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Repubblica: Giorgia Meloni vuole il Quirinale. Mantovano premier?

30 Giugno 2026 - 06:30 Alessandro D’Amato
giorgia meloni quirinale mantovano premier
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Il piano della premier per il Colle. L'ostacolo della legge elettorale e il pericolo Vannacci
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Cosa c’è dietro la frase di Giorgia Meloni su un uomo di destra al Quirinale? «Non è più un tabù», ha detto la premier da Nicola Porro su Rete4: «Chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la presidenza del consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e potrà valere per la presidenza della Repubblica, ma decideranno gli italiani». E secondo Repubblica il tutto fa parte di un piano. «Fonti meloniane di massimo livello» dicono che l’obiettivo della premier è lanciare lo slogan d’emergenza per la prossima campagna elettorale: se volete un presidenzialismo senza riforma costituzionale, votate di nuovo la coalizione.

Giorgia Meloni al Quirinale

Questo per una tentazione che Meloni accarezza da tempo, come hanno detto Dario Franceschini e Matteo Renzi. Ovvero la tentazione Quirinale. Secondo il piano, dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2027 la premier tornerebbe a Palazzo Chigi in attesa della scadenza del mandato di Sergio Mattarella, ovvero nel febbraio 2029. Poi si farebbe eleggere al Colle. Spedendo alla guida del governo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Ma secondo il retroscena c’è anche un piano B. Con Mantovano che potrebbe invece diventare lui il candidato in caso di fallimento della scalata di Meloni.

La tempistica dell’annuncio

C’è un pericolo che Meloni vuole evitare: la legge elettorale. Con quella nuova il centrodestra potrebbe vincere ma anche perdere. E quel punto la corsa per il Colle sarebbe compromessa per il 2029 e bisognerebbe attendere il 2036, ovvero 10 anni. Per questo se c’è un dubbio meglio tenersi il Rosatellum. Che fa perdere in maniera più bilanciata. E soprattutto, si può ambire a un Capo dello Stato di destra pure se il centrosinistra raccoglie qualche seggio in più del centrodestra: anche con Fn fuori dall’alleanza, i suoi seggi potrebbero risultare decisivi con un’intesa post elettorale.

La legge elettorale

Per questo la corsa per approvare la nuova legge elettorale sta subendo rallentamenti. Il Senato approverà il sistema di voto tra settembre o ottobre. Mentre Roberto Vannacci sta divorando la Lega. Il messaggio contro il generale, in attesa di decisioni sull’eventuale alleanza, è lo stesso: aiuta la sinistra, chi lo vota colpisce la destra. E il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ritiene complesso conciliare la linea del governo con quella dell’ex generale.

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