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Svolta sul caso di Daniela Florea, trovata morta nel contenitore del letto: fermato l’ex marito

05 Agosto 2026 - 17:16 Stefania Carboni
daniela florea
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Il giallo di Torino è ora indicato dalla procura come femminicidio. In arresto l'ex marito Daniel Trandafir
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Svolta nel caso di Daniela Florea, la 36enne trovata morta il 20 luglio scorso nel suo appartamento a via Paisiello, Torino. Daniel Trandafir, un idraulico romeno di 45 anni, ex compagno della donna e padre del piccolo, è stato fermato dalla Squadra mobile con l’accusa di femminicidio. L’uomo sarebbe accusato anche dell’occultamento di cadavere e maltrattamenti in famiglia aggravati. Secondo gli investigatori, avrebbe ucciso Florea nella notte tra il 9 e il 10 luglio, nella casa in cui la donna si era trasferita insieme al figlio minorenne dopo la fine della relazione. Trandafir è stato rintracciato nella sua abitazione. Aveva negato qualsiasi coinvolgimento nella morte della donna ma era caduto più volte in contraddizione nel ricostruire gli ultimi momenti trascorsi con lei, per questo era stato iscritto nel registro degli indagati.

Il cadavere nel contenitore del letto matrimoniale

Il corpo senza vita di Daniela Florea è stato ritrovato avvolto in un lenzuolo, nascosto all’interno del contenitore del letto matrimoniale. A far scattare l’allarme è stato un amico della donna che, non avendo sue notizie da circa dieci giorni, si è fatto consegnare le chiavi dal proprietario dell’immobile per fare un controllo. Una volta varcata la soglia, l’intenso odore percepito all’interno dell’abitazione lo ha spinto a chiamare immediatamente il 112, facendo scattare l’ispezione nella casa torinese e il ritrovamento. L’autopsia ha confermato che la morte è stata causata da un severo politraumatismo cranico e da una compressione violenta di bocca e collo, compatibile con un’asfissia meccanica.

Le indagini

Le indagini hanno permesso di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Daniela, fino al 10 luglio 2026, data da cui la donna non aveva più avuto contatti con nessuno. Gli investigatori hanno ascoltato numerosi testimoni, analizzato tabulati telefonici e visionato le registrazioni delle telecamere di sorveglianza nelle vicinanze dell’abitazione. Il movente del delitto sembra derivare dalla strenua opposizione di Trandafir alla separazione, voluta dalla donna, che si era manifestata già da mesi. L’uomo aveva tentato di mantenere un controllo sulla ex compagna e, sulla base dei gravi indizi raccolti, la pm ha emesso il decreto di fermo. Trandafir è attualmente difeso dagli avvocati Roberto Brizio e Pietro Paolo Cassini.