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Cpr, il Consiglio di Stato ordina al Viminale di fare chiarezza sulle condizioni dei centri per i migranti: «Verifiche entro sei mesi»

08 Luglio 2026 - 18:27 Alessandra Mancini
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Il ministero dell'Interno avrà sei mesi per verificare le condizioni nei Centri di permanenza per il rimpatrio, dall'assistenza sanitaria alla gestione delle principali criticità emerse negli ultimi cinque anni. La sentenza dopo il ricorso di Asgi
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Sei mesi. È il tempo concesso dal Consiglio di Stato al ministero dell’Interno per procedere a «una puntuale ricognizione della situazione esistente dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)», con particolare riferimento «ai profili dell’assistenza sanitaria e psicologica, alla formazione del personale impiegato, nonché all’analisi degli episodi critici verificatisi con maggiore frequenza nel corso dell’ultimo quinquennio». I giudici hanno accolto il ricorso dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), riconoscendo la necessità di fare chiarezza sulle condizioni all’interno dei centri. 

L’ordinaria attività istruttoria – spiega l’organo di rilevanza costituzionale – dovrà essere inoltre svolta in collaborazione con il ministero della Salute e con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La sentenza si inserisce in un contesto segnato da anni di denunce delle organizzazioni della società civile. Secondo l’ultimo rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione (Tai), infatti, i Cpr continuano a rappresentare in Italia «luoghi di sospensione dei diritti fondamentali, caratterizzati da isolamento, spersonalizzazione, degrado materiale e una produzione sistematica di sofferenza».

Il ricorso di Asgi

La vicenda nasce dal ricorso presentato da Asgi contro il decreto del ministero dell’Interno del 4 marzo 2024, con cui era stato approvato il nuovo capitolato d’appalto per la gestione dei Cpr. In un primo momento il Tar aveva respinto il ricorso, ritenendo che le scelte del ministero rientrassero nella sua «discrezionalità amministrativa» e fossero «coerenti» con la natura del trattenimento nei centri. In appello, però, il Consiglio di Stato ha dato parzialmente ragione all’Associazione. I giudici hanno rilevato alcune incongruenze tra il nuovo capitolato e la direttiva ministeriale del 2022, che stabilisce i criteri per l’organizzazione dei centri.

Per questo hanno stabilito che il nuovo capitolato avrebbe dovuto essere preceduto da «un’approfondita verifica» delle reali condizioni dei Cpr. Ritenendo che questo accertamento non fosse mai stato effettuato, Asgi è tornata davanti al Consiglio di Stato chiedendo di verificare il rispetto della sentenza. I giudici hanno così riconosciuto che il ministero ha adeguato il capitolato alla direttiva del 2022, ma hanno concluso che non ha svolto l’attività di approfondimento sulla situazione dei centri richiesta dalla precedente pronuncia.

La sentenza del Consiglio di Stato

Secondo il Consiglio di Stato, infatti, non sono stati effettuati accertamenti sulla concreta adeguatezza della dotazione sanitaria, sull’organizzazione dell’assistenza psicologica, sulla formazione specialistica del personale, sull’incidenza di episodi di autolesionismo o suicidio e, più in generale, sulle criticità che possono incidere sulla tutela della salute e dei diritti delle persone trattenute. Per questo motivo il ministero dell’Interno dovrà completare, entro sei mesi, un’istruttoria approfondita che costituisca il presupposto delle future decisioni sull’organizzazione e sulla gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio.

Foto copertina: ANSA / MATTEO CORNER | Alcune persone si sono riunite davanti al Cpr di Milano, 28 Giugno 2026

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