Torino, il caso del cane finito a processo: per la Procura è «l’arma» di una rapina. Cosa dice la perizia sull’animale

Un cane può essere considerato l’arma utilizzata per compiere una rapina. È la tesi della procura di Torino in un procedimento che si è concluso con la condanna a 3 anni e 10 mesi di un 35enne senza fissa dimora, accusato di aver aggredito due giovani in strada per impossessarsi di un pacchetto di sigarette e di una banconota da 50 euro. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe colpito le vittime con una bottiglia di vetro e incitato il proprio cane, di nome Astro, ad attaccarli.
L’accusa al cane
A seguito dell’aggressione, i due ventenni hanno riportato alcune lesioni. Per gli investigatori, il cane avrebbe morso entrambi i ragazzi per diversi istanti, interrompendo l’aggressione solo dopo un comando del proprietario. Anche all’arrivo degli agenti il cane avrebbe tentato di avventarsi contro i poliziotti, sempre sotto l’incitamento del padrone.
La perizia della veterinaria al cane
Nel corso del processo, Astro è stato sottoposto a una perizia comportamentale dopo essere stato sequestrato e affidato al canile municipale. L’esperta incaricata ha escluso manifestazioni di aggressività nell’ambiente controllato della struttura, rilevando però una forte propensione alla protezione del conduttore, elevata vigilanza e una marcata reattività agli stimoli esterni. La veterinaria ha spiegato che non è stato possibile stabilire se il cane fosse stato addestrato ad aggredire su comando, anche perché la sua storia precedente è sconosciuta. L’animale era privo di microchip, e sarebbe nato in un allevamento clandestino, senza mai essere registrato all’anagrafe degli animali d’affezione.
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La posizione del proprietario del cane
Durante il dibattimento il proprietario ha respinto ogni accusa. «Il mio cane è bravo e non ha morso nessuno. E io non ho mai rubato. Si è scagliato contro le persone perché pensava che io fossi in pericolo. Vorrei andare al Serd per essere disintossicato», ha dichiarato. La difesa ha inoltre sostenuto che la natura delle ferite riportate dalle vittime sarebbe incompatibile con un vero attacco ordinato deliberatamente dal padrone. Nonostante queste argomentazioni, il tribunale ha ritenuto provata la responsabilità dell’imputato, condannandolo per la rapina aggravata.
Foto di copertina da archivio

