Ultime notizie Delitto di GarlascoDonald TrumpGiorgia MeloniMaturitàMondiali 2026
POLITICACrisi Usa - IranDonald TrumpGiorgia MeloniGoverno MeloniIranLibanoUSA

Meloni: «Colpita da Trump, il lavoro con gli Usa torni alla normalità». Poi sulla politica estera: «Non cambio idea, ma non è Temptation Island»

23 Giugno 2026 - 19:32 Cecilia Dardana
giorgia meloni la verità
giorgia meloni la verità
La premier, ospite alla festa de La Verità, smorza le tensioni con Washington dopo gli scontri con il presidente Usa: «Nessun contraccolpo istituzionale o economico». Poi l'apertura a una missione nello Stretto di Hormuz, l'asse con Macron sul Libano e l'accelerazione sul nucleare
Google Preferred Site

Nessun asse spezzato con Washington e nessuna intenzione di trasformare la diplomazia in un reality show. A Il giorno de La Verità, intervistata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni liquida così le tensioni diplomatiche degli ultimi giorni nate dopo la diffusione dell’audio in cui Donald Trump la attaccava duramente. La premier si dice comunque «sinceramente colpita» da Trump, ma decide di blindare i rapporti con la Casa Bianca per evitare un’escalation mediatica: «Non intendo continuare ad alimentare questo confronto», ha chiarito, spiegando che «il nostro lavoro bilaterale con gli Usa deve tornare alla normalità».

L’asse con gli Usa

Per Meloni la reazione italiana c’è stata, ma ora è il momento di voltare pagina. «Il ministro Tajani ha fatto bene ad annullare la sua missione a Washington, ha dato un segnale ma non è necessario andare oltre», ha spiegato la premier, confermando che i ministri del suo governo saranno regolarmente presenti a Villa Taverna il 2 luglio per le celebrazioni della festa dell’indipendenza americana. «Sulla politica estera non cambio idea», ha ribadito, rassicurando sulla tenuta dei mercati: «Tra Usa e Italia sono solidi», e «non vedo rischi di contraccolpi. I nostri rapporti vanno bene».

«Parliamo di politica estera come fosse Temptation Island, ma è più complessa»

I legami storici ed economici, insomma, non possono essere scossi da un post o da un audio: «Sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica e solida che non è che si cancella e ridiscute per una discussione sui social media». Anzi, «mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano bene anche nelle ultime settimane e mesi a livello istituzionale ed economico», ha aggiunto ricordando la recente visita del ministro Crosetto negli USA e i dati commerciali positivi, con un export «cresciuto nonostante i dazi americani nell’ultimo periodo, a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti». Da qui la stoccata: i rapporti tra Stati «non iniziano e finiscono in base a chi governa in quel momento, dobbiamo riportare i termini della politica estera alla profondità cui devono stare, parliamo di politica estera come fosse Temptation Island ma è più complessa, lo dico per i meme che vedo girare».

L’Iran e le testate nucleari

Meloni ha poi toccato i dossier geopolitici più scottanti, a partire dall’Iran. Sul negoziato fra Washington e Teheran si dice «abbastanza ottimista, anche se so che non è semplicissimo. Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e anche dando la disponibilità per una missione». La linea rossa resta il programma atomico degli Ayatollah: «Il destino del nucleare iraniano: non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo».

Lo Stretto di Hormuz

Legata a doppio filo all’Iran c’è la sicurezza dei commerci marittimi nello Stretto di Hormuz, definita dalla premier «una grandissima questione. Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta». Cedere ai ricatti di Teheran creerebbe un precedente pericoloso: «Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani a Hormuz, ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte».

Il vertice con Macron

Spazio anche alla crisi in Medio Oriente e al ruolo di primo piano dell’Italia: «In Libano l’Italia ha una storia di impegno in prima linea straordinario. Esiste oggi un negoziato parallelo diretto tra Libano e Israele, e anche questo è un quadrante su cui l’Italia può giocare un ruolo di primo piano. È uno dei temi con cui intendo discute con Macron al vertice intergovernativo di giovedì, è una di quelle cose su cui Italia e Francia possono lavorare insieme».

L’accelerazione sul nucleare

I temi domestici hanno visto la premier scattare in avanti sul fronte energetico, con l’obiettivo di portare a casa il dossier atomico prima della scadenza naturale della legislatura nel 2027: «Confido che prima della pausa estiva si possa arrivare all’approvazione definitiva della legge delega. Intanto il governo sta già lavorando ai decreti attuativi, non voglio perdere neanche un giorno. Manca un anno o poco più alla fine di questa legislatura, vorrei arrivare alla fine di questa legislatura avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante, che è il nucleare». Una battuta ironica è stata riservata anche alle stime economiche improntate alla cautela espresse poco prima dallo stesso palco dal ministro dell’Economia: «Immagino la ventata di ottimismo che abbia portato il ministro Giorgetti…».

La legge elettorale

Infine, la difesa della riforma della legge elettorale, presentata come una garanzia di affidabilità internazionale per il Paese. «Oggi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa instabile. Io non voglio che l’Italia torni ad essere instabile. Questa legge elettorale dà la possibilità di governare per cinque anni. Dovrebbero essere tutti d’accordo, soprattutto la sinistra». E proprio all’opposizione Meloni lancia l’affondo: «Forse la sinistra punta ad un pareggio, ma sarebbe drammatico. È una legge che non serve al centrodestra ma all’Italia. Vinca il migliore».

leggi anche