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Marche da bollo sempre più difficili da trovare. L’allarme dei tabaccai: «Venderle non ci conviene più». Ma sono indispensabili per passaporti, ricevute e contratti

09 Giugno 2026 - 11:42 Roberta Brodini
tabaccherie italiane stop alle marche da bollo
tabaccherie italiane stop alle marche da bollo
Tabaccai sempre più spinti ad abbandonare servizi utili al cittadino: dopo le ricariche telefoniche, ora è il momento delle marche da bollo, indispensabili per rinnovo passaporti, fatture cartacee, ricevute sanitarie, contratti e certificati anagrafici
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Guai in arrivo nei prossimi mesi per chi deve rinnovare il passaporto, emettere fatture e ricevute cartacee, richiedere certificati anagrafici cartacei e molto altro ancora. A lanciare l’allarme sono tabaccherie e associazioni di tabaccai, che garantiscono che in futuro sarà sempre più difficile per i cittadini italiani trovare tabaccherie che emettano marche da bollo, indispensabili per molte pratiche burocratiche. Troppo basso il margine sul servizio offerto, già molto ridotto dall’imposizione dell’accettazione del pagamento elettronico. Risale però a quest’anno la stangata finale che ha convinto molti tabaccai ad abbandonare il servizio, in un momento storico che ha già visto chiudere 4mila punti vendita in soli due anni.

Nuovi macchinari e investimenti anti-economici

Lis Holding, società acquisita nel 2022 da Poste Italiane, che fornisce i terminali telematici (noti come LISPrinter) utilizzati nelle tabaccherie e nei punti vendita, lo ha definito un «processo di ammodernamento dei terminali utilizzati per l’emissione dei Valori Bollati». Nella sostanza, si tratta di una doppia alternativa per gli esercenti: da una parte, mantenere il vecchio macchinario, un apparecchio Olivetti con una tecnologia ormai vecchia di quasi quindici anni, pur sapendo che a partire dal 1° marzo 2026 non sarebbe più stata garantita l’assistenza in caso di guasti. Dall’altra, scegliere di comprare quello nuovo, al costo di 500 euro più Iva. In questa seconda evenienza, i titolari avrebbero potuto decidere se corrispondere la somma a rate (36 rate mensili di 13,89 euro oltre Iva per un costo complessivo 500,04 euro + Iva), optando per l’acquisto entro il 30 ottobre. Dopo tale data, sarebbe stato richiesto loro, invece, un pagamento in un’unica soluzione.

Da comodato d’uso ad acquisto…con canone mensile per assistenza tecnica

L’acquisto del macchinario è un’assoluta novità: in passato, ai tabaccai era sempre stato richiesto solo il pagamento di un canone mensile di 8 euro, a titolo di comodato d’uso. Nel tempo, il canone era passato da 8 a 28 euro, incontrando il malumore degli esercenti.

Infine, l’ultima stangata in ordine di tempo, come denuncia Pasquale Genovese, presidente UIT (Unione Italiana Tabaccai): «Il pagamento una tantum iniziale di 500 euro ha messo in ginocchio tanti punti vendita e può comportare un disservizio per i cittadini in Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. In queste realtà, la bassa marginalità degli aggi (la quota di guadagno lordo che spetta a un rivenditore su beni o servizi a prezzo imposto dallo Stato, ndr) spesso solo di 1.000 euro all’anno per i valori bollati – equivalenti a 100 euro al mese lordi – si ripercuote sulle piccole tabaccherie, che hanno meno clienti, ed è ulteriormente ridotta nel caso di pagamenti elettronici, che sottraggono commissioni bancarie dell’1 per cento». Il paradosso denunciato da Genovese risiede poi nel fatto che, anche dopo l’acquisto del macchinario di ultima generazione, permanga l’obbligo di corrispondere i 28 euro mensili per assistenza tecnica.

Marche da bollo: la svolta digitale che costa di più al cittadino

La recente Riforma Cartabia (Dlgs 149/2022) ha previsto un processo di telematizzazione o “smaterializzazione” per alcuni valori bollati, come il pagamento del contributo unificato (la tassa dovuta per l’avvio di procedimenti civili, amministrativi e tributari, ndr) esclusivamente tramite piattaforma pagoPA. Come sottolinea Genovese, però, nel caso dei portali dell’amministrazione, al cittadino sono fornite due opzioni: pagare direttamente online, oppure generare un QR Code che può essere pagato in un punto Poste Italiane. Queste ultime però, attraverso il circuito PagoPA, applicano una spesa di commissione di 2,30 euro. Altre piattaforme private arrivano a far pagare fino a 2,50 euro: «Si tratta di una procedura inutilmente onerosa e complessa, soprattutto per le persone anziane».

Più in generale, come spiega la dottoressa Maria Laura Falato, commercialista revisore contabile, «Il bollo in modalità virtuale o telematica è obbligatorio per tutti i documenti nativi digitali o trasmessi tramite piattaforme ministeriali». Si tratta per esempio delle «fatture elettroniche (B2B, B2C e PA), tra cui rientrano le fatture elettroniche emesse da forfettari o per prestazioni esenti Iva, come quelle sanitarie, di importo superiore a 77,47 euro. Bolli virtuali sono previsti anche per gli atti e i registri societari digitali, per i documenti per la Pubblica amministrazione telematica (istanze, domande di partecipazione a bandi, ricorsi e atti inviati a enti pubblici tramite portali web o PEC). Si aggiungono inoltre gli atti depositati nel Processo telematico, come ricorsi, memorie e atti giudiziari. Infine l’articolo 15 Dpr 642/72 ha concesso l’Autorizzazione Virtuale Ordinaria, una specifica autorizzazione preventiva a liquidare i bolli in modo virtuale per le grandi imprese che emettono volumi enormi di documenti cartacei».

Le marche da bollo cartacee che resistono alla smaterializzazione

Rimangono comunque ancora numerosi documenti per i quali è richiesta la marca da bollo cartacea, acquistabile solo presso le tabaccherie o altri punti vendita autorizzati. Tra questi, come sottolinea Maria Laura Falato: «La marca da bollo da 2 euro va applicata sull’originale consegnato al cliente di tutte le fatture e ricevute cartacee o “analogiche”, come le ricevute sanitarie cartacee rilasciate al momento. Va poi apposta sulle note di diritto d’autore cartacee o sulle fatture emesse verso soggetti esteri non transitate da Sistema di Interscambio (qualora superino i 77,47 euro)».

«La marca da bollo da 16 euro ogni 4 facciate è richiesta per contratti di locazione non registrati telematicamente, scritture private o contratti tra privati, accordi commerciali, preliminari di compravendita (compromessi), atti di transazione redatti in forma cartacea e firmati. È prevista inoltre per i certificati anagrafici cartacei richiesti allo sportello del Comune (come la destinazione urbanistica o i certificati storici) non estratti online e per le procure speciali firmate in originale allegate fisicamente a pratiche o presentate a uffici pubblici». Si aggiungono poi, i casi del contrassegno telematico da 73,50 euro necessario per il rilascio di un nuovo passaporto, della marca da bollo da 16 euro per la documentazione di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno e delle cambiali.

Le associazioni di categoria

Sergio Caci, direttore UIT (Unione Italiana Tabaccai), racconta: «Nel 2024 abbiamo avuto un incontro con la Commissione della Camera dei Deputati per parlare delle vessazioni derivanti dalle imposte sulle tabaccherie, ma la situazione non è migliorata». Pasquale Genovese, presidente UIT aggiunge: «Il tema delle marche da bollo rileva ancor più se si pensa che nel panorama associativo italiano esiste una situazione di forte conflitto di interessi: mentre alcune realtà, come la nostra, lottano per difendere i margini di profitto sugli aggi dei tabaccai, la FIT (Federazione Italiana Tabaccai), sindacato per antonomasia, attraverso la sua società satellite di servizi Arianna 2001 S.p.A. fornisce tutto il materiale di consumo delle macchine che erogano marche da bollo. Difficile pensare che possa lavorare nell’interesse della categoria quando si rende compartecipe di un guadagno».

Dal canto loro FIT e Poste Italiane hanno fatto sapere rispettivamente, invece, che non risultano lamentele sulla decisione di adottare un nuovo macchinario e che la manutenzione sul vecchio apparecchio continua ad essere garantita, anche se UIT segnala molti casi in cui l’assistenza non viene prestata. Il presidente Asso Tabaccai, Gianfranco Labib, aggiunge: «Il cambio di strumentazione è stato sicuramente imposto per una questione naturale: le vecchie macchine erano ormai inutilizzabili. Il problema è però più di natura strutturale: avviene in un momento in cui i valori bollati sono stati dismessi dallo Stato, che ha promosso l’azione dei contributi unificati telematici, il prodotto sul quale noi tabaccai registravamo il più alto volume d’affari. Il taglio ai guadagni delle tabaccherie si inserisce così in un momento storico di forte crisi per il settore, che ha visto chiudere 4mila punti vendita in due anni», molte delle quali non sono più state rilevate da nessuno.

L’esasperazione dei tabaccai

È forte anche il malcontento tra i tabaccai italiani. Così a Roma, in centro storico, il titolare della Tabaccheria n° 1 di via Sistina, Paolo Albanesi, racconta: «Ho deciso di sospendere il servizio di emissione di valori bollati pochi mesi fa. Nell’arco di dieci anni, dal 2015 al 2025, la sua remunerabilità si era abbassata del 90%. Impossibile pensare di continuare così, soprattutto a fronte di un guadagno lordo del 5%, dal quale dovevano venire ancora scalati il 60% di tasse, i 28 euro di comodato d’uso sul macchinario, la nuova spesa del suo acquisto di 500 euro e persino la tassa per la connessione al portale».

Sono in molti a pensarla come lui o a essersi rifiutati di comprare il nuovo macchinario, cercando a fatica di mantenere in vita quello vecchio, che dà costantemente problemi. Ma c’è anche chi ha deciso di mantenere le marche da bollo, come il gestore della tabaccheria di Via Belsiana in centro a Roma, Ugo Iddiano: «Noi siamo una mosca bianca, tra i pochi a offrire ormai questo servizio nel quartiere. Non lo facciamo di certo per il guadagno, perché quello non c’è. Da parte nostra si tratta di un tema etico: continuare ad offrire un servizio al cittadino, che non deve essere penalizzato».

Foto copertina: Tabaccheria n°1, Roma © Roberta Brodini

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