali ostacoli linguistici. I risultati, secondo le consulenti, avrebbero mostrato una tendenza a fornire risposte orientate a presentarsi sotto una luce favorevole, circostanza che renderebbe irrilevante il tema della conoscenza linguistica della psicologa incaricata.

I minori e la prospettiva del rientro in famiglia

Nelle pagine aggiuntive che rispondono alle quindici osservazioni formulate da Cantelmi e Aiello, le consulenti ribadiscono che alcune criticità rilevate nello sviluppo dei tre bambini sarebbero riconducibili allo stile di vita familiare precedente e non alla permanenza nella struttura di accoglienza. La relazione richiama inoltre la presenza di immaturità neuropsicologiche considerate preesistenti all’allontanamento. Allo stesso tempo, precisa il quotidiano, viene espresso l’auspicio che possano maturare rapidamente le condizioni necessarie per consentire un rientro dei minori nel proprio contesto familiare, purché compatibile con il loro benessere. Nel documento viene criticata la forte esposizione mediatica al caso. E che il report non è un giudizio sullo stile di vita dei coniugi Trevallion e Birmingham ma l’analisi del loro modello educativo sui bambini.

Attesa per la decisione del Tribunale

Con il deposito di questa memoria conclusiva si chiude il percorso di perizie durato circa sei mesi. Ora la palla passa al collegio del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, presieduto da Nicoletta Orlandi, e che potrebbe arrivare tra la fine di giugno e l’inizio di luglio.