Il piano dei Mondiali “privatizzati” non piace a nessuno, tranne a Infantino e al parente di Trump: la Uefa minaccia il boicottaggio, protesta pure l’Ue

Il progetto di Gianni Infantino di aprire i Mondiali ai capitali privati non convince quasi nessuno, a parte chi l’ha messo sul tavolo. Le reazioni sono arrivate durissime e quasi in contemporanea, a partire dalla Uefa che, secondo la Bbc, ha già convocato per fine settimana una riunione d’urgenza a distanza per decidere una linea comune, che potrebbe spingersi fino a minacciare il boicottaggio dei Mondiali. La federazione europea, in una nota, parla di un progetto che «supera un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai oltrepassare» e ribadisce che «l’anima e la governance del calcio non sono beni da svendere» e che «nessuno di noi è il proprietario del calcio». Sulla stessa linea il vicepresidente Uefa Gabriele Gravina, che ad Ansa parla di un «limite superato» e avverte: «Il calcio non può essere ridotto ad un affare privato». Anche la Concacaf, la confederazione di Nord e Centro America e Caraibi, si dice «profondamente preoccupata per la mancanza di una procedura regolamentare», visto che i dettagli del piano sono stati diffusi «prima che si fosse svolta qualsiasi discussione con gli organi di governo e le parti interessate».
Cosa prevede il piano Fifa
La Fifa ha confermato quanto aveva anticipato dal Financial Times: nascerà una nuova società controllata, la Fifa Forward Enterprise (Ffe), che riunirà le attività commerciali e l’organizzazione degli eventi della federazione, Mondiali compresi. Una quota di minoranza sarà aperta a investitori internazionali. Dagli uffici di Infantino cercano di assicurare che i privati non avranno alcun ruolo operativo. Quindi niente decisioni su regolamenti e calendari. E chissà quanto questo impegno sarà mantenuto quando le date delle partite, per esempio, non saranno in linea con le aspettative degli investitori.
La protesta dell’Unione europea contro la «commercializzazione del calcio»
Dura la posizione di Bruxelles. Il commissario Ue allo Sport Glen Micallef scrive su X: «Qui non siamo nel baseball. La Coppa del Mondo rimane il più grande torneo sportivo del pianeta, nonostante la Fifa sfrutti ogni opportunità commerciale. Ma tutto ha un limite». Per Micallef «l’inarrestabile commercializzazione del calcio è diventata corrosiva» e «il successo commerciale deve rafforzare il calcio, non divorarlo». Nel prosieguo del suo filo su X, il commissario maltese avverte che «una preoccupazione particolare sorge quando i poteri normativi della Fifa si allineano agli interessi finanziari di entità private», una situazione che «solleva interrogativi profondi in merito alla governance, all’indipendenza e ai conflitti di interesse». Micallef richiama anche il diritto della concorrenza: secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea le norme sportive rientrano nel diritto Ue quando producono effetti economici, per cui «la Commissione europea esaminerà attentamente tali proposte». Chiude appoggiando la Uefa e chiedendo a ogni federazione nazionale di aprire «un confronto significativo» con leghe, club, calciatori e tifosi prima di prendere posizione.
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Il premier britannico Burnham contrario come Johnson sulla SuperLega
Durissimo anche Andy Burnham, il nuovo premier laburista britannico: «Il calcio non appartiene agli investitori, la Coppa del Mondo non è un prodotto» da mettere sul mercato, scrive su X, aggiungendo che si tratta della «più grande competizione sportiva globale» e che «nessuno può metterla in vendita». Una presa di posizione che ricorda quella del predecessore conservatore Boris Johnson contro la SuperLega europea qualche anno fa. Alle sue parole si somma il disagio della Football Association inglese, presieduta nominalmente dal principe William: la federazione si dice «profondamente preoccupata» e ammette di essere stata «completamente all’oscuro di questa proposta», di cui non conosce ancora «il contenuto effettivo e le condizioni». La Fa rinvia comunque un giudizio definitivo al momento in cui il piano sarà illustrato «nei dettagli», in modo «completo e trasparente».
Il tentativo di chiarimento di Kushner Jr
A provare a gettare acqua sul fuoco ci prova la Fifa stessa, dopo il clamore mediatico. Un portavoce precisa che gli investitori privati «deterranno solo una quota di minoranza, non della Fifa, ma in una sua controllata», chiarendo anche il ruolo della famiglia Kushner finito al centro delle indiscrezioni: a guidare il gruppo di investitori dovrebbe essere Thrive, la società di fondi guidata da Joshua Kushner, fratello del genero del presidente Usa Donald Trump, e non Jared Kushner come inizialmente circolato. «Jared Kushner non è un investitore», ribadisce il portavoce, aggiungendo che «il presidente Fifa e l’amministrazione della Fifa hanno il dovere di controllare lo sviluppo di questo progetto».

