«Mi hanno svuotato il conto fingendo di essere la banca»: il caso della cliente Mediobanca tenuta cinque ore al telefono da un finto operatore

«Mi hanno chiamato dal numero di Mediobanca Premier. Sul display compariva il nome della banca e quella persona conosceva perfino l’importo della mia ultima spesa», racconta P. V. a Open. Lo racconta una docente romana che il 16 giugno ha visto sparire dal proprio conto i risparmi di una vita dopo una telefonata che, almeno all’apparenza, sembrava arrivare dalla sua banca. L’uomo dall’altra parte del telefono l’avvisa di «strani movimenti» e di bonifici in uscita verso persone sconosciute. Per bloccarli, spiega, è necessario autorizzare alcune operazioni tramite l’app bancaria. «Io ero convinta di parlare con Mediobanca», racconta la donna. «La persona che mi ha contattata non mi ha chiesto password né credenziali. Mi ha chiesto soltanto di autorizzare le operazioni perché, secondo lui, era l’unico modo per fermare quei bonifici».
I bonifici sospetti
La prima chiamata arriva poco prima di mezzogiorno. Dall’altra parte del telefono un uomo, che si presenta come un operatore della sua banca e la informa che dal suo conto stanno partendo due grossi bonifici verso persone sconosciute e con causali che lei non riconosce. Ma è un dettaglio, più di ogni altro, a convincerla di stare davvero parlando con la sua banca: il presunto operatore conosce perfettamente i movimenti del conto. «Mi ha detto che vedeva le mie ultime spese. Io gli ho risposto che l’ultima importante era stata di circa 200 euro e lui mi ha corretto: 199 euro. Era vero. In quel momento ho pensato che fosse già dentro il mio conto e che quindi fosse davvero di Mediobanca». Il presunto operatore le spiega che l’unico modo per fermare questi due bonifici sospetti è autorizzare tramite l’app le operazioni che sarebbero poi state fermate dal reparto antifrode in un secondo momento. «Mi disse che era una procedura d’emergenza prevista dalla banca e che i soldi sarebbero rientrati nel giro di poco tempo. Non avevo motivo di dubitare, il numero era quello ufficiale di Mediobanca e lui conosceva perfettamente il mio conto».
Cinque ore al telefono
Il presunto operatore le spiega che i soldi sarebbero rientrati sul conto dopo alcune verifiche tecniche. Le fa accendere il computer, collegarsi a un sito e avviare una lunga procedura di controllo che, secondo la donna, aveva il solo obiettivo di impedirle di verificare cosa stesse accadendo sul suo conto. «Solo dopo ho capito che era un modo per distrarmi dai miei dispositivi e impedirmi di controllare il conto o cercare online», racconta la donna. «La telefonata è andata avanti per oltre cinque ore. Lui alternava chiamate dal numero ufficiale della banca ad altre da un cellulare che diceva essere il suo numero di lavoro. Io ero sempre impegnata a fare controlli, verifiche, ad aspettare questa famosa mail dell’antifrode che non arrivava mai».
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La scoperta della truffa e la denuncia
A un certo punto, però, la donna decide di controllare il saldo dal cellulare. «Mi sono accorta che il conto era quasi a zero. Mi avevano lasciato poco più di mille euro». Anche in quel momento, racconta, il presunto operatore continuava a rassicurarla: «Mi diceva di stare tranquilla, che appena sarebbe arrivata la mail dell’antifrode tutto sarebbe tornato a posto». I sospetti diventano certezze solo nel tardo pomeriggio, quando la donna contatta direttamente Mediobanca attraverso i canali ufficiali e scopre che nessuno l’aveva mai chiamata. «Ho chiesto subito di bloccare i bonifici. Prima mi hanno detto che erano ordinari e che sarebbero riusciti a fermarli, poi mi hanno spiegato che nel frattempo erano diventati istantanei perché diretti verso un altro conto Mediobanca e che ormai non si poteva più fare nulla».
La replica di Mediobanca: «Nessuna violazione dei sistemi della banca, si tratta si spoofing»
Contattata da Open, Mediobanca Premier riconduce la vicenda a un caso di «spoofing», una delle tecniche di frode informatica oggi più diffuse nel settore bancario. Secondo la banca, «pur non violando in alcun modo i sistemi della banca, in questo tipo di truffa i malintenzionati si presentano come presunti operatori dell’istituto, inducendo i clienti a comunicare codici personali o informazioni sensibili per riuscire a disporre operazioni». Mediobanca sottolinea che nelle comunicazioni alla clientela «la banca non contatterà mai i propri clienti per chiedere dati riservati tramite telefono, email o sms». Per questo, conclude Mediobanca, in presenza di richieste «anomale o sospette», i clienti dovrebbero «verificarne sempre l’autenticità prima di rispondere, contattando esclusivamente i canali ufficiali di Mediobanca Premier».

