Intelligenza artificiale, dal 2 agosto scatta l’obbligo di formazione per i dipendenti. Ma 2 aziende su 3 sono impreparate

Il prossimo 2 agosto diventerà pienamente applicabile la parte più rilevante dell’AI Act, il regolamento fortemente voluto dall’Unione europea per disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. La normativa è già entrata in vigore il 1° agosto 2024, ma prevede un’implementazione progressiva, con scadenze differenziate nel tempo.
Quali sono gli obblighi dell’AI Act
Uno degli elementi centrali del nuovo impianto regolatorio riguarda l’obbligo di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale. L’articolo 4 dell’AI Act stabilisce, infatti, che sia i fornitori di sistemi di AI sia le aziende che li utilizzano (i cosiddetti deployer) debbano adottare misure adeguate per garantire un livello sufficiente di competenze interne. Non si tratta di una semplice raccomandazione o di un aggiornamento facoltativo, ma di un obbligo che impone alle imprese di strutturare percorsi formativi per i propri dipendenti. In questo modo, si punta ad aumentare la consapevolezza nell’uso degli strumenti di AI e a contenere il fenomeno dello Shadow AI, ovvero l’utilizzo non autorizzato o non controllato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei lavoratori. Fenomeno che, secondo le stime, riguarderebbe almeno il 27% dei dipendenti e che espone le aziende a rischi significativi, soprattutto in termini di gestione impropria dei dati sensibili.
L’indagine: il 65% delle imprese non è pronto
Secondo un’indagine di AIDAPT, startup italiana specializzata in intelligenza artificiale, il sistema produttivo nazionale non sarebbe ancora pronto a rispettare pienamente la nuova scadenza. Emerge, infatti, un ritardo strutturale diffuso tra le imprese. Il 65% delle imprese del nostro Paese non ha ancora adottato linee guida interne sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, mentre meno di una su cinque ha avviato percorsi di formazione dedicati al personale.
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Multe fino a 35 milioni di euro: cosa rischiano le aziende
Una situazione di stallo che espone una larga parte del tessuto produttivo a potenziali sanzioni significative. Nei casi più gravi, l’AI Act prevede multe fino a 35 milioni di euro o fino al 7% del fatturato mondiale annuo. Per le piccole e medie imprese sono comunque previste soglie proporzionate alla dimensione aziendale. Al di là del rischio sanzionatorio, il problema principale è la gestione dei dati. L’uso non governato di sistemi di IA può comportare violazioni della riservatezza, soprattutto quando sono coinvolti dati di clienti o dipendenti.
Come le aziende possono adeguarsi
Secondo le indicazioni di AIDAPT, il primo passo per mettersi in regola è la mappatura degli strumenti con una ricognizione aggiornata di tutti i software e i chatbot effettivamente utilizzati all’interno dell’organizzazione. Segue poi la necessità di sostituire gli account personali con soluzioni aziendali autorizzate, così da garantire un controllo centralizzato sugli accessi e sui flussi di dati. Il terzo pilastro, considerato il più urgente, riguarda la formazione del personale. I percorsi possono essere brevi, ma ripetuti nel tempo, calibrati sui diversi ruoli aziendali e adeguatamente documentati. A questo si aggiunge la definizione di un regolamento interno chiaro, che stabilisca quali strumenti siano consentiti e quali tipologie di dati non possano essere utilizzate o condivise con sistemi di IA. Poi, ogni organizzazione dovrà chiarire dove vengano trattate le informazioni e se possano essere utilizzate per l’addestramento dei modelli. È qui che l’AI Act si intreccia con le normative europee sulla protezione dei dati, rendendo cruciale la gestione corretta delle informazioni sensibili.

