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Eshkol Nevo: «Mi vergogno di Ben-Gvir. Israele ha bisogno di una svolta»

14 Giugno 2026 - 09:09 Alba Romano
Eshkol Nevo
Eshkol Nevo
Un petizione aveva chiesto la sua esclusione dal Festival letterario "Il Libro Possibile" ma lo scrittore israeliano è chiaramente contro il bellicismo di Tel Aviv: «Sono in Italia perché voglio dar voce alla parte di società israeliana che crede nella pace. E passo alla prima persona: Io credo nella pаce»
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Eshkol Nevo è uno dei più importanti scrittori israeliani. Ieri, a Bologna, ospite al Festival delle Idee de La Repubblica ha preferito non commentare la petizione che ha chiesto la sua esclusione dal Festival letterario “Il Libro Possibile”. Apertamente critico nei confronti del bellicismo di Tel Aviv ha dichiarato: «Non credo nel cancellare, ammutolire, imbavagliare. Ma nell’importanza del confronto come mezzo per risolvere i conflitti. Sono in Italia perché voglio dar voce alla parte di società israeliana che crede nella pace. E passo alla prima persona: Io credo nella pаce».

«Dobbiamo dire basta, non possono esserci personaggi come Ben-Gvir»

«Dopo questi tre anni orribili, dobbiamo dire basta alle tragedie: agli spargimenti di sangue, alle violenze. Mettere un punto a un trauma che riguarda israeliani, palestinesi, libanesi. E il solo modo per risolvere i conflitti è negoziare. Ci ho sempre creduto», ha spiegato in un’ intervista al quotidiano Repubblica. «Non sono un analista, solo uno scrittore. Ma farò di tutto – scriverò articoli, scenderò in piazza, parlerò con la gente – affinché le cose cambino. Ed è possibile: fra quattro mesi ci sono le elezioni e non può esserci più spazio per certi personaggi. Gente come Itamar Ben-Gvir, l’ultra-religioso ministro della Sicurezza Interna, quello che si vede ridere nel video con gli attivisti della flottiglia sullo sfondo Quelle immagini mi hanno fatto vergognare. Andava licenziato all’istante, è un un’onta per il Paese. Ciò detto, in questa tragedia non siamo gli unici attori:ma, certo, abbiamo bisogno di una leadership diversa, più empatica e con una prospettiva per il futuro. Le cose cambieranno, ne sono sicuro». Lui, che suggerisce di «sconfiggere Hamas senza esser Hamas» ribadisce: «La guerra cambia le persone. Ha un effetto sulla loro anima. Il compito degli artisti, degli scrittori è offrire degli antidoti al dolore. Riportarli ai valori fondanti, quelli umani. Io ci ho voluto provare scrivendo un libro per bambini che parla proprio di negoziati. Quelli fra una bambina e il gatto che le ha sottratto una scarpa. I due imparano le lingue reciproche ascoltandosi: capiscono le rispettive esigenze e vulnerabilità. Negoziano e trovano una soluzione. Ma anche quel libro si è intrecciato al momento storico che viviamo».