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L’ordine di Giorgia Meloni ai ministri: «Basta liti con gli Usa». Schlein: «Ha rotto con Trump? Allora esca dal Board di Pace»

22 Giugno 2026 - 19:14 Alessandro D’Amato
Giorgia Meloni con Donald Trump
Giorgia Meloni con Donald Trump
La premier detta la linea ai suoi in Cdm e guarda agli impegni europei. Ma la leader Pd la sfida
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Archiviare lo scontro frontale con Donald Trump. È la linea che Giorgia Meloni ha ribadito ai suoi ministri nel Cdm riunito questo pomeriggio, il primo dopo gli attacchi a ripetizione del presidente Usa. La premier ha risposto colpo su colpo per due volte, poi ha detto basta. Quella lite non deve impattare sui rapporti tra Italia e Usa, ha detto Meloni in apertura del Cdm, secondo quanto riferito da diversi presenti alla riunione Alla luce di questo, riferiscono le stesse fonti di governo, Meloni ha invitato i ministri a partecipare al ricevimento del 2 luglio all’ambasciata Usa per la festa dell’Indipendenza, anche perché – avrebbero rimarcato – «l’ambasciatore Fertitta è sempre stato estremamente disponibile e professionale nei nostri confronti». La presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani, fresco di annullamento di un viaggio a Miami, è data per certa, ma dovrebbe partecipare all’evento anche l’altro vicepremier Matteo Salvini. Non la premier stessa, a meno di ripensamenti dell’ultim’ora.

Meloni-Trump, rottura totale

«Non mollo», aveva detto d’altronde ieri Meloni ai passanti che le chiedevano un selfie nel bagno di folla a sorpresa tra gli alpini in Friuli, che serviva a rispondere alle accuse del presidente Usa sulla sua popolarità. Meloni ha detto sì all’invito del ministro di Pordenone Luca Ciriani solo dopo il botta e risposta con Trump. Ora guarda avanti. Mercoledì è attesa a Berlino per la riunione E5 sull’Ucraina, l’indomani ad Antibes, in Costa Azzurra, per il bilaterale con Emmanuel Macron. Da quando nell’Ue Viktor Orbàn è solo un ricordo, pochi sono disponibili a fare asse con Trump. Mentre il vicepremier leghista ha già buttato tutti i cappellini Maga per ovvi motivi di impopolarità del tycoon. Ma la galassia Maga in Italia ha già un cavallo alternativo su cui puntare: Roberto Vannacci. Quanto a Marina Berlusconi, è sempre stata molto perplessa, eufemismo, sulla condotta di Trump. Dall’opposizione invece Elly Schlein chiede a Meloni di trarre le conseguenze della rottura. «Abbiamo condannato duramente gli attacchi inaccettabili di Trump. Ma chiediamo al governo di passare dai tweet ai fatti, uscendo per esempio dal Board of Peace, dove non sarebbe mai dovuto entrare perché non sta lavorando per la pace», ha detto la segretaria del Pd.

Il timore di «rappresaglie» Usa

A spiegare il dettato di prudenza di Meloni è il fatto che all’interno del governo c’è chi teme ripercussioni sul fronte dell’impegno Usa in Italia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sentito il suo omologo Pete Hegseth. Le basi Usa sono essenziali anche per la nostra difesa aerea. C’è preoccupazione pure sul lato commerciale. Cioè per i possibili nuovi dazi sui prodotti italiani, con rincari rispetto alle tariffe europee. Anche il ministro Ciriani ha parlato di «possibili ricadute serie», mentre quello dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, era riuscito a ridurre i dazi indiretti (tariffe antidumping) alla nostra pasta. Con i colleghi, Lollobrigida sostiene di non temere extra-dazi, «perché sono questioni europee» e perché «come dimostrano i numeri del nostro export, che ha superato il Giappone, hanno influito poco e niente». Ma lo scenario si fa sempre più incerto. E nessuno al governo può davvero escludere nulla.

Come la pensa Steve Bannon

Intanto in un’intervista con Repubblica Steve Bannon comincia in maniera sibillina: «Ci saranno conseguenze» dopo lo scontro. Il manager della prima campagna elettorale di Trump aveva anche partecipato ad Atreju. Poi, secondo Bannon, Meloni ha tradito: «Lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco dell’Unione europea perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia la canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».

Il «tradimento» di Giorgia

«Quando gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di un alleato che si schierasse e sostenesse uno sforzo navale congiunto, per mantenere aperte le rotte di Hormuz, del Mar Rosso e di Suez, dove passano il petrolio e il gas diretti verso l’Europa, lei si è tirata indietro», aggiunge per spiegare l’ostilità di Trump. «Come ho detto ormai per anni, Meloni non è mai stata un ponte per il presidente verso l’Europa. Questa era una fantasia costruita da lei stessa». E minaccia: «Le azioni nocive e dannose di Meloni contro l’America, durante un tempo di guerra, non verranno dimenticate presto». La conclusione è chiarissima: «Lei non è un’amica degli Stati Uniti e ci saranno conseguenze».

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