Dopo la strage di Amendolara Piantedosi promette controlli straordinari. Le opposizioni: «Il governo non vede il problema»

La strage di Amendolara irrompe nel question time alla Camera e riaccende lo scontro politico sul tema del caporalato. Dopo la morte dei quattro braccianti agricoli – tre afghani e un pakistano – bruciati vivi in un minivan nel Cosentino, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, incalzato dalle opposizioni, difende la linea del governo: più ispezioni, più controlli, più vigilanza sul lavoro agricolo. «Fate finta di non vedere il problema», accusa dai banchi della minoranza Riccardo Magi di +Europa. «Dove sono gli ispettori?», si chiede Italia Viva.
La difesa del Viminale
Rispondendo a un’interrogazione del renziano Davide Faraone, il ministro annuncia «l’imminente avvio di un’attività di vigilanza straordinaria su tutto il territorio nazionale» contro lo sfruttamento del lavoro. E rivendica i numeri: «Dal 2022 ad oggi sono state effettuate 1.895 denunce e 346 arresti per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ossia per condotte di caporalato». E ancora: nel 2025, spiega, sono state avviate «oltre 157 mila ispezioni», a fronte delle 100 mila del 2022.
Per il titolare del Viminale, «la natura complessa del lavoro agricolo», che «incrocia diversi ambiti di intervento», richiede infatti «una strategia integrata» con i ministeri del Lavoro e dell’Agricoltura. Una linea che, spiega Piantedosi, va «dalla gestione degli ingressi dei cittadini stranieri in Italia per lavoro stagionale alla programmazione dei flussi», fino «alla tutela delle condizioni di lavoro» e «all’efficientamento dei controlli ispettivi». Il ministro ricorda anche l’incremento del corpo ispettivo, passato «dalle 3.983 unità del 2022 alle attuali 4.366», e annuncia nuove assunzioni nel triennio 2026-2028: altre 300 unità e 150 militari dell’Arma dei Carabinieri per la tutela del lavoro.
Poi il discorso si sposta sul terreno dell’immigrazione. «Il gravissimo delitto di Amendolara dimostra, una volta di più, l’importanza di un saldo controllo del fenomeno quale condizione preliminare e indispensabile per garantire che le esigenze del mercato del lavoro si realizzino nel rispetto, e non a scapito, della legalità, della sicurezza e dei diritti fondamentali dei lavoratori», sottolinea Piantedosi. Aggiungendo che i presunti autori del delitto, sarebbero entrati in Italia dal confine orientale nel 2018 e nel 2022, «prima che l’attuale governo operasse la sospensione della libera circolazione di Schengen al confine orientale».
Faraone: «Allibito, dove sono gli ispettori?»
La risposta non convince Italia Viva. A incalzare il ministro è Davide Faraone: «Oggi i caporali possono contare su un esercito di ricattabili, per lo più migranti senza permesso di soggiorno o con contratti di lavoro scaduti. Cosa sta facendo il governo?». Nella replica, il parlamentare renziano si dice «allibito» dai numeri rivendicati dal Viminale e cita invece i dati annuali dell’Ispettorato sul lavoro: i lavoratori tutelati dai controlli contro il caporalato sarebbero stati 3.208, poi 1.226, quindi 895 nel 2025. «Lei parla di unità aggiuntive, ma dove sono?», attacca Faraone che chiede conto anche delle risorse in campo per superare gli insediamenti informali sparsi per l’Italia e gli alloggi degradanti spesso riservati ai braccianti. «Parla di strategia integrata, ma ci sono 200 milioni nel Pnrr e ne sono stati spesi solo 25 per 11 progetti».
Magi: «La Bossi-Fini crea vulnerabilità, il governo non ha il coraggio di cambiarla»
Ad andare dritto sullalegge Bossi-Fini è invece Riccardo Magi, segretario di +Europa. «Uno dei modi con cui si crea un esercito di persone vulnerabili perché irregolari è il cattivo funzionamento di quella legge», sostiene in Aula, ricordando che anche la premier si eraimpegnata a modificarla. Di diverso avviso è Piantedosi, che respinge al mittente: «Qualsiasi giudizio se ne voglia dare, non ha alcun rilievo rispetto ai tragici accadimenti di Amendolara. Tutti i cittadini stranieri coinvolti erano in possesso di un titolo di soggiorno che consentiva loro di prestare comunque un’attività lavorativa regolare».
Magi nella replica però insiste sul punto: «Il governo fa finta di non vedere il problema, il fatto che ci siano centinaia di persone che vivono prigioniere in condizioni di irregolarità. Se anche uno volesse assumerli non può farlo». Secondo il deputato di +Europa, il decreto flussi così concepito non funziona: «Su 151 mila quote, solo 14 mila sono stati i permessi richiesti. Evidentemente fa comodo a molti che ci siano persone irregolari e quindi sfruttabili. Dovete assumervene la responsabilità».

