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Lupi avvelenati in Abruzzo e Toscana: la lettera a Mattarella di un’associazione animalista e le reazioni della politica

23 Aprile 2026 - 23:39 Roberta Brodini
Lupi Abruzzo
Lupi Abruzzo
Gli esemplari sarebbero stati trovati in tre diverse zone all'interno del Parco d'Abruzzo, e si sospetta siano stati avvelenati. Ma in Toscana è successo purtroppo anche di peggio

Sarebbero 18 gli esemplari di lupo uccisi negli ultimi giorni in Abruzzo, all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e in Toscana. Gli episodi hanno fortemente turbato l’opinione pubblica, le associazioni di animalisti, ma anche la politica. L’associazione Io non ho paura del lupo ha inoltre deciso di scrivere una lettera indirizzandola al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per attirare la sua attenzione sul tema e chiedergli di farsi voce e presidio morale e istituzionale della tutela del lupo, con la sua sottospecie italiana – unica al mondo – e di tutta la fauna.

Gli esemplari avvelenati e quelli esposti pubblicamente

Come riportano le parole della lettera dell’associazione Io non ho paura del lupo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, negli ultimi giorni «oltre 15 lupi sono morti o risultano coinvolti in un possibile episodio di avvelenamento di vaste proporzioni», riferendosi soprattutto ai decessi registrati in Abruzzo, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Sarebbero infatti state rinvenute le carcasse di otto lupi, che si aggiungono alle dieci scoperte la settimana scorsa. Cinque di questi lupi sarebbero stati trovati morti nella zona di Alfedena, altri cinque a Pescasseroli. L’allarme è scattato quando accanto agli animali rinvenuti ad Alfedena sono state trovate delle esche avvelenate, elemento che ha fatto pensare che anche negli altri casi si fosse trattato di avvelenamento. Insieme a loro, sono state trovate morte anche tre volpi morte e una poiana. Luciano D’Angelo, il procuratore che dirige le indagini, ha dichiarato al Corriere della Sera: «Orsi e lupi sono simboli di questa zona e non prendiamo alla leggera la loro uccisione. Le prime indagini indicano che si è trattato di veleno, ma sapremo in seguito con esattezza di cosa si trattava».

L’aggravante della crudeltà

Alcuni lupi, oltre ad essere stati – come si presume – avvelenati, sono anche stati crudelmente esposti al pubblico, come nel caso degli esemplari uccisi in Toscana, poi «appesi in luoghi pubblici, in una messa in scena deliberatamente intimidatoria». Episodi gravissimi che mettono in luce come non si tratti solo di barbare uccisioni, ma di veri episodi di violenza gratuita.

La lettera a Sergio Mattarella

«La nostra è un’associazione composta da persone profondamente legate alla montagna: la abitano, la studiano, la raccontano»: esordisce così la lettera inviata dall’associazione Io non ho paura del lupo al presidente Sergio Mattarella. Oltre a segnalare l’uccisione di lupi per avvelenamento in Abruzzo e in Toscana, l’associazione mira ad attirare l’attenzione del presidente su un fenomeno ancora più preoccupante che vede avvenire «in Italia migliaia di casi di bracconaggio, spesso caratterizzati da metodi estremamente cruenti — uso di veleni, trappole, armi da fuoco». La lettera prosegue, come allargando l’inquadratura per includere uno scenario più ampio: «Da anni assistiamo a una crescente pressione culturale, economica e politica sul tema della fauna selvatica. Pressioni che provengono anche da interessi organizzati e da lobby che trovano conveniente alimentare la paura, radicalizzare lo scontro, contrapporre mondo cittadino e mondo rurale». Ne sarebbero vittime non solo i lupi, ma il concetto di natura che questi animali selvatici rappresentano.

Le accuse contro la Comunità Europea e il Governo italiano

Non mancano anche le critiche al Governo per il suo silenzio e per non aver protestato contro il declassamento del livello di tutela del lupo a livello europeo: a maggio 2025 il Parlamento europeo ha infatti sostenuto la proposta della Commissione di modificare lo status di protezione dei lupi, abbassandolo da “strettamente protetto” a “protetto”. Questa scelta avrebbe contribuito ad «abbassare la percezione della necessità di tutela e, in alcuni contesti, a legittimare indirettamente atteggiamenti ostili e comportamenti illegali nei confronti della specie». Come si legge nel comunicato stampa, «gli Stati membri disporranno ora di una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni di lupi al fine di migliorare la coesistenza con gli esseri umani e ridurre al minimo l’impatto della crescente popolazione di lupi in Europa. Potranno inoltre adottare misure adeguate alle specifiche circostanze regionali».

Le reazioni della politica

Non sono mancate anche le reazioni dalla politica, a partire da quella del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: «Giudico orrendo e grave l’uccisione di 18 esemplari di lupi e di altri animali selvatici nel Parco d’Abruzzo. Ho chiesto al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari di accentuare i controlli sul territorio al fine di individuare nel più breve tempo possibile i responsabili dell’accaduto». Ha poi ribadito l’attenzione costante del Ministero dell’Ambiente sul tema e l’impegno a mantenere alta l’attenzione perché questi episodi non si ripetano più. Dura anche la condanna della senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-MAIE, che ha dichiarato: «I lupi, così come gli orsi, sono fondamentali per il nostro ecosistema e sono delle specie da tutelare e difendere. Questi spregevoli atti di violenza, quelli che non esito a definire massacri, sono indice di quanto lavoro resti da fare per spiegare che non è in questo modo che si assicura la coesistenza tra specie e la coabitazione tra esseri umani e animali». L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato: «È necessario isolare con determinazione comportamenti illegali e irresponsabili, così come ogni forma di istigazione e radicalizzazione del confronto, sui social e nei territori, che rischia di compromettere un dialogo serio e costruttivo e di vanificare gli sforzi di gestione responsabile della fauna selvatica».

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