Alberto Stasi non tornerà a vivere a Garlasco. Le tre valigie, i regali al compagno di cella, l’incontro con la madre: il suo ultimo giorno in carcere

Alberto Stasi non tornerà a vivere a Garlasco dopo il via libera all’affidamento in prova ai servizi sociali concesso dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. A riferirlo è stata l’avvocata Giada Bocellari in un video al TgLa7, spiegando che il 41enne, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, non tornerà nel paese del delitto nonostante non abbia alcuna restrizione che gli impedisca di recarsi o vivere lì. Si tratta, ha precisato la legale, delle prescrizioni standard previste per questa misura alternativa alla detenzione, che non introduce limitazioni ulteriori rispetto a quelle ordinarie. Sulla scarcerazione di Stasi, la famiglia Poggi ha scelto il silenzio.
Gli ultimi momenti in carcere di Stasi
Stasi, che ha lasciato il carcere di Bollate nelle scorse ore attraverso un’uscita secondaria per evitare la calca di giornalisti che lo attendevano, ha così avviato una nuova fase del suo percorso giudiziario dopo oltre dieci anni di detenzione e un periodo di semilibertà durato più di un anno. Prima di uscire dall’istituto penitenziario ha salutato personale, agenti e detenuti, oltre al direttore del carcere, dopo aver sistemato i propri effetti personali in tre valigie e aver lasciato alcuni oggetti al compagno di cella, come il ventilatore e il frigorifero. All’esterno lo attendeva la madre, Elisabetta Ligabò, come quasi ogni sabato.
«La revisione verrà presentata quando la difesa sarà pronta»
La difesa ha intanto sottolineato come il nuovo regime consenta al condannato di riprendere una vita «sostanzialmente normale», nonostante le limitazioni previste dalla misura. L’avvocata Bocellari ha confermato che il lavoro sulla richiesta di revisione del processo proseguirà, definendolo un percorso tecnico e complesso che richiede tempo. «La revisione verrà presentata quando la difesa sarà pronta», ha fatto sapere la legale. Va chiarito che la decisione sull’affidamento in prova non incide sulle nuove attività investigative avviate dalla Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

