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Omicidio alla stazione di Milano Certosa, fermato l’altro giovane in fuga: era su un autobus a Bardonecchia

09 Giugno 2026 - 15:52 Anna Clarissa Mendi
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Il ventenne era fuggito subito in Francia poi si era spostato in Spagna. Lunedì la gip ha convalidato il fermo per il 19enne peruviano. Entrambi sono accusati di «omicidio aggravato» per la morte di Gianluca Ibarra Silvera
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È stato fermato a Bardonecchia Isaia Gonzalo Linares Melendez, nato in Argentina ma cittadino peruviano, accusato dell’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato a morte, con almeno quattro fendenti, la notte tra il 26 e 27 maggio alla stazione Certosa, periferia nord di Milano. Il giovane era fuggito subito in Francia e poi si era spostato in Spagna. Questa mattina, martedì 9 giugno, è stato bloccato dalla polizia a Bardonecchia, al confine tra Francia e Italia, a bordo di un autobus. Pare stesse tornando a Milano, dove ha una residenza in via Baroni.

Il primo arresto e l’interrogatorio del 19enne

In carcere per il delitto si trova già Jefferson Smit Echevarra Verano, 19enne peruviano componente di una banda dei Latin Kings, il cui fermo è stato convalidato lunedì dal Gip. Secondo il giudice, il giovane avrebbe fornito dichiarazioni «non credibili» e «inverosimili», tentando di minimizzare il proprio coinvolgimento nella «violenta e feroce azione punitiva» del gruppo, di cui ha ammesso di far parte. «Ero con il gruppo, ma non l’ho colpito – si legge nel verbale -. Non avevo il coltello, solo un sasso». Ha inoltre sostenuto che esisterebbe un video dell’aggressione, girato da un ragazzo presente sulla scena, che dimostrerebbe la sua estraneità ai colpi mortali.

L’imputazione è «omicidio aggravato dalla premeditazione»

La Gip ha confermato l’imputazione formulata dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunta Bruna Albertini nell’ambito delle indagini condotte dalla Squadra Mobile: omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dal concorso di più persone. La “pandilla”, composta da 17 giovani – alcuni già indagati e altri ancora da identificare – avrebbe agito con l’intento di punire alcuni ragazzi con cui poco prima era avvenuto un alterco. Secondo la ricostruzione, dopo un iniziale allontanamento in treno, il gruppo dei Latin Kings sarebbe tornato alla stazione Certosa per cercare la vittima, il fratello e un amico. Poi, i «due indagati, insieme al gruppo» hanno visto in Gianluca, caduto a terra, un «facile bersaglio», pestato e accoltellato verso le 22.15.

Hanno agito con «lucida e fredda determinazione»

Nell’ordinanza si parla di «lucida e fredda determinazione» e di un «significativo gesto di disprezzo» nei confronti della vittima. Con un «significativo gesto di disprezzo» si sono «disfatti del suo corpo, manifestando chiaramente le conseguenze per chi si pone in atteggiamento ostile nei loro confronti». Corpo che venne gettato in una «profonda intercapedine». Dall’ordinanza risulta che potrebbe esserci stato, stando alla ricostruzione, uno «scambio di battute» poco prima, alle 21.50, anche se non è chiaro se possa essere avvenuto qualcosa pure «qualche ora prima».

Le indagini

Le indagini, si legge, vanno avanti per «individuare» tutti i complici, le precise responsabilità e per chiarire il «movente» del delitto. Nella versione del 19enne, difeso dal legale Stefano Afrune, ci sarebbe stato un primo «scontro», verso le 18, con un gruppo di otto ragazzi della gang rivale degli Ms-13. «Non c’era la vittima – ha sostenuto – credo ci fosse il fratello». Poche ore più tardi, secondo la sua versione, furono i tre «a prendere delle bottiglie» e poi fu «colpito Gianluca perché noi pensavamo fosse della Ms-13».

Il 19enne nel verbale ha indicato anche i nomi dei quattro, cinque del suo gruppo che, a suo dire, avevano «il coltello», mentre a lui erano caduti «gli occhiali» poco prima. E pure i nomi di quelli che, secondo lui, hanno «una posizione importante: loro ci dicono che cosa fare». Le scritte “LK” sui muri erano per «dare un segnale». Intanto, il legale di Echevarria ha spiegato che «lo inchiodano solo le parole del fratello della vittima», ossia la sua testimonianza e il riconoscimento, «ma vanno considerati l’ora tarda, la distanza, la posizione, il numero di persone: è difficile che potesse riconoscerlo». E la difesa si prepara a fare ricorso al Riesame.

Foto copertina: ANSA/DAVIDE CANELLA | La polizia scientifica alla stazione di Milano Certosa, 27 maggio 2026

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