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Uccide l’ex compagna ad Ancona, perché per i giudici non è femminicidio. Protestano i centri antiviolenza: «Sbagliato»

12 Luglio 2026 - 08:12 Anna Clarissa Mendi
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Per il pm manca la violenza di genere reiterata e contesta l'omicidio volontario. Ma le associazioni protestano: «La norma c'è, va applicata»
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Non sarebbe un femminicidio quello che ha portato alla morte di Luigia Fortunato, la trentatreenne uccisa a coltellate nella sua casa di Loreto, in provincia di Ancona, dal suo ex compagno, Sami Khemaies. La procura del capoluogo marchigiano contesta al trentanoveenne tunisino solo l’accusa di «omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma», un coltello da cucina utilizzato per sferrare i colpi mortali sul corpo della donna. Una distinzione giuridica sottile, ma che sta facendo discutere.

Perché per i giudici non è femminicidio

Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, non sarebbero emersi elementi tali da delineare un quadro di violenze di genere, prevaricazioni o discriminazione reiterata nei confronti della vittima. A spiegare il motivo della scelta è il pubblico ministero Rosario Lionello, titolare del fascicolo d’indagine. «Ad oggi non ci sono gli elementi, se dovessero emergerne di nuovi integreremo l’accusa. Dobbiamo ascoltare parenti, amici e le persone più vicine alla vittima». Una verifica che dovrebbe concludersi nell’arco delle prossime due settimane.

La differenza tra omicidio volontario e femminicidio

La norma sull’omicidio volontario, che prevede una pena non inferiore a 21 anni di reclusione, punisce chi provoca intenzionalmente la morte di una persona per ragioni diverse dalla violenza di genere. Il reato di femminicidio, invece, è punito con l’ergastolo e presuppone che l’uccisione della donna sia motivata proprio dalla sua condizione di donna, al termine di un percorso segnato da odio, sopraffazione, violenze, intimidazioni e aggressioni reiterate. «Allo stato attuale, però, questi elementi non emergono», ribadisce il pm. In passato Khemaies era noto alle forze dell’ordine per vicende legate alla droga. Condannato per spaccio tra il 2017 e il 2019 e recluso per alcuni anni, il 39enne era poi evaso nel 2020 rompendo il braccialetto elettronico mentre era ai domiciliari.

Protestano le associazioni

Una scelta, quella di non indagare sul femminicidio, contestata – su La Stampa – dalla presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la Violenza. «La norma è valida, il problema è la sua applicazione», commenta Cristina Carelli. «La differenza la farà la capacità degli operatori della giustizia di riconoscere il risentimento, l’odio e le diverse forme di violenza che si sviluppano all’interno di una relazione». Secondo Carelli, violenza psicologica, economica e controllo sulla donna «spesso non vengono riconosciuti perché ancora legittimati dalla cultura». Da qui l’importanza della formazione obbligatoria prevista dalla riforma, «per far emergere condotte che oggi rischiano di restare invisibili». Un richiamo che si inserisce nel solco della recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha nuovamente condannato l’Italia per la «rivittimizzazione» di una donna durante un procedimento giudiziario.

La versione della difesa e i prossimi passi giudiziari

Dopo aver ucciso l’a moglie l’ex compagna a coltellate, l’uomo è uscito di casa con i vestiti ancora sporchi di sangue e si è presentato alla caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove ha confessato il delitto. Poco prima aveva ricevuto un messaggio della suocera, che aveva portato con sé il nipotino e, non riuscendo a contattare la figlia, gli aveva chiesto dove fosse. «È morta», le avrebbe risposto. La coppia viveva da tempo da separata in casa, una scelta fatta per consentire al figlio di crescere con entrambi i genitori, nonostante un rapporto segnato da una forte conflittualità.

Ad innescare l’ultima lite tra i due sarebbe stato il comportamento del 39enne, magazziniere in una ditta di Ancona, che nei giorni scorsi aveva fatto una scenata al centro estivo frequentato dal figlio. Ora Khemaies, assistito dall’avvocato Simone Matraxia, si è trova nel carcere anconetano di Montacuto. Oggi si svolgerà l’udienza di convalida del fermo davanti al gip di Ancona Carlo Cimini alla quale il 39enne parteciperà videocollegato dalla casa circondariale. Il pm ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima che verrà eseguita martedì 14 luglio. Intanto Loreto si prepara a ricordare la giovane madre con una fiaccolata che il Comune sta pensando di organizzare per giovedì sera.

Foto copertina: ANSA/Daniele Carotti | Luigia Fortunato uccisa a coltellate al culmine di una lite con l’ex compagno, a Loreto, in provincia di Ancona, 10 luglio 2026

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