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L’allarme di Legambiente: oltre 14mila cani rischiano di passare tutta la vita in canile

23 Luglio 2026 - 15:51 Francesca Milano
Un cane rinchiuso in canile
Un cane rinchiuso in canile
Non solo abbandoni estivi: tra le cause che riempiono i canili ci sono anche le cucciolate non controllate e la scarsa preparazione delle famiglie che prendono un animale
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Nei canili di 221 Comuni italiani sono entrati nel 2025 quasi 14mila cani, ma solo uno su due è stato adottato. È quanto emerge dal quindicesimo rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, presentato a Roma a pochi giorni dalla Giornata internazionale del cane randagio, che si celebra il 27 luglio.

I Comuni che hanno fornito dati completi sui canili parlano complessivamente di 13.854 ingressi. Di questi, 6.696 cani sono stati adottati, mentre altri 3.915 sono stati restituiti ai proprietari oppure accolti sul territorio come “cani di quartiere”. Restano 3.243 animali, pari al 23,4% degli ingressi, che non hanno trovato una sistemazione e rischiano quindi una lunga permanenza nei rifugi.

Proiettando questa percentuale sull’intero territorio nazionale, Legambiente stima che siano oltre 14.700 i cani che rischiano di restare per sempre in canile.

Le cause che riempiono i canili

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, a riempire le strutture non sono soltanto gli abbandoni durante le vacanze estive. Tra le principali cause individuate dal rapporto ci sono le cucciolate domestiche non controllate, la crescita della vendita di animali online, la mancata iscrizione all’anagrafe canina e la scarsa preparazione di molte persone che decidono di prendere un cane.

La facilità con cui è possibile acquistare un animale sul web può infatti favorire scelte impulsive, senza una piena consapevolezza delle responsabilità, dei costi e delle esigenze quotidiane che comporta. Quando emergono difficoltà economiche, sanitarie o comportamentali, il cane rischia così di essere ceduto o abbandonato.

Secondo Legambiente, più un cane sta in canile più rischia di non uscirne mai. Questo perché con il passare del tempo alcuni animali possono sviluppare problemi comportamentali o diventare meno appetibili rispetto ai cuccioli e ai cani appena arrivati.

Un cane in canile costa circa 1.900 euro l’anno

Il rapporto mette a confronto anche i costi della prevenzione con quelli sostenuti dalla collettività per mantenere gli animali nelle strutture. La permanenza di un cane in un rifugio costa mediamente circa 1.900 euro l’anno, con una cifra che può oscillare tra 1.300 e 2.550 euro, a seconda delle rette applicate.

Un percorso di formazione di base per il proprietario avrebbe invece un costo una tantum compreso tra 100 e 250 euro. Prevenire l’abbandono o la rinuncia all’animale, calcola quindi Legambiente, può costare da otto a diciannove volte meno rispetto a un solo anno trascorso in canile.

Le proposte di Legambiente

L’associazione chiede al Parlamento di istituire un fondo nazionale vincolato per finanziare i servizi veterinari essenziali e di introdurre una formazione cinofila di base, gratuita e obbligatoria, per chi decide di prendere un cane. Tra le altre proposte ci sono la riduzione dal 22 al 10% dell’Iva sulle prestazioni veterinarie e una maggiore integrazione tra l’anagrafe nazionale degli animali da compagnia, il Servizio sanitario e i servizi sociali.

Legambiente sollecita inoltre l’applicazione delle nuove norme europee sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti. Il regolamento, adottato definitivamente dal Consiglio dell’Unione europea il 22 maggio 2026 e in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea, introduce per la prima volta regole comuni per allevatori, venditori, rifugi e piattaforme online, oltre all’identificazione e alla registrazione obbligatorie degli animali.

I Comuni più virtuosi

l rapporto segnala anche le amministrazioni che hanno ottenuto i risultati migliori nella gestione degli animali d’affezione. Il Premio nazionale “Animali in Città” viene assegnato sulla base di un indice che valuta la qualità dei servizi offerti ai cittadini e agli animali: dalle strutture di accoglienza alle sterilizzazioni, passando per i controlli, le risorse impiegate, le aree dedicate ai cani e le misure per favorire la convivenza negli spazi urbani.

Al primo posto si conferma San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, che insieme a Modena è l’unico Comune ad avere raggiunto il livello definito «eccellente» da Legambiente. Modena viene premiata per l’ottavo anno consecutivo: tra le iniziative realizzate dal Comune ci sono l’ampliamento e la manutenzione delle aree di sgambamento, i programmi di sterilizzazione delle colonie feline, le attività nelle scuole, il divieto di utilizzo dei fuochi d’artificio e la presenza di un canile e di un gattile intercomunali.

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