Gwyneth Paltrow nella bufera dopo lo spot dei grattacieli di lusso in Israele: il web ora ribattezza l’attrice «Gwynocide»

Gwyneth Paltrow è da sempre abituata a far discutere. Dalle diete a base di latte di capra ai consigli per il benessere intimo, l’attrice premio Oscar e fondatrice del brand Goop ha costruito un impero economico sapendo cavalcare la provocazione. Questa volta, però, non ci ha visto lungo. Paltrow, infatti, è comparsa come testimonial di un nuovo e sfarzoso complesso residenziale in Israele, scatenando reazioni furiose a livello globale. Come scrive il Guardian, questa scelta geopolitica le è valsa sul web il pesante soprannome di «Gwynocide».
Lo spot d’oro a Herzliya e il legame con i coloni
Al centro della polemica c’è lo spot pubblicitario per 51 Park, un progetto immobiliare che prevede la costruzione di due torri di 51 piani a Herzliya, una località situata poco a nord di Tel Aviv. Le immagini, girate in realtà a New York, mostrano una serie di comfort extra-lusso: piscine dedicate al pilates, sale per la degustazione di vini, palestre all’avanguardia e attici multimilionari.
Tuttavia, come evidenzia il quotidiano britannico, a far discutere non è solo l’ostentazione del lusso in un momento di aperto conflitto, ma i legami della società costruttrice. La Melisron, l’azienda madre dietro il progetto di 51 Park, possiede infatti anche un importante progetto immobiliare commerciale a Ma’ale Adumim, un insediamento israeliano nella Cisgiordania occupata, sorto su terre da cui le comunità beduine locali sono state evacuate con la forza.
Il rapporto di Amnesty International sulla Cisgiordania
Come scrive il Guardian, il contrasto tra l’atmosfera patinata dello spot e i dati sul campo forniti dalle organizzazioni internazionali è netto. Viene citato, in particolare, un recente rapporto di 149 pagine pubblicato da Amnesty International, che accusa apertamente il governo israeliano di portare avanti una campagna di pulizia etnica nella Cisgiordania occupata, definendola finanziata, guidata e attuata dallo Stato. Nel dossier si legge che «la violenza dei coloni non è un’anomalia, ma parte integrante di una politica statale organizzata.»
Il quotidiano britannico fa notare inoltre come, a poche decine di chilometri dalle lussuose sale da vino pubblicizzate da Paltrow, la situazione umanitaria sia drammatica. Nella Striscia di Gaza, devastata dal conflitto, si contano circa 1,7 milioni di sfollati ammassati in tendopoli dove mancano i servizi igienici essenziali e dove l’Unicef ha registrato decine di migliaia di casi di infestazioni da parassiti e roditori.
La strategia del «monetizzare l’indignazione»
Non è un segreto che Paltrow abbia spesso utilizzato le critiche sul web come volano pubblicitario. Durante una lezione tenuta alla Harvard Business School, l’imprenditrice aveva ammesso con pragmatismo la sua strategia comunicativa: «Posso monetizzare quell’attenzione mediatica». Il New York Times aveva già descritto la capacità del brand Goop di padroneggiare una sorta di «arte oscura: raccogliere l’indignazione di Internet e trasformarla in denaro».
Tuttavia, fa notare il Guardian, promuovere pratiche di benessere bizzarre è una strategia ben diversa dal legare la propria immagine a un contesto di guerra e accuse di violazione dei diritti umani. Un imbarazzo che traspare anche dalle scelte comunicative dell’attrice, che ha evitato di rilanciare lo spot di 51 Park sui propri canali social personali.
La svolta a destra del mondo del benessere
La promozione dei grattacieli di Herzliya non sembra essere un caso isolato nella recente linea editoriale dell’attrice. Di recente, Paltrow ha ospitato nel suo podcast il co-fondatore di Anduril, un’azienda specializzata in tecnologie militari. Un’intervista che, come sottolineato dalla testata Mother Jones, si inserisce in una più ampia «svolta a destra sia nella Silicon Valley che nella cultura del benessere americana».

