Divieto di gabbie negli allevamenti, la legge di iniziativa popolare raggiunge il traguardo delle 50mila firme: cosa succede ora

Obiettivo raggiunto. La proposta di legge di iniziativa popolare contro l’allevamento degli animali in gabbia ha superato le 50mila firme necessarie per arrivare al vaglio del Parlamento. La raccolta delle adesioni è iniziata a metà marzo e ha raggiunto l’obiettivo in poco più di tre mesi, in abbondante anticipo rispetto ai sei mesi che concede la normativa. La proposta di legge è stata lanciata da Essere Animali e The Good Lobby e punta a introdurre nuove regole affinché gli allevamenti diventino progressivamente cage-free.
La raccolta firme e gli endorsement illustri
La raccolta firme è ancora aperta fino al 16 settembre sull’apposita pagina del ministero della Giustizia. Il traguardo delle 50mila adesioni, però, è già stato raggiunto, impegnando così il Parlamento a farsene carico. A favore della proposta di legge si sono schierate diverse personalità del mondo dello sport e dello spettacolo: il pattinatore olimpico Riccaro Bugari, la fumettista Zuzu, la chef stellata Chiara Pavan, la scrittrice Selvaggia Lucarelli e la podcaster Elisa True Crime.
Da settembre la palla passa al Parlamento
Eppure, il traguardo delle 50mila firme – che comunque andranno validate – non basta per far sì che la proposta di legge sia inserita nel calendario dei lavori parlamentari. Spetterà a deputati e senatori, una volta che il testo sarà ufficialmente depositato, valutarlo e decidere sul da farsi. Ma è altrettanto vero che il tema tocca una sensibilità bipartisan, come dimostrato da altre iniziative simili e sempre nel perimetro del benessere degli animali.
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La battaglia europea contro le gabbie negli allevamenti
La richiesta di superare una volta per tutte gli allevamenti nelle gabbie, peraltro, è arrivata anche a livello europeo. La legge europea di iniziativa popolare che lo propone ha già raggiunto oltre un milione e mezzo di firme. Un movimento che finora la Commissione europea – ancora indecisa su come agire in merito – ha deciso di ignorare. Durante la scorsa legislatura, l’allora commissaria alla Salute – Stella Kyriakides – annunciò che una proposta di legge sarebbe arrivata entro il 2023. Quel provvedimento, però, non ha mai visto la luce e da allora l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen è rimasto per lo più in silenzio sul tema.
Foto copertina: Pixabay/Borko Manigoda

