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Dallo stambecco al piccione di città, tutti gli animali a cui si potrà sparare con il sì al ddl caccia (e c’è una stretta contro gli animalisti)

14 Maggio 2026 - 18:09 Federico D’Ambrosio
stambecco
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Approvato in commissione al Senato il testo sarà in aula la prossima settimana. Scontro con la Commissione Ue
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Messa nel dimenticatoio e ripescata più volte nel corso dell’ultimo anno, la proposta di legge sulla caccia sembra ora destinata ad arrivare presto in aula al Senato. Mercoledì 13 maggio, mentre Giorgia Meloni si riparava dal temporale entrando a palazzo Madama per il premier time, le commissioni Ambiente e Industria del Senato hanno finito di votare gli emendamenti e la prossima settimana si potrebbe andare in aula per discutere la proposta che le opposizioni (certamente Avs e Movimento cinque stelle) già promettono di osteggiare duramente. I Cinque stelle oggi, 14 maggio, hanno tenuto una breve manifestazione mentre Avs ha fatto una conferenza stampa definendo Meloni la «serial killer degli animali»: «E’ un regalo alla lobby sulla caccia e all’industria delle armi», ha dichiarato Tino Magni.

Caccia al piccione (urbano)

Al momento della presentazione del ddl, e poi al primo voto alla Camera (dove il testo emendato dovrà tornare) si era molto discusso sul fatto che fin dalle intenzioni il governo aveva annunciato di voler inserire anche alcune specie invasive urbane tra quelle a cui si poteva sparare.

In una prima versione si era parlato di metterci anche i pappagallini verdi – parrocchetti – ormai molto diffusi in alcune città italiane. Se quelli alla fine sono spariti dal testo emendato, nel nuovo elenco degli animali che possono essere cacciati, oltre ai classici (fagiano, lepre, cervo e altri) si leggono oca selvatica (Anser anser), «piccione di città (Columba livia forma domestica)» e lo «stambecco (Capra ibex)». C’è, ma era una previsione già del testo approvato a Montecitorio, il declassamento del lupo.

Il caso Sardegna

Destinato a far discutere è anche l’emendamento, approvato dalla maggioranza, che definisce la Regione Sardegna un «ambito di caccia unico”, comprendente tutte le province, e delimitato dai propri confini costieri. Durante la stagione venatoria i cacciatori potranno quindi spingersi fin sulle rive, dunque, così come potranno andare in altura e, altra novità importante, cacciare anche in gruppo i cinghiali anche quando il terreno è “coperto di neve in tutto o in parte».

Il divieto di disobbedienza civile

Elemento importante è poi la stretta, rivista nel testo approvato in commissione, per le proteste degli ambientalisti. Se nella prima versione del testo si vietavano proteste volte a impedire, «con metodi violenti» le attività legate alla caccia, nel nuovo testo si vietano tutte le azioni, anche in forma passiva come la classica disobbedienza civile, volte a «impedire, ostacolare o rallentare le attività di controllo previste dai piani – cioè la caccia mirata ad alcune specie infestanti – e l’attività venatoria».

Lo scontro con la Ue

Nelle ultime ore si è poi posto, prima di tutto in commissione il tema di una lettera arrivata dalla commissione europea che annuncia che il nuovo testo potrebbe rivelarsi in contrasto con alcune direttive legate alla caccia, in particolare la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli. Le critiche riguardano la previsione per cui in aree che saranno definite di agriturismo venatorio, la caccia potrebbe andare avanti oltre la stagione di caccia e le deroghe al calendario di caccia (oltre al modo di cacciare tutti gli ungulati, dal cinghiale al camoscio).

Le sanzioni per le violazioni delle direttive Ue arrivano genericamente dopo e non prima che una legge sia approvata ed è per questo che il ministro Lollobrigida al question time al Senato ha avuto parole di fuoco: «Non intendiamo interrompere i lavori legislativi, né quelli del governo, per una lettera di un burocrate».

L’Italia però è già in procedura di infrazione da parte dell’Ue sulla caccia, specie per le deroghe che consentono di cacciare quelle protette e per la possibilità di usare esche vive, oltre che per la dispersione di pallini di piombo in zone umide (con rischio di inquinare le falde acquifere) e non recepire questi avvertimenti bonari di certo non migliorerà la situazione.

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