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Bufera per lo scrittore israeliano Eshkol Nevo al Libro Possibile. La direttrice del festival non ci sta: «Nessuna esclusione. Ecco perché lo teniamo»

13 Giugno 2026 - 18:35 Cecilia Dardana
Eskhol Nevo libro possibile
Eskhol Nevo libro possibile
L'arcivescovo, intellettuali, politici e professori: ecco chi ha firmato la petizione contro Nevo. «Non possiamo identificare uno scrittore con le scelte politiche del governo del suo Paese», replica Santoro
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«Nessuna esclusione, Eshkol Nevo sarà al Libro Possibile». A chiarirlo è la direttrice artistica del festival, Rosella Santoro, che interviene dopo l’appello lanciato da alcuni intellettuali e attivisti per chiedere l’estromissione dell’autore israeliano dal programma dell’evento. «Da venticinque anni porta la cultura nelle piazze e accoglie voci, sensibilità e posizioni differenti nell’ottica di creare dibattito, oltre le semplificazioni. Crediamo nell’analisi della complessità, così come crediamo nella libera e pacifica espressione del dissenso che è parte dell’essenza democratica. Non possiamo identificare uno scrittore con le scelte politiche del governo del suo Paese», afferma Santoro.

Cosa denuncia la petizione contro lo scrittore israeliano Nevo

La replica della direttrice arriva dopo il lancio di una petizione che ha acceso il dibattito politico in Puglia e che ha raccolto anche il sostegno di un alto prelato. Al centro della contestazione c’è lo scrittore israeliano Nevo, annunciato come uno degli ospiti di punta della prossima edizione del Libro Possibile, il festival letterario in programma dall’8 all’11 luglio a Polignano a Mare e dal 21 al 25 luglio a Vieste. I promotori dell’iniziativa hanno chiesto formalmente l’esclusione dell’autore dal programma. Il motivo della protesta, come si legge nel testo della petizione indirizzata al presidente della Regione Puglia e agli organizzatori dell’evento, risiede nel silenzio dello scrittore rispetto all’attuale scenario in Medio Oriente. Secondo i firmatari, infatti, Nevo «non ha espresso una chiara e pubblica presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalla devastazione di Gaza e dall’espansione del conflitto nell’intero Medio Oriente».

L’arcivescovo, intellettuali, politici e professori: chi ha firmato la petizione contro Nevo

La mobilitazione, di cui ha dato notizia il Corriere del Mezzogiorno, sta raccogliendo un numero crescente di adesioni trasversali. A colpire è soprattutto la presenza di nomi di primo piano delle istituzioni locali e della Chiesa. Tra i firmatari più noti figurano infatti Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, la vicesindaca di Bari Giovanna Jacovone e il neo sindaco di Molfetta Manuel Minervini, oltre a una folta platea di docenti universitari, professionisti, intellettuali e attivisti del territorio. «La richiesta nasce dal dolore, dallo sgomento e dall’indignazione per quanto il governo e l’esercito israeliani stanno compiendo a Gaza e nei Territori palestinesi occupati». Questo spiegano i promotori per motivare un’iniziativa destinata a far discutere, ricordando che ormai «sempre più osservatori parlano apertamente di una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo».

«Non contestiamo la libertà d’espressione, ma la cultura difenda l’umanità»

I firmatari della petizione hanno voluto specificare che la richiesta non costituisce un attacco personale alle qualità della produzione letteraria di Nevo, né un tentativo di censura preventiva. Il nodo della questione viene spostato sul piano della responsabilità etica che chi fa cultura dovrebbe assumersi davanti a una crisi umanitaria di tale portata. «Non contestiamo il valore letterario delle opere di Eshkol Nevo né il principio della libertà di espressione, che consideriamo un bene fondamentale e irrinunciabile. Riteniamo tuttavia che gli intellettuali abbiano una responsabilità particolare nei momenti più tragici della storia. Non basta raccontare l’umanità: occorre difenderla».

Il tema del Festival

Il corto circuito ideale, secondo il comitato, diventa ancora più evidente se relazionato alla traccia portante scelta per gli incontri di quest’anno dal festival pugliese. La conclusione del testo lancia infatti un interrogativo diretto agli organizzatori, mettendo a contrasto la narrazione culturale con la cruda realtà del conflitto: «Se il tema del Libro Possibile è “Discorso all’umanità“, allora la prima domanda che dobbiamo porci è dove sia oggi l’umanità davanti alle macerie di Gaza, davanti ai corpi dei bambini estratti dalle rovine, davanti alla fame che colpisce la popolazione civile».

La replica della direttrice del Festival

La direttrice del Festival non ci sta e respinge l’idea di di attribuire agli autori le responsabilità delle scelte dei rispettivi governi, ma al tempo stesso riconosce anche il ruolo che gli intellettuali dovrebbero avere in questo periodo storico. «Il mondo della cultura non può comportarsi come se nulla stesse accadendo. Il Libro Possibile non lo ha fatto e non lo farà», premette Rosella Santoro.

«Nevo ha preso le distanze dal governo israeliano»

«Abbiamo preso atto che Nevo ha pubblicamente invocato la pace, indicato nel dialogo e nei negoziati l’unica soluzione possibile e preso le distanze da esponenti dell’attuale governo israeliano. La sua voce, quindi, sarà ascoltata insieme a quelle di Wael Al-Dahdouh (capo dell’ufficio di Al Jazeera a Gaza e volto simbolo internazionale del giornalismo sotto assedio, ndr), i giornalisti Widad Tamimi e Lorenzo Tondo e altri ospiti che affronteranno il dramma di Gaza e del Medio Oriente», spiega la direttrice del Festival. «Saranno presenti anche autorevoli esponenti della Chiesa, da sempre impegnata nella promozione del dialogo e nella costruzione della pace nei luoghi martoriati da guerre e occupazioni. Come sempre in 25 anni di storia del Libro Possibile porteremo nello spazio pubblico un confronto civile e costruttivo», conclude.

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