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Sigfrido Ranucci e il giallo sul leader straniero dietro al sondaggio di Lavitola: la colletta e i due giornalisti coinvolti. Il sospetto sul servizio di Report dietro alla bomba

10 Luglio 2026 - 06:15 Giovanni Ruggiero
Lavitola e Ranucci
Lavitola e Ranucci
Il giornalista spiega perché non ha fermato l'amico faccendiere, pur sapendo che stava preparando il questionario su una sua possibile candidatura in alternativa a Schlein e Conte. I tre motivi per cui ha mantenuto l'amicizia e il sospetto, quasi una convinzione, che dietro alla bomba fuori da casa sua ci sia un preciso servizio di Report
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«Balle. Non ho mai voluto» risponde Sigfrido Ranucci che al Corriere della Sera prova a rispondere all’ondata di dettagli, indiscrezioni e ammissioni emerse nelle ultime 24 ore da Valter Lavitola. L’amico è indagato come mandante della bomba esplosa fuori dalla casa del conduttore di Report a ottobre 2025. E nelle ultime ore si scopre che fosse anche fortemente intenzionato a promuoverne la figura come candidato ideale per il centrosinistra. Con tanto di sondaggio di 21 domande che sarebbero state validate da Ranucci e due importanti giornalisti, di cui nelle ultime ore sono emersi i nomi. Alla domanda sul perché non avesse scoraggiato l’amico Lavitola dal proporgli sondaggi d’opinione, il conduttore di Report risponde che non ce n’era bisogno, «sapeva bene che non mi sarei candidato». Ranucci ribadisce anche un’altra convinzione, quella secondo cui l’ordigno esploso davanti alla sua abitazione potesse rappresentare un messaggio indiretto per interrompere il flusso di informazioni verso la trasmissione.

Perché Lavitola avrebbe puntato su Ranucci: l’ipotesi del conduttore

Sulle reali motivazioni dell’amico, Ranucci avanza un sospetto tutto suo: «Forse cercava di accreditarsi verso altri». Un’ipotesi che si intreccia con quanto ricostruito da La Verità: dietro l’operazione ci sarebbe stato un esponente politico progressista straniero, convinto che il conduttore potesse essere la figura giusta per arginare l’avanzata sovranista in Europa, anche per via delle inchieste di Report sul finanziamento di fondazioni conservatrici americane a partiti di destra europei.

Com’è nata l’amicizia tra Ranucci e Lavitola: su cosa si fondava il rapporto

SRanucci spiega di non aver «subìto» Lavitola, spiega al Corriere, ma di averlo «governato». E indica tre ragioni alla base del legame: il desiderio di intervistare Marcello Dell’Utri, un moto di comprensione verso Lavitola come padre di un figlio autistico (al punto da metterlo in contatto con la figlia psicologa) e una comunanza di interessi giornalistici, dato che Lavitola, già consulente di Finmeccanica, gli avrebbe fornito indicazioni utili per un’inchiesta sui cantieri navali. Il contatto tra i due, racconta ancora Ranucci, sarebbe avvenuto tramite il giornalista Guido Ruotolo, proprio nel ristorante dell’imprenditore a Monteverde.

La colletta per il sondaggio su Ranucci: chi sono i due giornalisti coinvolti

Il Fatto Quotidiano ricostruisce il meccanismo dietro la ricerca demoscopica commissionata da Lavitola. Il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini ha confermato al quotidiano di Marco Travaglio di essere stato contattato a marzo scorso, quando Lavitola gli aveva parlato di un sondaggio «americano» su una misteriosa personalità pronta a scendere in campo per il centrosinistra, senza rivelarne il nome. Solo due mesi dopo Cappellini avrebbe scoperto che si trattava di Ranucci, definendo l’ipotesi «una follia». Coinvolto anche l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, che però non avrebbe mai saputo l’identità del candidato. Ignaro al punto che, come ammesso da lui stesso, era anche andato a cena nella pescheria-ristorante di Lavitola proprio dopo l’attentato. Per pagare i sondaggisti, Lavitola avrebbe organizzato una colletta tra amici e clienti storici del locale, raccogliendo circa 3.700 euro.

L’ipotesi di Ranucci: il servizio di Report dietro all’attentato

Come ricorda Giacomo Amadori su La Verità, il sondaggio di 21 domande era rivolto all’elettorato di centrosinistra per testare profili alternativi al duo Conte-Schlein, con un quesito esplicito sull’ipotesi di un candidato «terzo» dal profilo vicino a quello di Ranucci. Lavitola, contattato di nuovo dal giornalista, avrebbe reagito con ostilità, definendolo «un mascalzone» e minacciando di «restituire pan per focaccia» per aver riportato un colloquio informale avvenuto in via confidenziale. Nel frattempo i carabinieri hanno sequestrato all’indagato tre cellulari, due pen-drive e sette manoscritti. Ranucci, dal canto suo, ha lasciato intendere che in Procura potrebbe emergere presto qualcosa di rilevante: «Ti posso dire che domani (oggi, ndr) in procura potrebbe accadere qualcosa di importante. Ma non posso dirti di più». La pista sarebbe riconducibile secondo lui al servizio di Report sul Cantiere Navale Vittoria, pista ritenuta più solida di quella sulla matrice di estrema destra, già definita improbabile dal procuratore Franco Lo Voi.

FdI chiede un’indagine interna alla Rai su Ranucci

Fratelli d’Italia e gran parte del centrodestra chiedono chiarezza dopo le dichiarazioni del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, che pur negando di essere mai stato a cena da Lavitola ha ammesso di sapere che «chi aveva un problema con Report ci passava». I consiglieri Rai di centrodestra Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano chiedono formalmente un chiarimento a tutela dell’immagine dell’azienda, mentre i colleghi di centrosinistra, pur senza invocare un’indagine interna, sollecitano comunque massima trasparenza. Come ricorda Repubblica, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ricorda intanto come Ranucci, poco dopo l’attentato, lo avesse accusato di essere mandante di uno «spionaggio» ai suoi danni, mentre alcuni giornali vicini alla destra spingono apertamente per un allontanamento del conduttore da Report.

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