Mail bombing degli ambientalisti contro il ddl caccia: «Fermate il provvedimento alla Camera»

«Gentili Deputati, gentili Redazioni, il ddl caccia approvato in Senato e ora all’esame della Camera rischia di indebolire gravemente la tutela della fauna selvatica e della biodiversità, andando contro la sensibilità della grande maggioranza dei cittadini». Inizia così il testo della mobilitazione digitale che sta intasando le caselle di posta elettronica di parlamentari, testate giornalistiche e agenzie di stampa in tutta Italia. Un vero e proprio mail bombing coordinato dalle associazioni ambientaliste per accendere i riflettri sul contestato disegno di legge sulla caccia, che non piace neanche alla Commissione Ue. Una tempesta di notifiche che ha travolto in pieno anche la redazione di Open con decine di messaggi identici, inviati da account diversi.
Il pressing per il dietrofront
L’obiettivo della pressione dal basso è fare massima ostruzione e spingere i membri della Camera dei Deputati a fare marcia indietro, dato che il testo è attualmente in discussione in commissione dopo aver già incassato il primo via libera formale a Palazzo Madama. Nel corpo della mail, in cui c’è anche un link a un video su YouTube, gli attivisti fanno leva su dati precisi per spingere l’opinione pubblica a voltare le spalle al provvedimento.
Da un lato vengono ricordate le oltre 400mila firme già depositate in Senato contro la riforma della caccia, dall’altro si cita un sondaggio dell’Istituto Piepoli secondo cui il 94% degli italiani si dichiara favorevole a limitare, ridurre, abolire o comunque lasciare invariata l’attività venatoria, schierandosi di fatto contro qualsiasi ipotesi di deregolamentazione. «Ai Deputati chiedo di ribellarsi alla disciplina di partito e respingere questo provvedimento. Alle Redazioni, di parlarne, perché l’opinione pubblica ha il diritto di sapere cosa sta accadendo», si legge nella parte finale dell’appello.
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Cosa c’è dietro lo scontro sul ddl caccia
Il disegno di legge sulla caccia è da mesi uno dei terreni di scontro più caldi tra la maggioranza di governo e le opposizioni, sostenute apertamente dalle associazioni ambientaliste e animaliste. Secondo i critici, la riforma rischierebbe di indebolire i vincoli di tutela della biodiversità, allargando le maglie delle concessioni e dei periodi in cui è possibile cacciare, ponendo l’Italia in potenziale contrasto con le rigide direttive europee sulla protezione della fauna selvatica.
I promotori del testo, di contro, difendono la misura parlando di una necessaria riorganizzazione del settore e di strumenti più efficaci per la gestione e il contenimento della fauna nei territori. Ma mentre lo scontro politico prosegue nelle aule delle commissioni di Montecitorio, la battaglia si è ormai spostata sul piano della pressione digitale. E a giudicare dalle caselle di posta della nostra redazione, gli ambientalisti non hanno alcuna intenzione di mollare la presa.

