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Avvelenate con la ricina, 70 alimenti sotto sequestro e test sugli anticorpi per i sopravvissuti. In arrivo i super esperti dalla Germania

19 Giugno 2026 - 13:47 Cecilia Dardana
omicidio ricina pietracatella sequestro cellulare alice di vita gianni di vita antonella di ielsi sara di vita
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La Procura di Larino chiede aiuto alla Germania per risolvere il mistero della morte di madre e figlia. In campo il Robert Koch Institute e la polizia federale tedesca. Nuovi esami sui cibi sequestrati e sui familiari per capire se siano entrati in contatto con il veleno
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Il mistero delle morti di Pietracatella si concentra ora su 70 alimenti posti sotto sequestro dagli inquirenti. Nel piccolo comune molisano, nei giorni di Natale, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita persero la vita, avvelenate dalla ricina. La svolta investigativa passa adesso per i laboratori e le analisi scientifiche, nel tentativo di rintracciare l’origine della tossina letale.

Cosa hanno sequestrato gli inquirenti

I dettagli delle operazioni emergono dagli allegati notificati alle parti in vista del conferimento di incarichi ai nuovi consulenti, previsto per il 29 giugno a Pavia, presso il Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri. Il materiale, attualmente affidato in custodia all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, è vasto e variegato. Ai 19 prodotti sequestrati lo scorso 29 dicembre nell’appartamento di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, residente al secondo piano della palazzina di via Risorgimento tuttora sotto sigilli, se ne sono aggiunti molti altri prelevati il 7 gennaio. Si tratta di un mix di cibi fatti in casa e prodotti confezionati di varie marche, recuperati direttamente dai frigoriferi e dai congelatori della famiglia: 18 alimenti dal freezer e 17 dal frigorifero dei Di Vita, a cui si sommano altri 16 prodotti divisi equamente tra frigo e congelatore nell’abitazione al primo piano dello stesso stabile, dove prima dei sigilli viveva la madre dell’uomo, Giuseppina Cinquino.

La task force internazionale

Per sbrogliare questo intricato mistero, la Procura di Larino ha deciso di mettere in campo una task force internazionale, affiancando agli investigatori italiani i massimi esperti europei. Entrano così nel caso il celebre Robert Koch Institute di Berlino e la Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca. La scelta di coinvolgere la Germania è legata alle sue metodiche d’avanguardia nell’accertamento e nel campionamento della ricina, che permetteranno esami approfonditi sui reperti biologici delle vittime per capire come la tossina sia stata prodotta e utilizzata. Il nuovo collegio peritale sarà composto da Luca Morini, tossicologo forense dell’Università di Pavia, insieme al direttore del centro tedesco Christian Herzog e alla collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche Sylvia Worbs. Gli esperti avranno anche il compito di cercare tracce del veleno su indumenti, mobili e oggetti della casa.

Gli esami clinici sui sopravvissuti

La vera svolta nelle indagini potrebbe però arrivare dagli esami clinici disposti sui sopravvissuti. La Procura ha infatti ordinato accertamenti mirati a verificare l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, gli altri due membri della famiglia, per capire se anche loro abbiano assunto il veleno in dosi non letali. Solo in un secondo momento, se ritenuto necessario e dopo i primi riscontri di laboratorio, il team di specialisti tedeschi volerà in Molise per un sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, portando con sé tecniche speciali di campionamento per tentare di chiudere definitivamente il cerchio su questa drammatica vicenda.

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