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La Garante per l’Infanzia appoggia l’idea di Valditara: «Il burqa è un dispositivo violento, stia fuori delle scuole»

03 Agosto 2026 - 18:12 Roberta Brodini
burqa scuola
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Divieto del burqa nelle scuole, ma anche nuove misure per i genitori non collaborativi: cosa prevedono le nuove proposte per il ddl sicurezza del ministro Valditara, che hanno trovato l'appoggio del garante per l'infanzia
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Il tema era stato affrontato nei giorni scorsi anche in Commissione Cultura alla Camera, che aveva approvato una risoluzione che impegna il Governo a valutare iniziative per vietare l’uso del velo integrale (il niqab o burqa, ndr) negli istituti scolastici. Questa volta, però, il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara ha deciso di ampliare la questione, anticipando una proposta che chiederà di inserire all’interno del nuovo ddl sicurezza, insieme a previsioni che mirano a sanzionare i genitori non collaborativi. Dopo le proteste di Pd e Cgil, arriva il favore della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha dichiarato pieno sostegno a Valditara e stupore per i dubbi espressi dal Pd.

Valditara: emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola

Nel corso di un’intervista al Corriere della Sera di sabato 1° agosto, il ministro Valditara aveva anticipato i temi che vorrà trattare a novembre, nel corso di una grande assise nel quale si discuterà dell’integrazione dei ragazzi stranieri. Un evento che, come descrive il ministro, vedrà la partecipazione congiunta di «forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti», con lo scopo di decidere misure che parlino una volta per tutte di «integrazione» e non di «inclusione». Due approcci opposti alla questione, sottolinea, questi ultimi e per i quali accettare che una ragazza con il burqa venga fatta sedere tra i banchi di scuola, configurerebbe un mero atto di inclusione, ma in contrasto con i principi della nostra Costituzione. Il risultato sarebbe accettare una «discriminazione uomo-donna» ma, soprattutto, confermare che la stessa ragazza sia una «non-persona».

Corsi di italiano per i genitori

Le parole del ministro descrivono, però, un progetto più ampio: non solo divieto del burqa per le studentesse, sul modello francese, ma anche l’obbligo di prevedere dei corsi di italiano per i genitori stranieri, in modo da garantire anche in ambito domestico un proseguimento della pratica della lingua italiana.

Revoca del permesso di soggiorno a chi non manda i figli a scuola

Un terzo punto, non meno importante rispetto alla proposta generale del ministro, è quello che vede misure da adottare nei confronti dei genitori che scegliessero di non voler mandare le figlie a scuola senza burqa, optando per disiscriverle o chiuderle in casa. Anche in questo caso, le idee di Valditara sarebbero chiare: sul modello del Decreto Caivano, che prevede per i genitori la reclusione fino a 2 anni nel caso in cui dovessero negare il diritto all’istruzione dei figli, «potremmo pensare anche di revocare il permesso di soggiorno a chi non manda i figli a scuola».

L’opinione della Garante per l’infanzia e l’adolescenza

«Burqa e niqab, coperture femminili integrali, non sono indumenti»: queste la parole che aprono una nota della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni. Un preambolo chiaro, che non lascia dubbi sulla posizione dell’Autorità Garante, che prosegue definendoli «dispositivi violenti inventati da uomini impauriti dal corpo femminile inteso come impuro, sessualmente ingovernabile e portatore di disordine». Sostegno completo, quindi, al ministro Valditara, che mira con le sue nuove proposte a difendere «bambine e ragazze “contrattualmente” più deboli, costrette a subire l’imposizione da parte delle loro famiglie per non essere recluse in casa».

Stupore però, dall’altro lato, nei confronti delle posizioni di chi si è scagliato contro il ministro, a partire dalla «senatrice Pd Simona Malpezzi, che parla di “propaganda”, e dalla segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi, che allude a una “cornice securitaria”». Nessun multiculturalismo può giustificare una simile violazione della libertà e della dignità della donna, aveva concluso Terragni.

Il giubilo della Lega e il precedente di Monfalcone

Ad accogliere con soddisfazione le dichiarazioni del ministro Valditara, oltre a esponenti di FdI, era stata da subito anche la Lega, che aveva rivendicato un felice precedente promosso a livello locale dal partito: «L’annuncio del Ministro Valditara sul divieto di burqa nelle scuole nasce da una battaglia di civiltà che la Lega Friuli-Venezia Giulia porta avanti da anni, da Monfalcone a Pordenone», aveva commentato il senatore e segretario della Lega FVG Marco Dreosto.

Il riferimento era a un caso che lo scorso anno aveva infiammato le cronache in Friuli-Venezia Giulia, dove all’interno dell’istituto superiore Sandro Pertini di Monfalcone (Gorizia), era stata adottata una discussa pratica ad hoc per verificare l’identità di 5 studentesse bengalesi che indossavano il velo integrale. Ogni mattina, infatti, in una stanza separata e lontano da occhi indiscreti, una referente dell’istituto avrebbe chiesto alle studentesse che indossavano il niqab (ossia il velo integrale) di poterle identificare prima di poter assistere alla lezioni. Una pratica che aveva subito destato l’ira degli esponenti della Lega locale, che ne avevano fatto una questione di sicurezza, ma anche di oppressione delle donne, e che avevano presentato una proposta di legge e un’interrogazione al Parlamento europeo sempre sullo stesso tema.

La protesta del Pd

«Integrazione, non assimilazione»: così la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi aveva bollato le nuove proposte del ministro Valditara, che non mirerebbero alla valorizzazione e alla convivenza delle differenze, ma a un «adeguamento forzato» che cancella pezzi di identità, sotto la minaccia della sanzione. Pericoloso, secondo Fracassi, anche associare misure adottate nelle scuole a quelle previste in un ddl sicurezza: «Preoccupa la cornice securitaria e punitiva del ragionamento». E poi il richiamo allo ius scholae, da tempo proposto tra gli altri anche dal Pd come iter per l’acquisto della cittadinanza da parte di studenti che abbiano completato tutto il ciclo di studi in Italia: «La scuola riconosce ogni giorno questi ragazzi e queste ragazze come propri studenti, ma lo Stato nega loro la cittadinanza».

Era poi stato il turno anche dalle senatrice dem Simona Malpezzi che, al telefono con l’ANSA, aveva a sua volta sollevato dubbi rispetto all’effettiva necessità di una misura che vieti una pratica poco diffusa: «Non ho mai avuto studentesse con il burqa e mi sembra che in Italia siano pochissime. E dove ci sono state le scuole sono intervenute in maniera molto tranquilla». Infine, aveva invitato il ministro a concentrarsi sulla vera questione: non il burqa, ma «far sentire questi studenti dei cittadini italiani a tutti gli effetti».

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