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Militari e forze dell’ordine in piazza a Roma per una storica protesta. L’appello a Meloni: «Dove sei?» – Il video

18 Luglio 2026 - 20:32 Roberta Brodini
Centinaia di lavoratori del comparto sicurezza e difesa sono scesi in piazza per chiedere l'aumento di salari e pensioni
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Manifestazione storica quella andata in scena oggi, 18 luglio, per le vie della Capitale, sotto il sole cocente di luglio: per la prima volta, infatti, gli uomini e le donne di Marina, Esercito, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sono scesi in piazza insieme per chiedere maggiori tutele, un rinnovo contrattuale adeguato, migliori condizioni previdenziali e più attenzione per le loro famiglie. È di pochi giorni fa la firma degli accordi sindacali relativi al personale del Comparto Sicurezza e Difesa per il triennio 2025-2027, ma i sindacati che non hanno partecipato al tavolo denunciano: «È una truffa», mentre riecheggiano per le strade gli slogan «dignità» e «rispetto», ma anche il nome Giorgia Meloni.

Perché i sindacati hanno manifestato

Al centro delle polemiche delle cinque sigle sindacali organizzatrici (NSC, SINAFi, USAMi, ITAMIL e SILMM9), diverse battaglie. La prima, quella per stipendi bassi e mangiati dall’inflazione. La seconda, riguarda le pensioni: un tempo tutelate dall’esistenza di una cassa privilegiata, che riconosceva turni notturni e rischi quotidiani, oggi per chi va in pensione prima dei 60 anni sussisterebbero pesanti penalizzazioni.

Sempre più doveri ma meno tutele

Altra questione chiave della protesta, sarebbero i doveri sempre maggiori che affliggono la categoria, a fronte di minori tutele: da un lato, quindi, continui trasferimenti senza tutele logistiche, missioni ad alto rischio e la pressione per essere soggetti a due codici penali (quello ordinario e quello militare). Dall’altro, l’impossibilità di scioperare o di interrompere il servizio, l’insufficiente tutela dell’unione familiare e della genitorialità e le carenze alloggiative. E i lavoratori del comparto denunciano: «I giovani non vogliono più fare questo lavoro».

L’assenza della politica

A fare rumore oggi, oltre ai fischietti e all’Inno di Mameli, anche il silenzio della politica, assente all’evento, e tacciata di riempirsi la bocca di slogan sulla sicurezza con elogi al ruolo delle forze dell’ordine, ma solo a parole: «Fatti, non parole», ha rivendicato la piazza. «Dov’è Giorgia?» urlavano in molti ironicamente. A non mancare all’appuntamento, invece, l’onorevole Marco Rizzo, storico leader del Partito Comunista, anche se la polemica di un manifestante non ha risparmiato nemmeno lui: «Non basta venire in piazza, onorevole». «Non è pensabile che chi deve difendere il Paese abbia come aumento un caffè al giorno», ha denunciato Rizzo, riferendosi al recente accordo sindacale siglato per il triennio 2025-2027, «soprattutto a fronte di 13 miliardi di euro spesi per l’Ucraina».

La voce dei sindacati oggi in piazza

Nel corso della manifestazione, Stefania Castricone, segretaria generale del SINAFI (Sindacato Nazionale Finanzieri), ha denunciato: «Veniamo chiamati anche all’estremo sacrificio, ma spesso non viene riconosciuto l’impegno nostro e delle nostre famiglie». Sulla stessa linea Massimo Fusco, segretario generale aggiunto di USAMI Aeronautica, secondo cui «i contratti firmati negli ultimi due anni non garantiscono un adeguamento all’inflazione», mentre denuncia come «oggi molti militari facciano fatica ad arrivare alla terza settimana del mese».

Duro anche l’intervento di Luca Spagnolo, segretario generale del MOSAC (Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri), che ha parlato di una «truffa di Stato» e di un «contratto che ha calpestato la dignità di migliaia di lavoratori con le stellette». Infine Michele Capece, segretario generale vicario di NSC (Nuovo Sindacato Carabinieri), ha ribadito: «Più viene valorizzato il personale del comparto sicurezza e difesa, maggiore è la sicurezza per il popolo italiano».

Cosa prevede il nuovo accordo sindacale

A nulla sarebbe valsa quindi la firma del 15 luglio scorso a Palazzo Vidoni degli accordi sindacali relativi al personale del Comparto Sicurezza e Difesa per il triennio 2025-2027. Un incontro che aveva visto il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e diversi sottosegretari riunirsi a un tavolo insieme ad alcune organizzazioni sindacali del settore. Giudicate ancora insufficienti le nuove misure, la cui entrata in vigore è prevista per il 1 gennaio 2027.

A beneficiarne, 430mila unità di personale non dirigente di polizia, polizia penitenziaria, carabinieri, guardia di finanza e delle Forze armate. Tra le nuove condizioni figurano aumenti salariali di 100 euro netti mensili per il personale con qualifica iniziale, a crescere per anzianità, e la corresponsione degli arretrati per gli anni 2025 e 2026 di 2.448 euro lordi, con un investimento da 321 milioni e 650mila euro.

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