Attentato a Ranucci, Lavitola si presenta dai pm: «Non sono stato io e non ho idea del movente» – Il video
«Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente». È quanto avrebbe sostanzialmente detto Valter Lavitola, il faccendiere riconvertito a ristoratore, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte davanti ai pm della Procura di Roma che lo hanno indagato per strage aggravata dal metodo mafioso nell’ambito della vicenda legata all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Lavitola si è, quindi, avvalso della facoltà di non rispondere ma si è detto «sconcertato» dell’accusa di essere il mandantte alla luce dei rapporti di «fraternità» che lo legano a Ranucci.
In merito alla sua presenza sul luogo dell’attentato circa un mese prima dei fatti, l’indagato ha sostenuto che spesso «andava lì a trovare Ranucci». Sul ruolo del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di «non averlo mandato in Camerun», lui «sta spesso li e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit».
L’avvocato in procura: «È sconvolto»
Ranucci dopo la perquisizione di due giorni fa ha detto (e ribadito anche sui giornali di oggi, mercoledì 8 luglio) di essere in ottimi rapporti proprio con Lavitola, che frequentava abitualmente oltre ad essere abituale cliente del suo ristorante, Cefalù di zona Monteverde.
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Entrando a piazzale Clodio Lavitola appariva realmente emozionato, quasi tremante, sebbene appunto avesse chiesto di essere ascoltato dal pm Edoardo De Sanctis e dal procuratore capo Francesco Lo Voi. Prima di salire nella sala riunioni di piazzale Clodio ha chiesto di avere una bottiglia d’acqua (sarcastica la battuta del militare che l’ha presa per lui: «Gliel’ho pagata io che non arrivo alla fine del mese…»).
Quindi per lui ha sintetizzato l’avvocato, Sergio Cola: «Vi posso dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come confermato dallo stesso giornalista».

