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Gli italiani si interessano alla politica, ma ascoltano solo chi la pensa come loro: uno su 6 vive in una “bolla”

16 Luglio 2026 - 16:17 Olga Colombano
La ricerca Ipsos-Doxa per il Brand Journalism Festival mostra un Paese che continua a interessarsi alla politica ma lo fa sempre più in maniera ideologica e identitaria
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L’interesse degli italiani per la politica resta alto, ma il modo in cui i cittadini si informano e costruiscono le proprie opinioni sta cambiando profondamente. Accanto al declino della fiducia nei media tradizionali cresce il peso delle piattaforme digitali, dei social network e dei podcast, mentre il dibattito pubblico appare sempre più frammentato in comunità chiuse e autoreferenziali. A fotografare questa trasformazione è la ricerca commissionata dal Brand journalism festival e realizzata da Ipsos-Doxa. Come sottolinea Andrea Scavo, Director public affairs di Ipsos-Doxa e responsabile dell’indagine: «viviamo un tempo in cui la fiducia nell’informazione è sempre più debole, ma l’opinione pubblica continua ad interessarsi al mondo della politica. È preoccupante però l’affermarsi di una logica da tifoserie contrapposte, incapaci di riconoscersi reciproca legittimità e di comunicare tra loro. Un italiano su sei vive pienamente all’interno di una bolla di informazione in cui non c’è spazio per l’opinione diversa. Il voto è quasi un atto “tribale” che accomuna individui con la stessa visione del mondo».

Un Paese diviso tra informati e disinformati

Secondo i dati, il 60% degli italiani dichiara di essere interessato alla politica, mentre il 37% afferma di non seguirla con particolare attenzione. Dietro questo dato si nasconde però un forte divario di come si ottengono le informazioni. Circa il 55% della popolazione può essere considerato “informato”, dedicando almeno un’ora al giorno all’approfondimento delle notizie e dell’attualità politica. Al contrario, il 41% degli italiani dedica all’informazione mezz’ora al giorno o meno, configurando una fascia scarsamente esposta al dibattito pubblico. Le differenze non sono distribuite in modo uniforme. Il disinteresse e la minore esposizione all’informazione si concentrano soprattutto tra le donne, i Millennials, le persone con livelli di istruzione più bassi e i residenti nelle aree rurali o nelle periferie urbane. Il rischio è quello di un crescente squilibrio nella partecipazione democratica, con una parte della popolazione sempre più coinvolta e un’altra sempre più distante dai processi politici.

La televisione resiste, ma il digitale cambia le regole

Nonostante la trasformazione del panorama mediatico, la televisione rimane ancora oggi la principale fonte di informazione politica per gli italiani con oltre il 60% continua a utilizzarla come riferimento principale. La situazione cambia però osservando le differenze generazionali. Le generazioni più giovani, in particolare Gen Z e Millennials, si informano sempre più spesso sui social media, ai creator digitali e agli influencer. Per i Baby Boomers, invece, i media tradizionali mantengono ancora un ruolo centrale. In questo scenario emergono anche i podcast, che stanno assumendo una funzione strategica nel sistema dell’informazione. Il 41% degli italiani ne ha ascoltato almeno uno nell’ultimo mese e il pubblico più fedele è composto soprattutto da giovani e laureati.

La crisi di fiducia nei media

Se il sistema informativo si sta trasformando, la fiducia nei media attraversa una fase ancora più delicata. Il 64% degli italiani dichiara infatti che la propria fiducia nei confronti dei mezzi di informazione è diminuita negli ultimi cinque anni. Una sfiducia che si accompagna alla percezione diffusa che le notizie siano spesso orientate o manipolate. Le ragioni di questa presunta distorsione vengono ricondotte soprattutto a fattori strutturali e di potere. Il 61% degli italiani ritiene che le pressioni politiche ed economiche influenzino il lavoro giornalistico. Una parte sostiene che è il peso dei gruppi di potere politico ed economico a influenzare i media, mentre altri attribuiscono le distorsioni agli interessi degli editori e dei proprietari delle testate.

Le bolle informative e la politica delle echo chambers

Parallelamente alla crisi di fiducia si rafforza un altro fenomeno: quello delle cosiddette echo chambers, «le camere dell’eco» nelle quali gli individui entrano in contatto quasi esclusivamente con persone e contenuti che confermano le proprie convinzioni. Il 55% degli italiani ammette di discutere di politica prevalentemente con persone che condividono le proprie idee, mentre il 44% dichiara di fidarsi maggiormente di siti, giornalisti e opinionisti che risultano già allineati con il proprio orientamento politico. La polarizzazione produce effetti anche sul piano delle relazioni personali, infatti, un terzo degli intervistati ha ammesso che confrontarsi con persone che hanno opinioni politiche differenti genera disagio o tensione.

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