Sulle vacanze estive ora anche la minaccia di ore per i controlli biometrici. Il sindacato di polizia Silp a Open: «Non basta il software, serve il personale»

Il caldo imperversa in tutta Europa e con lui il pensiero per il momento delle vacanze. Se per molti versi questo può significare relax ormai alle porte, per altri può arrivare a comportare forti disagi nei viaggi, soprattutto all’interno degli aeroporti. Il motivo sarebbe legato alla recente introduzione, a partire dal 10 aprile 2026, del sistema EES (Entry/Exit System), che prevede la registrazione dei dati biometrici dei viaggiatori extra-UE in entrata nello spazio Schengen presso le frontiere aeree. Una procedura, denunciano i responsabili di aeroporti e i sindacati dei lavoratori di Polizia, che può arrivare a creare ore di code e forti disagi ai viaggiatori e agli stessi addetti ai lavori. L’allarme è finito anche sul Financial Times e la polemica è esplosa. Open ne ha parlato con il Segretario Generale Silp Cgil (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia), Pietro Colapietro.
Il nuovo sistema EES
Il regolamento (UE) 2017/2226, risalente al 30 novembre 2017, prevedeva l’introduzione di un nuovo sistema di ingressi nell’area Schengen, denominato sistema di ingressi/uscite EES (Entry/Exit System). Si tratta di un programma informatico centralizzato che raccoglie dati relativi ai documenti di identità e di viaggio, (come nome completo, dati di nascita, ecc.), insieme ai dati biometrici (impronte digitali, riconoscimento facciale e scansione dell’iride) e a data e luogo di ingresso, di uscita o di rifiuto dell’ingresso. La nuova procedura sostituisce la vecchia timbratura manuale dei passaporti e ha lo scopo di facilitare il controllo all’ingresso e di generare automaticamente segnalazioni ai Paesi Schengen in caso di soggiorno autorizzato scaduto.
Chi lo adotta e chi sono i destinatari del nuovo sistema
Ad applicare il nuovo sistema sono 29 paesi Schengen (25 Stati membri dell’UE più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), mentre ad essere destinatari dei controlli sono tutti i cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne dello spazio Schengen per soggiorni di breve durata (90 giorni in un periodo di 180 giorni). Per quanto previsto già dal 2017, il sistema è stato ufficialmente introdotto solo nel 2025, con un regolamento UE che prevedeva una fase di «avvio graduale» di 180 giorni e la sua completa adozione entro il 10 aprile 2026.
Postazioni self-service che non funzionano, personale sotto-organico e ore di code per i turisti
Per quanto all’avanguardia, il nuovo sistema presenterebbe forti limiti soprattutto nella gestione del flusso di turisti estivo negli aeroporti, tanto da aver comportato code di diverse ore per i passeggeri in arrivo e in partenza. I problemi più spesso riscontrati sarebbero legati alle postazioni self-service, che non riconoscono in automatico i passeggeri già registrati, costringendoli a ripetere da capo la procedura. Inoltre, non tutti gli scali sarebbero uniformemente pronti, come sottolinea il Segretario Generale Silp, Pietro Colapietro: «Esistono scadenze europee stringenti per l’adeguamento tecnologico, ma il divario tra i principali hub internazionali e gli scali minori rimane una realtà».
Colapietro conferma anche come la preoccupazione per i disagi ai turisti sia concreta e legata ad una «carenza cronica di organico» denunciata ormai da tempo: «Chiediamo investimenti strutturali: non basta il software, serve il personale per presidiare i varchi e la formazione continua». E aggiunge: «Con i flussi turistici estivi, il rischio è la saturazione delle aree di controllo. Senza un adeguamento delle infrastrutture (es. più varchi automatici) e del personale, l’equazione è semplice: aumento del tempo per passeggero uguale aumento dei tempi di attesa», soprattutto «negli aeroporti con volumi di traffico extra-UE elevati (come Fiumicino, Malpensa e Venezia)».
I rischi di una disapplicazione del controllo biometrico
Alle autorità di frontiera è concessa la possibilità di sospendere temporaneamente la procedura biometrica. Colapietro chiarisce infatti: «Esistono procedure di “fall-back” previste dai regolamenti europei per gestire le emergenze e garantire la fluidità del traffico», ma precisa anche che «devono essere eccezioni limitate nel tempo e nello spazio». Un mancato stretto controllo degli ingressi, attraverso deroghe o “disapplicazioni” della procedura, infatti, «comporta un rischio potenziale». Del resto, conclude, «il controllo biometrico è nato proprio per colmare falle nella tracciabilità; rinunciarvi significa indebolire l’architettura di sicurezza dell’area Schengen».
Il portavoce della Commissione europea smentisce: tutto «funziona bene»
Diversa la versione di un portavoce della Commissione europea che ha parlato di un sistema «pienamente operativo in tutti i Paesi Schengen» e che «funziona bene». A causare semmai i disservizi, sempre secondo fonti istituzionali, sarebbero nella maggior parte dei casi «fattori preesistenti, come la carenza di personale, i limiti infrastrutturali e la concentrazione dei voli in determinate fasce orarie».
Foto copertina: Controlli biometrici effettuati con il nuovo sistema europeo Entry-Exit System (Ees) in una recente immagine, Fiumicino. ANSA/US ADR

