Ultime notizie Crisi Usa - IranMario AdinolfiMondiali 2026Sigfrido Ranucci
DIRITTIAnimaliArgentina

Argentina, il tribunale dichiara due pesci rossi «esseri senzienti e soggetti di diritto»: il caso del ristorante di sushi

14 Luglio 2026 - 16:09 Francesca Milano
Il caso dei pesci rossi arrivato in tribunale in Argentina
Il caso dei pesci rossi arrivato in tribunale in Argentina
Per annni i due pesci Fede e Magui sono stati esposti in vetrina in un acquario «incompatibile con il benessere animale». Adesso un giudice ha dato loro uno status giuridico e un nuovo proprietario
Google Preferred Site

Per anni erano rimasti nella vetrina di un ristorante di sushi di Buenos Aires, esposti al sole, al rumore della strada e ai colpi dei bambini sul vetro. Ora i due pesci rossi, chiamati Fede e Magui, hanno una nuova casa e, soprattutto, un nuovo status giuridico: un tribunale argentino li ha riconosciuti come esseri senzienti e soggetti di diritto, stabilendo che non possono essere trattati come semplici oggetti di proprietà.

Il caso riguarda un locale situato in calle Báez, nel quartiere Las Cañitas della capitale argentina. La vicenda è iniziata dopo una denuncia dell’associazione Santuario Jaulas Vacías, che si è poi costituita nel procedimento. Secondo Matías Trufero, avvocato dell’organizzazione, le condizioni dell’acquario erano visibilmente incompatibili con il benessere degli animali. La denuncia richiamava anche la legge nazionale argentina contro il maltrattamento degli animali; la procura ha poi contestato al responsabile due violazioni del Codice contravvenzionale di Buenos Aires: l’omissione delle necessarie cure e il mantenimento degli animali in spazi inadeguati.

La perizia: poco spazio, caldo e vibrazioni continue

A occuparsi delle indagini è stata la Unidad Fiscal Especializada en Delitos contra el Medio Ambiente, la procura specializzata nei reati ambientali, guidata dal fiscal Blas Matías Michienzi. Un rapporto veterinario commissionato al Corpo delle investigazioni giudiziarie ha accertato che i due pesci si trovavano in condizioni capaci di provocare sofferenza e stress.

La vasca era verticale e troppo piccola, una forma che limitava il nuoto orizzontale caratteristico della specie Carassius auratus e ne ostacolava il normale sviluppo. La collocazione nella vetrina esponeva inoltre l’acqua alla luce diretta del sole, causando oscillazioni di temperatura e una riduzione dell’ossigenazione. A queste criticità si aggiungevano le vibrazioni prodotte dalla pompa dell’aria, il rumore proveniente dalla strada e la continua esposizione al pubblico.

Sulla base della perizia, la procura ha chiesto e ottenuto una perquisizione del locale. I due pesci sono stati sequestrati e affidati provvisoriamente all’associazione che aveva presentato la denuncia. Secondo la ricostruzione della CNN, Fede e Magui vivevano in una vasca da circa 40 litri e sono stati successivamente trasferiti in un acquario da 2.500 litri nell’abitazione dello specialista Carlos José Aga, che ha partecipato al salvataggio e si è offerto di occuparsi di loro.

Nessuna condanna, ma otto mesi di messa alla prova

La vicenda non si è conclusa con una condanna per il titolare del ristorante. Il giudice Juan Manuel Neumann, titolare del Tribunale penale e contravvenzionale numero 12 di Buenos Aires, ha approvato un accordo di messa alla prova per otto mesi. Se l’imputato rispetterà tutte le condizioni stabilite, il procedimento potrà essere chiuso senza arrivare a una sentenza di condanna.

Durante questo periodo il responsabile non potrà tenere animali nel ristorante, dovrà partecipare a un percorso di incontri sul diritto ambientale e sulla tutela degli animali e dovrà rispondere alle eventuali convocazioni della procura e del tribunale. Ha inoltre rinunciato espressamente a qualsiasi diritto sui due pesci, affidati definitivamente a chi se ne stava già prendendo cura.

La parte più innovativa della decisione riguarda però lo status di Fede e Magui. Accogliendo la richiesta della procura e dell’associazione, il giudice li ha dichiarati soggetti di diritto. Nella motivazione si legge che «non si tratta di beni materiali inerti»: agli animali devono essere riconosciuti diritti propri, collegati al rispetto della vita e alla loro dignità di esseri senzienti.

Cosa cambia per chi tiene pesci in casa

Il provvedimento non vieta di possedere pesci rossi e non significa che ogni acquario domestico sia illegale. Come ha chiarito l’avvocato dell’associazione, ciò che può costituire maltrattamento è mantenerli in condizioni incompatibili con le necessità della specie: spazio insufficiente, alimentazione inadeguata, cattiva qualità dell’acqua o esposizione a fattori che causino sofferenza.

La novità sta nel fatto che, nel procedimento, i pesci non sono stati considerati soltanto beni appartenenti al proprietario del ristorante, ma vittime direttamente tutelate.

leggi anche